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Timescapes – Tom Lowe [2012]

18 agosto 2012

Estetismi naturali

Timescapes

La natura propone, in determinate parti del mondo, scenari mozzafiato.

Nel Romanticismo ottocentesco più che in ogni altra epoca l’uomo si è sottomesso alla bellezza sublime della Natura arrivando persino a identificare la natura stessa come la trasposizione materiale di Dio.

Partendo da questa concezione che vede la Terra, l’universo e quant’altro non sia stato creato dalla mano dell’uomo come lo spettacolo più stupefacente al quale un uomo può assistere, il fotografo/regista Tom Lowe, armato con la sua macchina da presa Red Epic e con una reflex Canon ad altissima risoluzione, si è avventurato [con tutta la sua numerosa troupe] in alcune parti del globo terrestre [rimanendo sempre sul suolo americano, a dir la verità] per filmare queste stravolgenti meraviglie.

L’idilliaca visione che fu nella mente del regista viene trasportata in digitale tramite un sapiente e molto ben calibrato utilizzo della fotografia, dunque delle luci e dei movimenti di macchina.

Tutto è studiato per creare suggestione.

La tecnica utilizzata è quella del time-lapse, che consiste nel filmare un determinato soggetto con velocità molto ridotta [e in alcuni casi molto accelerata] rispetto ai canonici 24 fotogrammi al secondo che contraddistinguono lo standard cinematografico. Il risultato? Fenomeni della durata di parecchi minuti se non addirittura di ore, come il trascorrere di un’intera notte, condensati in pochi secondi. È vero, è tutto molto suggestivo.

Qual è il problema?

La stessa identica tecnica fu già utilizzata da Godfrey Reggio nel 1982 quando diede vita al primo capitolo della sua trilogia, Koyaanisqtsi, seguito sei anni dopo da Powaqqatsi e conclusasi nel 2002 con Naqoyqatsi. A dir la verità ancor meglio seppe fare il direttore della fotografia dei film di Reggio, ovvero Ron Fricke con il suo meraviglioso Baraka nel 1992.

Timescapes

Insomma, con Timescapes siamo in presenza della riproposizione aggiornata tecnicamente di qualcosa già vecchio di trent’anni e se la trilogia di Reggio può a tratti apparire come un po’ ripetitiva se non ridondante, il Baraka di Fricke affronta il tema del sacro rapporto tra uomo e Natura creando un vero silenzioso racconto di pure immagini evocative che è difficile emulare.

Lowe, che nei titoli di coda cita i sue due predecessori accanto al mendace Terrence Malick di The Tree Of Life dal quale mutua qualche scarna inquadratura di alberi, pare esser rimasto straordinariamente affascinato dalle opere finora citate ma al contempo dimostra di non aver lo spirito necessario per poter creare qualcosa di altrettanto valido non a livello cinematografico ma spirituale.

Le immagini utilizzate da Lowe sono un florilegio di cieli notturni stellati inquadrati da dietro a nodosi alberi, memore della lezione barakiana ma incapace di oltrepassarla. Questo espediente che per Fricke rappresentava un rapido suggestivo passaggio all’interno di un discorso più ampio, in Timescapes diventa leitmotiv reiterato che ammalia per la sua bellezza ma stufa per il suo eccessivo utilizzo.

Accanto a ciò alcune prove tecniche di slow motion e fast motion e poco altro.

Il fatto che sia il primo film a esser girato nella spaventosa risoluzione a 4k non ne fa automaticamente un gran film ma un bel film, nel solo senso di bello estetico.

Le musiche, alcune più apprezzabili di altre, ricordano troppo da vicino in alcuni passi quelle utilizzate nelle banalissime presentazioni in powerpoint che imperversano nelle email da qualche anno, affossando l’atavica sacralità dei luoghi e portando il tutto su un sentimentalismo spicciolo che avremmo preferito non veder proposto in un opera tanto ambiziosa.

Timescapes

Timelapse è un film visivamente molto spettacolare e tutti gli spettatori ne rimarranno attratti a livello puramente estetico, ma non è questo il cinema di trascesa che vorrebbe essere. Per altre esperienze cinematografiche vi rimando calorosamente alla visione di Baraka.

7

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