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Una Noche – Lucy Mulloy [2012]

29 novembre 2012

.30° Torino Film Festival

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Cuba

Una Noche

Una Noche non è propriamente il classico film. Già la produzione, come sottolinea Gianni Amelio prima della presentazione al 30° Torino Film Festival dove è uno dei film candidati al concorso per il miglior lungometraggio, è atipica: Gran Bretagna, Stati Uniti e Cuba.

La regista Lucy Mulloy al suo esordio focalizza l’attenzione su ben tre personaggi contemporaneamente. C’è una ragazza, che oltre a essere protagonista è anche la voce fuori campo che narra e con la quale lo spettatore dovrebbe sentire una maggiore affinità, c’è il suo gemello e c’è un amico di quest’ultimo. Con straordinaria acutezza le vicende si triforcano, incentrandosi equamente su tutti e tre i personaggi che svolgono le loro faccende e che di quando in quando s’incontrano. In realtà la vicenda è una sola, ed è la fuga da Cuba.

Cuba, meta esotica per le vacanze dei ricchi statunitensi, ma al contempo prigione a cielo aperto per i suoi cittadini. Il degrado impera tra i vicoli de La Havana dove non c’è legge, non c’è pudore.

Eppure, i nostri tre protagonisti non accettano questa sottomissione societaria e decidono di scappare sugli utopici lidi della Florida. Miami dista 90 miglia di mare, non troppi. Se però non hai una barca sono una distanza immensa.

Ed ecco che la Mulloy discerne il film, lo taglia come con un bisturi facendo sgorgare l’essenza insaccata nella prima parte. Dopo il pittoresco e forse un po’ retorico, ma propedeutico, affresco della capitale cubana i tre protagonisti costruiscono una zattera con materiali di recupero e s’imbarcano verso gli States. Dopo i sogni della prima metà, dopo la necessità d’illudersi di poter andare a trovare un posto migliore, la parte conclusiva del film è ambientata in un mare, nemmeno troppo agitato ma avverso. Il profondo mare, dove regna l’acqua, grande fobia della ragazza, si ribella, scatena alcune subdole armi contro i tre fuggiaschi, e nel mentre, nella più totale placidità, riflette sulla superficie dell’acqua le coscienze dei tre maturandi. Ciò che ognuno teneva nascosto agli altri viene fuori, emerge senza filtro. Dunque affiorano a galla la repressione sessuale della ragazza, l’amore un po’ fisico dell’amico e soprattutto l’omosessualità del fratello. Un trio, anzi, un trittico che può esistere in quanto tale perché ogni forza è necessaria per completare l’insieme.

Una Noche

Lucy Mulloy per narrare questa doppia vicenda, quella intrinseca e agitata nella città e quella estrinseca e isolata nel mare, si sofferma molto sui corpi, sulla loro definizione, sui difetti, sui desideri, sulle muscolature e persino sugli odori. La fisicità della carne evolve man mano che passano i minuti dalla volgarità confusionale della città dove prostitute e trans praticano i loro meretrici sotto la luce del sole, a una condizione più sommessa, di coscienzioso rispetto per il prossimo. In altri parole, si passa dal sesso all’amore.

In tutto ciò è importantissima la figura dell’amico, vero focalizzatore di pensieri e gesti da e verso gli altri due compagni di viaggio.

Persino la regia muta registro da una parte all’altra del film. I piani si stringono, la macchina da presa si stabilizza. I personaggi si guardano in faccia, guardano il cielo. Sono più timidi su una zattera che non nell’inferno cittadino. Proprio là dove regna il caos, dove la regista filma una meravigliosa scena di disperazione con uno dei protagonisti, ubriaco, seduto sul ciglio d’un alto palazzo. Le gambe già fuori, nel vuoto e gli occhi arrossati e lucidi persi in un nulla che profuma di desideri infranti. La macchina da presa, lenta, lo inquadra, poi ruota e ci mostra l’altezza, e ancora così per un paio di volte, con qualche taglio di montaggio qua e là. Durante questa sequenza più d’uno spettatore ha ansimato stringendo i braccioli delle poltrone. L’intento della regista è terribilmente riuscito.

Nel realismo e nell’astrazione i tre protagonisti si confermano attori eccellenti. Naturalissimi nei movimenti, nello sguardo nascondono qualcosa che forse soltanto loro che hanno vissuto quella situazione possono restituire.

Una Noche

Una Noche non rivoluziona la storia nel cinema, eppure è una bellissima opera cinematografica, un film semplice, sincero che strapazza senza difficoltà produzioni ben più onerose.

8,5

Danilo Cardone

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