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Che? – Roman Polanski [1972]

28 giugno 2013

Il braccio onirico e violento della legge

Che?

Una bella ragazza, sola e seminuda, si rifugia in una super-villa dopo aver subito un improbabile tentativo di stupro.

Roman Polanski pare impazzito. Tra un Macbeth e un Chinatown dirige questo lungometraggio fuori da ogni regola, anzi, da ogni senso logico, a metà strada tra il surrealismo di Luis Buñuel e il grottesco di Pier Paolo Pasolini.

In un divenire perpetuo che tutto muta senza che nulla cambi, la spaesata e innocente protagonista, novella Alice nell’erotico paese delle meraviglie, si abbandona al suo destino ri-scoprendo il piacere del proibito.

Attraverso lunghi e stretti diafani corridoi della strepitosa villa [del produttore del film Carlo Ponti, tra l’altro…] in riva al mare, la nostra bionda riccioluta percorre e ripercorre ossessivamente gli stessi percorsi che la portano a incontrare sempre gli stessi personaggi, marionette surreali e grottesche di quel mondo altro che è non l’opposto ma l’iperbole della nostra stessa società. Così come Lewis Carroll giocava con i simboli della società a lui contemporanea, creando fini e velate satire mascherate da improbabili scenari fantastici, allo stesso modo Polanski tenta di delineare spazi e situazioni. La protagonista, leggiadra sulle sue nude gambe, passa come una ninfa dal personaggio scorbutico, a quello del latin lover in declino, a quello del ninfomane, passando per un’assurda tavola che traspare, quasi come tracopiatura, dalla matrice originaria che era la tavola dove il Cappellaio Matto di Carroll serviva i suoi improbabili tè.

Purtroppo Polanski non ha la medesima capacità di metaforizzare e di traslare significati, dunque finisce per sbozzare interessanti scenette che si concatenano l’un l’altra con un filo troppo sottile per poter legare il tutto restituendo un senso di unitarietà dell’opera, che rimarrà comunque circoscritta nel suo non luogo accessibile soltanto per mezzo di un lungo ascensore panoramico che crea una cesura tra mondo reale e microcosmo comunitario con un’efficacia quasi pari a quella del tunnel che aveva imboccato la già citata Alice per inseguire il famigerato Bianconiglio.

Che?

Il surrealismo, a tratti vero e proprio apparente nonsense, domina ogni mini-episodio coinvolgendo persone e oggetti in un tripudio di bizzarrie domestiche legate tra loro dal costante e irrefrenabile impulso sessuale che, come un interruttore, la protagonista aziona ogniqualvolta un maschio le posa gli occhi addosso.

In questo senso il sesso o, ancora meglio, l’attrazione per il corpo della bionda Sydne Rome, è il legante pittorico utilizzato da un estasiato Roman Polanski, che si sente così tanto partecipe all’opera da ritagliarsi anche una parte all’interno del cast.

Così, dopo il tentato e goffo stupro che già scatena la disapprovata ma incontenibile ilarità nello spettatore che contraddistinguerà buona parte dell’opera, entra in scena il meraviglioso Marcello Mastroianni. La sua silhouette che compare fuori dalla finestra di una stanza dove la protagonista sta in topless, è una scintilla, un momento di rara felicità cinematografica non tanto per la forma quanto per la sostanza. Mastroianni anticipa così un personaggio che ripeterà non troppo differente un solo anno dopo ne La Grande Abbuffata, capolavoro di Marco Ferreri.

In Che? è un ex pappa, conquistatore di donne, abituato a farsi servire e a comandare ogni donna. Il suo fascino straordinario lo agevola in questo ruolo difficile da rendere in maniera così efficace. Se dunque per Mastroianni questa prova attorale può dirsi superata, altrettanto si può dire per Polanski al momento di definire quel determinato personaggio che, tra manie e perversioni, tra giochi di ruolo erotici e follie zoo-napoleoniche, anticipa in chiave surrealista le manie e le estreme perversioni che lo stesso Polanski sarà in grado di portare in scena in maniera altrettanto efficace nel suo Luna Di Fiele del 1992.

Che?

È la vena sadomasochistica che pare interessare il regista polacco, tanto da ripeterla varie volte nei suoi film e, per rimanere fermi a Che?, da farla apprezzare con debita sottomissione, sempre più ricercata, dalla medesima protagonista, quasi come una elegante assuefazione probabilmente celata e latente sotto la coltre d’innocenza sino al momento dell’arrivo sulla barca dei folli che è la villa stessa. La scena finale, ultimo tocco di ironico surrealismo, non sembra altro che la piena assimilazione in questa viscosa sfera emotiva.

Il ritmo non è ciò che manca al film, così come lo spirito. Tutto pare però giustapposto con un po’ troppa rapidità, come se il regista non fosse riuscito ad amalgamare omogeneamente i vari spunti, e questo penalizza il coinvolgimento dello spettatore che se non si annoierà rimarrà comunque estraneo ai fatti in scena.

Gli amanti di Polanski potrebbero dunque rimanere un po’ delusi da questa divagazione del regista, il quale però, a un occhio attento, mostrerà sempre e con convinzione la sua impronta sull’opera. La circolarità degli eventi, il grottesco, la villa-rifugio all’interno della quale si svolge tutta la narrazione, sono soltanto alcuni degli elementi tipici e ricorrenti del cinema polanskiano, qui caricati più di valenze pittoriche [e si notino i frequentissimi richiami alla pittura, da Bacon a Van Gogh sino all’evidentissima Zattera Della Medusa di Théodore Géricault] che di diegesi cinematografica.

Sydne Rome stessa, denudata senza mezzi termini a più riprese durante la durata del film, è portatrice stessa di questo carattere pittorico, dipinta a tradimento dalla meteorica comparsa d’un Alvaro Vitali imbianchino. La gamba sinistra della bionda protagonista, pennellata soltanto sul retro, crea un momento visivo d’estrema originalità, sensualità ed eleganza più volte consapevolmente rimarcato dal feticista occhio allenato di Polanski.

Che?

Che? è un film difficilmente descrivibile e rapportabile a precedenti cinematografici. Questo è sicuramente un merito come altri già evidenziati. Malgrado ciò manca qualcosa di fondamentale all’opera nel suo insieme. Straordinario Mastroianni, con o senza anacronistica divisa da carabiniere. Non eccelsa ma ben calata nella parte la Rome, eppure quel che rimane in mente a fine visione sono soltanto alcuni siparietti solitari, alcune battute e alcuni gesti, ma in mezzo non c’è altro che confusione.

7

Danilo Cardone

One Comment leave one →
  1. dipecedindaco permalink
    24 settembre 2013 19:57

    8!

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