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Pavilion – Tim Sutton [2012]

30 novembre 2012

.30° Torino Film Festival

Somewhere, someone

Pavilion

Pavilion, film in concorso come miglior lungometraggio al 30° Torino Film Festival, non ha una storia.

Sullo schermo si susseguono immagini di ragazzi che fanno passeggiate tra i boschi, vanno in barca su un lago, fanno qualche evoluzione con le loro biciclette e con gli skateboard. Tutto qui.

È un po’ poco? Si, forse si.

Il mosaico che il regista Tim Sutton riesce ad assemblare ha un suo perché, un suo motivo d’esistere ed è rintracciabile nel nucleo intrinsecamente documentaristico attraverso il quale lo spettatore entra a far parte della sfera adolescenziale. Condivide con loro giri in bicicletta, abbracci tra coetanei e semplici sguardi.

Il problema di quest’opera risiede dunque nel suo esentarsi da qualsivoglia narrazione. Le immagini scorrono senza difficoltà, ma lo spettatore non può sentirsi partecipe di qualcosa che, in fin dei conti, è un po’ scontato e retorico.

Interessante è invece il feticismo che contraddistingue buona parte della prima metà dell’opera. Un cappello rubato da una ragazza al suo amico per il quale probabilmente prova qualcosa, piedi di ragazzine filmati in primo piano che scatenano le prime attenzioni inconfessate dei ragazzi. Insomma, attraverso scambi e sguardi naturali e spontanei si crea un codice di comunicazione che è criptico persino per chi quel codice lo crea o lo riceve, ma che per i più grandi emerge come sintomo di tacita attrazione per l’altro e ciò che gli appartiene.

Ciò che davvero non si capisce è perché questi ragazzi ai quali non manca nulla, né dal punto di vista pecuniario né da quello sentimentale, stiano zitti per la maggior parte del tempo. Questa rarefazione sembra un po’ forzata per creare un film “d’autore” o quantomeno pare un po’ settoriale, escludente, chissà perché, molto di quell’età. Al contempo questa limitatezza del linguaggio verbale non è così tanto stantìa da poterci permettere un’indagine nei personaggi né nella loro generazione.

Pavilion è dunque un film che non porta da nessuna parte in nessun senso, però è intimamente gradevole da guardare, ed è già qualcosa.

6

Danilo Cardone

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