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Cruel Intentions – Roger Kumble [1999]

6 agosto 2012

Amanti criminali

Cruel Intentions

Esistono film caratterizzati da un’unica natura, da una perfetta osmosi tra il soggetto e la forma registica con la quale lo si inscena, e poi esistono film dalla molteplice natura dove i vari elementi non collimano affatto tra loro.

Questo è il caso di Cruel Intentions.

Tratto dal romanzo epistolare Les Liaisons Dangereuses di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos del 1782, questo film presenta varie anomalie.

Dal medesimo testo venne girato nel 1959 l’omonimo film diretto da Roger Vadim e interpretato da Jeanne Moreau, nel 1988 Stephean Frears diresse Le Relazioni Pericolose con un cast stellare, e un solo anno più avanti [fatto che ne causò anche una sconfitta al botteghino] il grande regista Miloš Forman ne girò la sua versione intitolandola Valmont. Queste ultime due trasposizioni mantengono bene la linea filologica inscenando i fatti a fine XVIIIsec. ovvero quando il romanzo venne composto.

Cruel Intentions esce da questa breve tradizione cinematografica e, malgrado la dichiarata ispirazione al testo tardosettecentesco, porta le complicate vicende lascive e amorose nel bel mezzo della Manhattan di fine anni ’90 del Novecento.

Cruel intentions

Un ragazzo e una ragazza di facoltosissima famiglia si divertono a conquistare partner scaricandoli subito dopo. Giusto il tempo di assaporare il puro gusto della conquista e poi via di nuovo a caccia della prossima preda da possedere e gettare via poco dopo. Tutto perfetto, secondo il loro punto di vista privo d’ogni scrupolo. Tutto fila liscio e loro si divertono così a sfidarsi senza esclusione di colpi, fin quando il gioco si spinge oltre e s’intromettono amore, gelosia, vendetta.

La trasposizione regge perfettamente il salto temporale che viene effettuato rispetto al testo originale, anzi, la società attuale pare ancora più corrotta moralmente di quella che in Francia si stava affacciando al 1800.

La trama, pur posta come una commedia qualsiasi, cela un’anima da vera tragedia greca.

Purtroppo tutto ciò viene tremendamente banalizzato dalla dilaniante inefficienza registica.

Tutto nella regia è accademico, è stato dedotto due minuti prima da un manuale di regia. Non c’è inventiva se non qualche retorico gioco di specchi che si alterna a scene in auto filmate da un elicottero con tanto di zoom che sono una scopiazzatura letterale dagli azzardi di Mike Nichols introdotti ne Il Laureato.

Cruel Intentions

In Cruel Intentions si assiste a una messinscena stucchevolmente da telefilm, dove i personaggi si rinfacciano battute più o meno ironiche condite da stupidissime gag semi-fisiche che quando si scansano dalla scena è per fare spazio ad allusioni al sesso e a sequenze definite dalla critica come soft-porn come nel caso del bacio saffico tra due protagoniste.

È evidente che il target dei produttori e del regista è il ragazzino che riconoscendo facce note del piccolo schermo va a scoprire piccoli eccessi nei temi da bollino rosso che caratterizzano questo film.

E a tutti gli altri spettatori? A chi non bastano due ammiccamenti e quattro gossip da coiffeur per fare un film?

Rimane ben poco, se non una buona caratterizzazione dei personaggi che però non sono sempre interpretati a dovere, delle musiche sufficientemente sostenenti la narrazione e tanto fastidio nel ritrovare una trama potenzialmente valida sommersa da un cumulo di spazzatura senza valore effettivo.

Sarah Michelle Gellar è pessima nella parte, troppo forzata e poco intrigante, il protagonista Ryan Phillippe non dispiace ma non pare proprio quel tombeur de femmes che si cerca invece di far passare, Reese Witherspoon fa la parte che fa in tutti gli altri film nei quali appare mentre Selma Blair strappa qualche sorriso, ma non si può certo parlare di grande prova attoriale.

Cruel Intentions

Cruel Intentions si fa seguire senza difficoltà perché tutti i risvolti di una cruenta società votata all’egoismo più spietato vengono appianati da un buonismo di marca tutta hollywoodiana. Ma alla base della pochezza registica v’è qualcosa di non sottovalutabile e finale e prefinale ne sono gli indici più evidenti.

6

Danilo Cardone

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