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Contes Immoraux – Walerian Borowczyk [1974]

4 gennaio 2013

La filosofia nel boudoir, sulla spiaggia e in un paio di altri luoghi

Contes Immoraux

Uscito in Francia nel 1974, giunse in Italia due anni dopo spezzettato, riassemblato, con voci fuori campo inventate di sana pianta, con l’aggiunta di un cortometraggio che alleggerisse [e ostacolasse] la visione integrale dell’opera e, comunque, con quasi un quarto d’ora in meno rispetto alla versione battezzata dal regista. Insomma, un altro film.

Dunque è alla versione francese che qui si fa riferimento, l’unica completa.

Quattro episodi si susseguono intercalati da cartelli didascalici che contestualizzano i quattro famigerati racconti.

Pochissime parole costellano quest’opera fortemente incentrata sull’aspetto visivo. Non c’è dubbio, è un film erotico e non potrebbe essere altrimenti, ma non è questa la motivazione. La raffinatezza smisurata con la quale Borowczyk opera è spiazzante, cosicché anche nelle scene più spinte [al giorno d’oggi scene simili passano quasi in prima serata…] l’attenzione alla parte visiva culmina in un estetismo di straordinaria fattura.

I quattro racconti sono differenti tra loro e non tutti sono equamente riusciti.

Nel primo un ragazzo inganna con un’aria da finto ingenuo una quindicenne al fine di introdurla al sesso orale. Tra la [non] morale con la quale De Sade fa corrompere la piccola Eugénie allo smaliziato Dolmancé, e con echi che torneranno ancora ne Gli Amanti Criminali film di François Ozon del 1999, il ragazzo sacrifica sé stesso per il bene della ragazza. Ovviamente il piacere è ambivalente e vittima e carnefice, pur essendo ben distinti, sono egualmente complici nella vicenda.

In questo primo racconto l’attenzione all’impianto visivo è  molto evidente, soprattutto in fase di montaggio. Anche la parola acquista, unico esempio in tutto il lungometraggio, una sua valenza precisa, grazie alla metafora della marea che il ragazzo spiega durante l’atto.

Il secondo episodio vede protagonista un’altra giovane ragazza che, rinchiusa per punizione per tre giorni da sola in una stanza si abbandona alla scoperta di sé e dei piaceri che se ne possono ricavare. Questo racconto fa il pendant con il quarto dove Lucrezia Borgia si concede a incestuosi intrecci, mentre Girolamo Savonarola viene giustiziato per aver predicato una ligia moralità ecclesiastica.

Contes Immoraux

I due racconti sono rapportabili più che per affinità estetiche per la medesima inconsistenza narrativa. La retorica si unisce alla malizia restituendo due cortometraggi, seppur interessanti e ben costruiti, dove il montaggio evoca più di mille parole un senso di ruffiana compiacenza nei confronti dello spettatore. Tutto è un po’ fine a sé stesso per tentare di suscitare quelle piccole sensazioni che all’epoca forse il film era in grado di fornire in maniera ben più consistente.

È il terzo racconto, però, a costituire il vero fulcro del lungometraggio e Borowczyk ne era ben consapevole, tanto che è il più lungo tra i quattro episodi. La vicenda inscenata, che vanta la sola forza dell’immagine, è quella della sanguinaria Erzsébet Báthory, la quale reclutava in maniera molto poco democratica le giovani donzelle vergini appartenenti ai villaggi della sua contea e, una volta portate nel suo castello si lasciava andare in orge saffiche, fino al punto di ucciderle per prenderne il sangue che avrebbe in seguito utilizzato per immergersi allo scopo di ottenere l’eterna giovinezza. La vicenda storica non era proprio così improntata solamente al sesso, ma ciò che sta alla base è la medesima perversione. Dunque, da questo plot sanguinario, il regista ricava un corto visivamente strabiliante, dove a una prima parte meno ordinata ne contrappone una seconda straordinariamente equilibrata. Le simmetrie e il rigore geometrico sono padroni della scena dove, tra candidissimi bianchi e ultra-evocativi rossi sangue, splendide ninfette bionde s’aggirano inconsapevoli e festanti nemmeno si trovassero in un dipinto di Bouguereau o di chissà quale scena mitologica del Cinquecento veneziano. L’innocenze estatiche delle giovani contrasta ferocemente con la fredda indifferenza della Bathory, che culminerà in quanto già descritto. In questo episodio l’erotismo, sempre e comunque presente con un’eleganza unica, può tranquillamente passare in secondo piano a fronte di un’esperienza visiva così appagante.

Una delle costanti che lega i racconti è il sonoro, quasi sempre costituito da musichette pseudo-rinascimentali che ben sostengono le rappresentazioni in costume dove stupisce, per essere un film erotico, la maniacalità e la fedeltà quasi filologica della ricostruzione degli ambienti.

Contes Immoraux

I Racconti Immorali non sono dunque un film imprescindibile e nemmeno da guardare obbligatoriamente per intero, eppure il primo e soprattutto il terzo episodio meriterebbero davvero il tempo di essere visti.

7,5

Danilo Cardone

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