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Gli Aristogatti – Wolgang Reitherman [1970]

24 dicembre 2012

Jazz & Cats

Gli Aristogatti

Una gatta con i suoi tre cuccioli viene cacciata di casa dal maggiordomo il quale vorrebbe l’eredità dell’anziana padrona di casa tutta per sé, ma i gattini troveranno più di un amico animale pronto ad aiutarli a tornare a casa…

Primo film realizzato dopo la morte di Walt Disney, mantiene lo stile classico del tratto epurandolo da qualche dettaglio superfluo in favore di un disegno un po’ più abbozzato che meglio si adegua alla storia, per buona parte ambientata per strada, tra i gatti randagi e un quartiere popolare di Parigi.

Parigi, città incantevolmente romantica, con la Tour Eiffel sempre disegnata a fianco di una splendente e gigantesca luna piena. Lo stile pittoresco che ben richiama l’inizio del secolo, epoca di ambientazione delle vicende, ci fa amare la città sia nei sobborghi sia nel quartiere più altolocato, dove la suntuosa casa della padrona Madame svetta e si distingue per eleganza e raffinatezza al fondo d’un cortese viale.

I padroni della scena sono gli animali. Come già accaduto per La Carica Dei 101, film dal quale mutua anche il carattere itinerante, è l’uomo a minacciare la sincerità e l’innocenza dei poveri animali. Là erano cani, qua principalmente gatti, ma la storia non varia di molto. Purtroppo ne Gli Aristogatti manca un po’ quel mordente che invece incollava grandi e piccini nel suo predecessore. Le gag basate sullo stile delle slapstick comedy che proliferarono nei cinema proprio ad inizio secolo non sono così irresistibili, malgrado strappino senza difficoltà più di un sorriso.

Gli Aristogatti

In questo film ciò che emerge con forza maggiore è il carattere jazz dei personaggi e degli ambienti, andando a confrontarsi direttamente confluendo in una armoniosa integrazione finale, con lo stile di vita ben più elitario della Parigi aristocratica. La musica è il filo conduttore che lega i protagonisti delle diverse provenienze, proprio a riflettere su quella società che nel 1970 stava vivendo in pieno gli effetti delle sommosse sessantottine. La faciloneria con la quale viene proposto questo [non]scarto sociale è ben dosata per i più piccoli, mentre risulta un po’ meno convincente per i più grandi.

Molti simpatici sono i personaggi. Dalla Duchessa, la micia educata e dalle buone maniere, ai suoi piccoli che però richiamano personaggi già in visti in passato sul grande schermo fino, e forse soprattutto, a Romeo, er mejo der Colosseo, che nella versione originale rimava il cognome O’Malley con alley, ovvero vicolo a rimarcare la sua provenienza dalla strada.

Molto simpatiche anche le musiche, jazz, per l’appunto, che seppur nella versione italiana soffrono per la traduzione meno musicale e dai diversi significati, mantengono una loro dignità che ha saputo entrare di diritto nell’immaginario collettivo di più di una generazione.

Interessante risulta notare come le scene dove i gatti randagi suonano il jazz nell’attico nel quartiere popolare richiami, soprattutto per i viraggi monocromatici che cambiano repentinamente la scena a ritmo di musica, il bel film La Storia Di Glenn Miller del 1954 dove un grandissimo James Stewart duettava ai fiati con l’icona del jazz Louis Armstrong.

Gli Aristogatti

Gli Aristogatti, nel complesso, non appare come il migliore dei film Disney prodotti fino ad allora, essendo per giunta assente di quel fascino immaginifico e un po’ gotico che aveva caratterizzato le fiabesche trasposizioni cinematografiche di classici della letteratura come La Bella Addormentata e Biancaneve e i Sette Nani, però è pur sempre uno dei classici Disney e grazie a quella delicatezza riesce comunque a farsi amare, soprattutto dai più piccini.

7,5

Danilo Cardone

7 commenti leave one →
  1. RigelGrace permalink
    26 dicembre 2012 14:44

    Walt Disney odiava i gatti. Li aveva sempre relegati a un ruolo marginale o a quello di personaggi fortemente negativi (basta solo pensare a Lucifero di ‘Cenerentola’ o a Gambadilegno). La cosa che mi ha sempre divertito, infatti, è vedere come, appena schiattato il Grande Capo, la prima cosa che l’entourage Disney ha fatto è stata proprio quella di realizzare un film completamente dedicato ai gatti. Della serie: non aspettavamo altro!

    • 27 dicembre 2012 12:27

      Hai perfettamente ragione !
      non avevo mai notato questa avversione verso i felini da parte di Walt. Con tutto quel che si dice riguardo alla sua massoneria, chissà che significati attribuiva ai gatti. eheh

  2. 29 dicembre 2012 02:17

    un saluto da chi ama i gatti e il jazz.

    • 29 dicembre 2012 03:34

      Ben ritrovata.

      • 29 dicembre 2012 14:17

        ottima scelta, grazie 🙂

  3. 22 ottobre 2013 16:35

    vorrei sapere se è vero che walt disney odiava i bambini

    • 23 ottobre 2013 14:48

      Beh, bisognerebbe chiederlo a lui!

      Diciamo che è alquanto fuori luogo pensare che un disegnatore di spettacoli d’intrattenimento per bambini odiasse proprio i destinatari delle sue creazioni. Ci vuole una sensibilità e un’empatia per far colpo nei bambini che è quasi impossibile pensare lui non avesse e che invece serbasse odio nei loro confronti.
      Sicuramente Walt Disney sembra facesse parte di qualche loggia massonica e dunque le sue primissime produzioni avevano sfondo perlopiù ironico ma razzista. Però erano altri tempi e nell’America d’inizio Novecento non si poteva condannare il razzismo con la facilità con la quale giustamente lo si fa adesso.

      Anche la questione dei messaggi pornografici nei cartoni animati di Walt Disney.. molte volte se ne parla, ma è davvero così? di tutti quelli che conosco che abbiano cercato di recuperare il famigerato fotogramma tratto da Bianca e Bernie, nessuno è mai realmente riuscito nell’impresa..

      Insomma, è facile cercare di screditare a posteriori un personaggio come Walt Disney che pare non avesse un carattere proprio socievole. Però, da qui a dire che odiasse i bambini, credo sia davvero un po’ esagerato..

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