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Mission: Impossible, Protocollo Fantasma – Brad Bird [2011]

12 febbraio 2013

Tom, l’azionista

Mission: Impossible, Protocollo Fantasma

Ethan Hunt, l’ormai leggendario protagonista dei tre precedenti episodi della saga, torna sulla scena più in forma che mai.

C’è poco da fare: Mission Impossible significa Tom Cruise.

È lui il calamitante mattatore della scena, è lui che dribbla agilmente l’utilizzo delle controfigure, è lui che si mette in gioco e, in questo caso, che mette anche la pecunia in quanto produttore del film.

Tutto ciò che gli ruota intorno è riempitivo. Cambiano i registi, cambiano i co-protagonisti eppure lui, l’ormai cinquantenne Cruise, è sempre lì a rotolarsi tra le sabbie del deserto e treni in corsa, a lanciarsi dalla cima dei più alti grattacieli così come da sfreccianti automobili.

Il suo sorriso smagliante, la sua camminata, il suo modo di mettersi e togliersi gli occhiali, tutto contribuisce a mitizzare sempre più una figura che già era mitica nell’ambito cinematografico.

Dunque cosa c’è di nuovo in un quarto capitolo di una serie che già aveva dato molto?

Il regista, Brad Bird, riesce a dare un tocco personale all’opera sotto molto aspetti, dunque malgrado i cliché siano sempre gli stessi per quanto riguarda la narrazione [si, i cattivi sono i soliti russi malvagi che vogliono sganciare qualche ordigno nucleare qua e là in giro per il mondo…], è nella forma che Bird dà il meglio di sé. L’azione è il suo pane quotidiano, è evidente malgrado la sua filmografia ci ricorda che il medesimo Brad Bird fu il regista dei due film Disney Gli Incredibili e Ratatouille.

Mission: Impossible, Protocollo Fantasma

È nella spettacolare freneticità degli eventi che eccelle creando scene mozzafiato dal punto di vista visivo ma anche della suspense, con tagli narrativi che ricordano per certi versi la medesima ritmica usata in narrativa da un certo Dan Brown del quale ora non ci interessiamo alla validità dei contenuti ma che in materia di concatenamento degli eventi ha pochi rivali.

Dunque un’opera iper-fruibile che semplifica l’aspetto narrativo per celebrare il puro diletto cinematografico. Avventura, azione, spionaggio, tutto reso con fluidità e thrilling.

Visivamente splendido, questo quarto capitolo di Mission: Impossible non si richiude in sé stesso celebrando-si bensì lascia più di uno spazio all’ironia, che qui, fortunatamente, non cade solamente al livello della stupidaggine con in molti altri film del genere bensì si esprime come consapevole presa in giro di molti stilemi del cinema d’azione, e in particolare dei precedenti capitoli. Alcuni siparietti come il messaggio che si autodistrugge entro cinque secondi [che era stato un vero e proprio elemento distintivo delle avventure dell’agente Hunt] e come la corsa per rincorrere il treno merci sono intelligenti e ironiche reinterpretazioni di ciò che ha già fatto il suo tempo e non avrebbe avuto altro modo per essere riproposto allo spettatore senza apparire stantìo e senza dover obbligatoriamente essere escluso dal plot.

Tutto è bene quel che finisce bene, ovviamente, come sempre, malgrado quel retrogusto sentimentalistico finale stona davvero con l’esplosiva energia sprigionata durante tutta la durata del film.

Nota di demerito anche per i trucchi nei quali si poteva fare meglio.

Mission: Impossible, Protocollo Fantasma

Mission: Impossible, Protocollo Fantasma è dunque un film che si muove solamente sulla superficie filmica ma che ne è perfettamente consapevole. In essa fermenta, si rinnova e non annoia.

7,5

Danilo Cardone

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