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La Congiura Degli Innocenti – Alfred Hitchcock [1955]

26 gennaio 2013

Allegretto con mo[r]to

La Congiura Degli Innocenti

In un piccolo paese, un uomo viene trovato morto in un bosco. Chi l’avrà ucciso? Chi si assumerà la colpa?

Nel medesimo anno di Caccia Al Ladro Alfred Hitchcock realizza questo film apparentemente da considerare come minore nella sua ricca e brillante filmografia. È vero, virtuosismi tecnici non ce ne sono oltre che uno di prospettiva. Bellissimo ma non saranno quei pochi secondi a consegnare quest’opera alla storia del cinema.

Piuttosto è la ironica delicatezza con la quale Alfred inscena il tutto a rendere memorabile questo film. I toni sono quelli di una commedia sentimentale ambientata in una campagna a ridosso di un bosco. I pochi personaggi si scambiano battute e ruoli inscenando gag comiche. L’ironia è una parte fondamentale di questo film come molti altri del medesimo regista, soprattutto in questo periodo. Negli States questo humor macabro non venne recepito e il film fu un fiasco, ma in Europa seppe ritagliarsi i suoi spazi.

D’altronde in questo lungometraggio non si parla che di un morto. Tutto ruota letteralmente intorno a lui, intorno al suo corpo mai mostrato per intero se non di sbieco, a distanza. Spesse volte ne vengono mostrati soltanto i piedi e le caviglie quasi l’idea Hitchcock l’avesse mutuata dall’olio su tela dipinto da Jacques-Louis David nel 1789 e intitolato I littori riportano a Bruto i corpi dei suoi figli, ora custodito al museo del Louvre di Parigi. Grande soluzione formale dunque per celare quella violenza che soltanto, con grande pentimento, era stato in grado di mostrare nel bellissimo Sabotaggio del 1936.

Dunque, questa commedia non è una commedia. O meglio è un’allegra commedia funerea dove tutti i personaggi a turno e insieme danzano macabramente sul corpo del defunto, vero e proprio oggetto di peso che al pari di un sacco di spazzatura viene spostato da un luogo all’altro senza il benché minimo riguardo per l’anima che fino a poco prima in quel corpo dimorava.

La commedia ne fuoriesce distorta, davvero come una satira sui cospirazionismi inter-familiari, inter-comunitari, dove la legge non è quella riferente alla Costituzione bensì alle necessità del momento dei personaggi chiamati in causa, affinché non si rischi d’incappare nello sdegnoso guaio di turbare la placida serenità che permeava le monotone giornate fino a quel momento.

Hitchcock non fallisce nel fare ciò e anzi ammalia lo spettatore con una fotografia dai colori sgargianti, carichi, saturi ai limiti di un naturalismo che un attimo prima che uscirne distorto può emergere come pittoricamente delizioso.

Le musiche stesse di Bernard Hermann si confanno alla fotografia, non riportando quella serena atmosfera ma accompagnando lo spettatore in una visione appassionata ma mai cupa, come invece sarebbe stato facile attendersi da una storia di questo tipo.

I siparietti sentimentali nemmeno ingrigiscono la visione che invece è alleggerita dalla sorridente semplicità con la quale i personaggi svolgono gli accadimenti. Alla riuscita di questo aspetto ha contribuito in maniera straordinaria la scelta dell’attrice per il ruolo di protagonista principale, ovvero la debuttante sul grande schermo Shirley MacLaine, vero e proprio volto della gioia di vivere.

Ciò che indebolisce sicuramente l’opera è la narrazione. Seppur utile all’idea del regista, si fatica a credere all’idiozia delle scelte dei personaggi in alcuni momenti chiave del film.

La Congiura Degli Innocenti

La Congiura Degli Innocenti è però un ottimo film che delude sicuramente chi da Hitchcock si attende intrighi internazionali e thriller all’ultimo respiro, ma che sa affascinare per altre ragioni. L’opera è comunque riuscita come un piccolo ma gustoso pasticcino d’alta pasticceria.

7,5

Danilo Cardone

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