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Singolarità Di Una Ragazza Bionda – Manoel de Oliveira [2009]

7 settembre 2012

Atto di primavera

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

Ci sono eventi che appesantiscono il nostro cuore.

Accadimenti che ci colpiscono così profondamente che non possiamo fare a meno di condividere l’esperienza raccontandola a qualcuno. Troppe volte, ahinoi, le persone a noi vicine e disposte ad ascoltarci sono quelle stesse persone che non devono sapere di quei determinati avvenimenti oppure sono persone nei confronti delle quali ci vergogniamo a mostrare le nostre debolezze.

Partendo da questa insita consapevolezza/necessità il protagonista delle vicende di questo film sceglie di narrare tutta la sua per lui opprimente storia a una perfetta sconosciuta che ha il solo merito di essere la sua vicina di posto in carrozza.

Lo sconosciuto, colui che nulla sa di noi e nulla saprà oltre a ciò che vorremmo dirgli. Lo sconosciuto, un passeggero di un treno, colui che svanirà in un batter d’occhio quando dovrà scendere alla sua fermata senza presentarsi mai più nella nostra vita. Lo sconosciuto, valvola di sfogo dei nostri sentimenti, intimo confidente occasionale del quale non ci si curerà del giudizio ma solamente che il suo orecchio ci permetta di alleviare la coscienza.

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

Da questa cornice narrativa straordinariamente strutturata sullo sfondo dei titoli di testa con il bigliettaio che controlla ogni biglietto della carrozza, nemmeno fosse il bigliettaio del cinema, parte il racconto della storia vera e propria. Dapprima è un racconto ovattato, dove la voce fuori campo si sovrappone alle immagini di ciò che viene narrato e il rumore del treno che corre sui binari ci ancora a uno spazio filmico presente. Lo spettatore è così proiettato non nel narrato ma nella narrazione, e man mano che si prende confidenza con il narrato lo spazio e il tempo di dove avviene la narrazione svaniscono quasi avessero accompagnato per mano lo spettatore nel [non]tempo dei fatti narrati.

Un tempo. Indefinito momento della vita sociale portoghese. L’euro ci garantisce di essere negli anni 2000, ma i modi dei personaggi e gli abiti sono retrò, quasi anni ’50. Il computer ci assicura d’essere nella contemporaneità ma la mentalità intransigente dello zio del protagonista riporta a una struttura patriarcale e maschilista della famiglia che non avrebbe sfigurato nel tardo Ottocento. Insomma, per il regista, l’ultracentenario Manoel de Oliveira, tradizione e innovazione devono confrontarsi. Per lui, vecchio regista d’un vecchio modo d’intendere cinema, il nuovo deve rispettare chi lo ha preceduto e chi lo ha preceduto non deve intralciare il nuovo.

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

In bilico in questo Portogallo decadente e decadentista dove la crisi attanaglia i poveri ma arricchisce i ricchi, magiche atmosfere soffuse ammantano il personaggio e gli ambienti nei quali si muove nemmeno si trovasse in un sogno, magnifico momento d’estasi dove il raggiungimento dell’utopico obiettivo è costantemente intralciato da recondite paure, insormontabili fobie che ristagnano nei meandri della nostra mente.

E quando l’oggetto del desiderio viene raggiunto, come per magia, con la stessa [in]consistenza d’una bolla di sapone, tutto svanisce, l’uomo si desta dal sogno e si ritrova nello stesso treno di partenza, nell’eterno viaggio al quale siamo condannati.

Un sogno a guidar la quotidianità, dunque un sogno che integra il nostro agire quotidiano. Nei romanzi russi di fine Ottocento era l’idealizzazione che il protagonista faceva di qualche donna [come in questo film], di qualche luogo. Dostoevskij, Gogol, Ageev. Ognuno inseguiva qualcuno o qualcosa senza mai poterlo raggiungere. Le Notti Bianche, La Prospettiva Nevskij. Il protagonista insegue l’oggetto del desiderio ma più che raggiungerlo vuole continuare a fantasticarci sopra. È la ricerca della felicità a spronare l’uomo, non l’apicale raggiungimento di essa al quale seguirà l’inevitabile progressivo disinteresse nei suoi confronti.

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

De Oliveira dipinge il suo protagonista come un uomo moderno ma dai sentimenti fragili e sensibili. La sua lunghissima rincorsa verso la felicità è l’affanno morale del debole, di colui che si sottomette a qualcosa che non sa comprendere ma al quale si dona totalmente.

Alla sensualità, ecco a cosa si dona.

L’anziano regista a 104 anni pare dimostrarne 70, ma in questo suo film si [ri]vede il de Oliveira trentenne, colui che pennella la donna-dea con la sempiterna freschezza di chi sa e può amare una bellezza unica come quella della protagonista in questione.

Con un attenzione fotografica che sbalordisce la femminea metà del protagonista è magnificamente incorniciata da una finestra e una campana che rintocca ogniqualvolta la bellezza appare agli occhi del soggiogato protagonista. Come in un sogno la femminea meraviglia si materializza [dalla tenda che ne sfoca i contorni] e porta con se un sol dettaglio, un ventaglio di pregiata manifattura. Quello è il suo simbolo iconografico che la contraddistinguerà per tutto il film, quella è la legna che costantemente ravviva l’ardore del protagonista per lei.

De Oliveira non poteva giocare meglio con gli sguardi e con i messaggi celatamente inviati all’altro personaggio in causa, che osserva e a sua volta prende parte a un corteggiamento che è un gioco [d’azzardo, a un tavolo da poker] e al contempo vitale momento poetico.

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

Nessun contatto fisico tra gl’innamorati, se non qualche rapido sfioro tra le mani e [forse] un bacio dato fuori campo, in uno spazio precluso alla vista dello spettatore il cui sguardo viene ridiretto dal regista sulle gambe e sui piedi, dove il ginocchio destro di lei si flette leggermente per lasciare intendere con una delicatezza strabordante di quel fugace scambio che profuma d’estasi. Che scena meravigliosa…

Dunque de Oliveira come Rohmer che [quasi] mai fa toccare direttamente i suoi personaggi di fronte alla macchina da presa, e de Oliveira come Rohmer perché questo lungometraggio, che poi così lungo non è [64 minuti appena], nasce e muore senza un vero perché. Il finale filmico si conclude con il treno iniziale a richiamare la cornice narrativa, ma la storia narrata dal protagonista è troncata con un finale repentino e inesorabilmente crudo come le celebri “fin” inaspettate del maestro francese in opere come La Boulangère De Monceau del ’62 o La Collezionista del ’67.

Proprio Rohmer che seppe creare [anche con le due opere appena citate] la splendida serie dei Sei Racconti Morali e che, c’è quasi da giurarci, avrebbe quasi potuto inserire quest’opera di de Oliveira come ideale settimo film della serie.

Non c’è alcun dubbio: questo lavoro del cineasta portoghese non è che un racconto morale.

A livello tecnico, nulla da eccepire. Le inquadrature danno spazio all’occhio del cinefilo per poter godere, mentre delicatissime carrellate ci accompagnano attraverso stanze finemente decorate e ammobiliate fino a giungere a una soavi arpe che sembrano suonare solo per noi e per i pochi altri intimi nella sala [filmica e cinematografica] meravigliosi arabeschi di Debussy.

Singolarità Di Una Ragazza Bionda

Singolarità Di Una Ragazza Bionda non è un capolavoro assoluto, ma sa essere una delle più appaganti opere cinematografiche degli ultimi anni, che a una storia d’amore e d’annichilimento aggiunge l’esperienza centenaria del maestro portoghese condendola con rimandi alla nouvelle vague rohmeriana e al minimalismo bressoniano. Lunga vita a de Oliveira.

8,5

Danilo Cardone

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