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Il Grande Gatsby – Jack Clayton [1974]

31 gennaio 2013

No Scott Fitzgerald, no party

Il Grande Gatsby

Negli Stati Uniti degli anni ’20 il ricco Jay Gatsby compie follie pur di riconquistare una sua vecchia amante.

Tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald pubblicato per la prima volta nel 1925, questo film mantiene in nuce le medesime vicende e i medesimi personaggi descritti nel libro eppure c’è qualche carenza che lo rende opera un po’ troppo di superficie.

Ciò che manca maggiormente è la satira disillusa, l’inscenata tragicità di una società sottomessa al denaro e alle apparenze. In questo film l’attenzione del regista non ricade altrove se non sulle storie d’amore, osservate con dovuto distacco attraverso gli occhi di un cugino della donna amata da Gatsby. Soltanto il finale rivela la vera anima amara di un dramma universale che avrebbe dovuto coinvolgerci maggiormente non nella narrazione bensì in un esistenzialismo che si perde inevitabilmente con la trasposizione.

Rimane comunque affascinante la figura del bel ricco Gatsby restituitaci da un aitante ed elegante Robert Redford, qui davvero in grado di mostrare tutto il suo fascino. A ciò agevola un ritratto mai ben delineato se non per quanto riguardi il tempo filmico. Tutto ciò che lo circonda, tutto ciò che riguarda quel passato al quale lui è così ostinatamente legato, non ci è dato sapere. Possiamo fantasticare, ipotizzare a suo favore o contro di lui, ma non abbiamo gli elementi per conoscere. Questo crea ancora maggior fascino sulla sua figura controversa e inusuale per la quale siamo predisposti a prenderne le parti.

L’ipocrisia che si scatena attorno a lui è la disturbante verità su una società che dal 1925 non ha fatto che accentuare quei difetti etico-morali che con acutezza Woody Allen mette a nudo nel suo bel Midnight In Paris, dove il protagonista incontra, non a caso, proprio Scott Fitzgerald.

Il Grande Gatsby

Woody come Francis, autori profondamente a una contemporaneità che vorrebbero passata. Dal film si può ben evincere questo guardare continuamente indietro di un personaggio forse discutibile, ma agli occhi dello spettatore, illibato. In lui dovremmo credere, per lui dovremmo prendere le parti. I suoi modi gentili, galanti e raffinati, figli di un romanticismo esasperato ma contenuto dal rispetto per il prossimo, paiono appartenere a un tempo non più presente. Ai suoi principi dovremmo guardare per recuperare la dignità dell’uomo a essere uomo. Il bel finale rivela il meccanismo perverso della superficialità moderna, l’incessante necessità di prendersi gioco del prossimo per non dover fare i conti con la propria coscienza.

La realizzazione di quest’opera è tutt’altro che disprezzabile, soprattutto nelle scenografie e nei costumi, mentre la fotografia alterna momenti decisamente felici, come quando si ingrigisce tutto l’ambiente cittadino per dare rilevanza alle due macchine coloratissime dei protagonisti, a momenti decisamente meno apprezzabili, con quell’effetto di luce soffusa che stanca l’occhio e sa di finzione.

Anche la regia è conforme a questo giudizio. Alcune scelte stimolano la nostra attenzione ma altre la affossano con scene prevedibili e troppo assoggettate a uno stampo sentimentalistico.

Nota di demerito anche per la sceneggiatura scritta da un Francis Ford Coppola attento a non stravolgere il testo originario, peccando però di inconsistenza. I dialoghi sono privi di sostanza in un film che invece avrebbe potuto fare della sceneggiatura un punto di forza per l’analisi societaria che infatti non sono stati in grado di mantenere.

Bravo il già citato Redford, così come Bruce Dern. Una Mia Farrow non esaltante si affianca a un Sam Waterston davvero imbambolato.

Il Grande Gatsby

Il Grande Gatsby è un film molto fastoso a livello visivo e ricco d’una sostanza che fatica a emergere da quanto inscenato.

6,5

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. RigelGrace permalink
    31 gennaio 2013 18:50

    Ottima recensione, come sempre! 😉
    Fra un po’ del Grande Gatsby uscirà anche la nuova versione di Baz Luhrmann. Non so perché, ma mi aspetto una pellicola sfarzosa e spettacolare al pari di ‘Moulin Rouge!’… e forse ci spero anche un po’!

    • 1 febbraio 2013 02:24

      Grazie mille, RigelGrace! 🙂

      Io dalle immagini che ho visto del remake in uscita, ne ho dedotto una banalità strabordante, dove il regista non cerca altro che sfruttare la star Di Caprio cercando di rendere tutta la superficie dell’immagine la più sfarzosa possibile per attirare chi della sostanza del film non può curarsene.

      Detto ciò, magari sono in tremendo errore e hai ragione tu, e la sfarzosità non sarà solo fine a sé stessa. 😛

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