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The Master – Paul Thomas Anderson [2012]

18 gennaio 2013

La congiura degli innocenti

The Master

Un marines reduce dalla seconda mondiale accusa forti problemi psicologici che affoga nell’alcol. Il fortuito incontro con un carismatico maestro di vita cambierà la vita di entrambi.

Questo film è assolutamente insipido.

Non è mal realizzato, non c’è nulla che non va, ma è un film assolutamente di superficie.

La storia del rapporto tra i due protagonisti cala sullo spettatore come dal nulla, in un contesto slegato da tutto il resto. In questo microcosmo comunitario ci sono degli sviluppi e dei non-sviluppi. Ciò che ci si chiede è: perché il regista ci sta raccontando tutto ciò?

Non che debba esserci un fine, né un obiettivo, ma l’opera è troppo poco coinvolgente da un punto di vista narrativo, filosofico, spirituale, dunque cosa ci interessa sapere che un ubriacone si presta ad assecondare esperimenti di una guida spirituale, vera o presunta che sia?

L’arte, dunque anche il cinema, deve mutare la coscienza dello spettatore, deve arricchire lo spettatore oppure può anche soltanto limitarsi ad intrattenerlo per due ore raccontandogli una storia a caso?

Forse le signore abituate a leggere romanzi d’amore saranno ben liete di assistere a questi drammi, ma tutti gli altri?

Nessun pensiero è sviluppato in questo film, nessuna teoria filosofica né religiosa è indagata. Ci sono vari abbozzi che non prendono mai il sopravvento facendo sì che la macchina da presa documenti il rapporto umano tra i due protagonisti. Questo non sarebbe un male ma cosa può interessarci della storia di due perfetti sconosciuti nei quali non abbiamo possibilità d’immedesimarci?

La regia è ben dominata, la fotografia è buona e le musiche ottime, come molti di quegli altri film che, in assenza di narrazione preponderante nonché di esperibilità dell’inscenato, dimentichiamo dopo pochi istanti dall’uscita dalla sala.

Il vero punto di forza di questo film sono le interpretazioni. È brava Amy Adams ed è straordinario Philip Seymour Hoffman ma è Joaquin Phoenix a restituirci un’interpretazione indimenticabile, di caratura inestimabile.

The Master

The Master non inizia da nessuna parte, si sviluppa in un contesto neutro e diparte dalla scena senza lasciar traccia dentro di noi. Dice troppo per lasciare pieno spazio all’evocazione e dice troppo poco per sviluppare analiticamente qualche argomento. L’arte non è [solo] artigianato, troppo spesso lo si dimentica.

6,5

Danilo Cardone

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