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Sabotaggio – Alfred Hitchcock [1936]

23 novembre 2012

Il [rin]tocco del diavolo

Sabotaggio

Nel 1936 in una Londra d’altri tempi il benamato Alfred Hitchcock, in maniera dopotutto abbastanza sommessa, rivoluziona qualche tassello della cinematografia mondiale.

Il film non uscì nelle sale italiane, il budget fu complessivamente limitato e di certo non è tra i titoli più noti del maestro britannico, eppure in questo film v’è racchiusa tutta l’essenza del regista assieme alla sua poetica, agli archetipi sui quali si fonda la sua tecnica registica e alla sua ironia.

L’ironia che sarà ancora regina delle vicende nel tardissimo thriller intimamente disilluso del 1972, Frenzy, e che già nel 1936 costituiva per Hitchcock una componente fondamentale del thrilling, un elemento di respiro per uno spettatore che nello svago cinematografico avrebbe dovuto trovare ben altro che semplici sentimentalismi drammatici. L’ironia crea complicità, allevia la tensione e, al contempo, la esalta.

Su questa base che già ammicca allo spettatore, il regista imbastisce una fortissima storia che in poco più di un’ora comprende tutto il suo svolgimento più molti colpi di scena che intrecciano ancor di più una trama che alla fine risulterà estremamente logica e lineare ma che durante la visione crea dubbi e sospetti in uno spettatore che, come sempre nel cinema hitchcockiano, conosce sin dall’inizio l’identità del [presunto] cattivo. Il vero thrilling sta nel capire come verrà smascherato e come gli innocenti della situazione non verranno stritolati dagli eventi a loro circostanti.

L’indubbio talento del regista era già emerso in altri film nei dieci anni di carriera che si portava alle spalle, eppure tantissimo aspettava ancora d’esser scritto, o ancor meglio, filmato.

La non totale colpevolezza del colpevole, per esempio, era già straordinariamente emersa in quell’altro capolavoro del ’29, Blackmail – Ricatto, ma quanta innovazione c’è in questo Sabotaggio!

Innumerevoli sono le scene memorabili. L’assassinio con il coltello da cucina, arma non nuova nel cinema di Alfred, è uno splendido esempio di tensione che nasce, cresce e muore tanto nei personaggi in scena quanto in uno spettatore che deve lasciarsi trascinare da un montaggio perfettamente modellato tra dettagli scottanti della scena. Le mani, indecise, tremolanti, sudate che non osano ma che vogliono. E poi gli occhi di chi osserva, di chi non sa, poi sospetta e infine capisce. Un cinema di tale importanza non può essere tralasciato. E poi come non citare la sequenza che vede il giovane fratellino della situazione trasportare alcuni pacchi tra le vie di Londra. Lo spettatore è pienamente cosciente della situazione, mentre chi è ignaro di tutto è proprio lui, il ragazzino che con spensieratezza vaga tra un mercato e una parata militare. Il bambino, i suoi pacchi, la folla, gli orologi. Come negli inseguimenti dei film western lo spettatore segue con occhio ansioso l’esito di quell’involontario duello tra il bambino e il tempo.

Altro aspetto fondamentalmente importante è la spiazzante assenza di un unico protagonista. Come accadrà di fronte agli occhi stupiti dello spettatore del 1960 che si vedrà portar via la finallora inequivocabile protagonista di Psycho a circa metà del film, già in questo Sabotaggio del ’36 Hitch se ne infischia altamente delle convenzioni del cinema dell’epoca e crea la sua storia con ben quattro protagonisti, tutti e quattro dotati della medesima importanza filmica.

Sabotaggio

Sabotaggio è dunque un film valido e piacevole, ottimamente diretto e interpretato, che sa soddisfare cinefili incalliti e amanti del cinema in genere. Sicuramente uno dei migliori Hitchcock del periodo inglese.

9

Danilo Cardone

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