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The Woman In Black – James Watkins [2012]

2 agosto 2012

V per Vendetta

The Woman In Black

Dall’omonimo romanzo di Susan Hill, eccone l’adattamento cinematografico.

Un uomo viene catapultato per scopi lavorativi in un paesino sperduto dell’Inghilterra dove, per perseguire il suo scopo, si ritroverà immischiato in vicende ultraterrene di fantasmi legate a una villa abbandonata e ai suoi precedenti inquilini.

Se letta così vi ricorda molte delle storie horror portate sul grande schermo negli ultimi vent’anni, è perché è effettivamente così. La trama è all’incirca sempre la stessa: lo spirito di una madre morta cerca vendetta nel mondo dei vivi per la prematura morte del suo figliolo.

Ahinoi la solita storia genera la solita suspense basata su apparizioni fugaci di cadaverici ectoplasmi e poco più. La narrazione non porta a nulla se non a un susseguirsi di scene/cliché del genere horror contemporaneo atte a non destabilizzare troppo uno spettatore disattento che da un film horror contemporaneo non si aspetta altro che questo.

D’altronde il protagonista è Daniel Radcliffe, l’ex Harry Potter che, barbetta sul mento, porterà nei cinema, per la maggior parte, gli stessi spettatori che qualche anno fa, anch’essi più giovincelli, si esaltavano con gli strabilianti incantesimi in quel di Hogwarts. Dunque non si può proprio strafare, non si può innovare un bel nulla.

The Woman In Black

Il regista James Watkins sembra saperlo bene e dunque ecco che la solita storia condita con la solita suspense “ben” si accompagna al solito utilizzo mendace del sonoro. Forti rumori di scena vengono inseriti nel silenzio al fine di spaventare uno spettatore, nella mente di produttori e regista, totalmente immerso in quanto inscenato. Purtroppo qualsiasi spettatore leggermente più attento è in grado di notare come tale inganno cinematografico sia perpetrato durante la durata del lungometraggio per sopperire a forti emozioni che non sanno arrivare per altre vie.

Carente è anche il simbolismo, troppo semplice e di facile lettura per chiunque e dunque non in linea con il tempo filmico inscenato. La storia è ambientata tra la fine del XIXsec. e l’inizio di quello successivo. Il simbolismo avviato in pittura una cinquantina di anni prima dalla confraternita dei preraffaelliti proprio in landa inglese aveva dato senza alcuna difficoltà il via a tutta una serie di modi d’utilizzare i simboli che, associati a tutto il recupero esoterico-religioso che venne fatto nello stesso periodo da eminenti studiosi come Eliphas Lévi, seppero essere molto criptici o comunque pregni di significati nascosti, celati sotto la patina semantica costituita dalla loro interpretazione letterale. Eppure, ancora una volta, ahinoi, il simbolismo più complicato da leggere per lo spettatore di questo film è dato da un corvo nero che entra da una finestra mentre la mortifera figura nera della vendicativa donna si affaccia nell’inglesissimo giardino della villa teatro delle più macabre vicende.

Sorte analoga tocca al montaggio, classicissimo per il genere al quale fa riferimento, senza piani sequenza degni d’essere chiamati tali e con un paio di campi e controcampi buttati lì un po’ alla rinfusa senza una vera consapevolezza registica ma semplicemente per mostrarci la [in]espressività del volto del protagonista mentre un’eterea steadicam lo segue alle spalle.

The Woman In Black

Per tirare un po’ le somme di quanto scritto finora, si potrebbe dire che a una storia consueta per la tematica trattata si associa una regia altrettanto consueta che invece che far emergere quel che di buono c’è nel romanzo lo standardizza. Nel film, dunque, viene a mancare il vero mystery cinematografico, l’evocazione registica e non quella estetica. La regia narra seguendo il protagonista, ma mai lasciandolo libero di agire negli spazi, inoltre la non visionarietà del regista ci àncora a simboli triti e ritriti che non lasciano spazio all’immaginazione ma richiamano precedenti visivi al fine di suscitare qualcosa in più dentro di noi.

Anche la sceneggiatura è scarna, assolutamente poco incisiva. Assente, direi, se non fosse che le parole vengono comunque pronunciate.

Al contempo però il film sa regalare qualcosa che la maggior parte degli altri film del genere non sanno dare: l’atmosfera.

Le ambientazioni di un decadentismo tutto gotico rapiscono l’attenzione dello spettatore che si ritroverà ora immerso in una misteriosissima nebbia dove comunque non succederà mai nulla ma visivamente si fa apprezzare, e ora proiettato dentro alla villa stregata, dove la luce elettrica non è mai arrivata e le flebili candele con i loro instabili e sfuggenti chiaroscuri creano un prototipo visivo di sicuro effetto.

Come scritto già in precedenza in questi spazi ben ricostruiti succedono le solite cose nei soliti modi, ma almeno visivamente si è appagati.

Tutto merito della fotografia? Può darsi. Qualche bella rapida panoramica c’è anche in esterno e alcuni elementi [tipo la croce nella palude] sono intrisi di un certo, seppure velleitario, potere suggestivo.

The Woman In Black

The Woman In Black non è un film avvincente e nemmeno incute qualche tipo di paura. Registicamente non convince nemmeno troppo e il protagonista Daniel Radcliffe ripropone la stessa espressione per tutto il film. Malgrado ciò si apprezza il lato estetico che, a ben vedere, non è poco.

6,5

Danilo Cardone

3 commenti leave one →
  1. 5 agosto 2012 09:29

    Sono pienamente d’accordo con te: su tutto. Anch’io sono rimasta delusa…banale. Il top comunque si raggiunge nel momento in cui vanno a riesumare il cadavere che giaceva nella palude (da notare che il corpo del bambino era ancora stranamente intatto…ma te pare normale????) E poi, come se l’acquitrino fosse una vasca da bagno, al primo tentativo..tan-tan! Trovato!!! Ma per piacere……secondo me sei stato fin troppo gentile: io do un 5.

    • 5 agosto 2012 11:00

      Hai assolutamente ragione, non meritava la sufficienza. Il voto [puramente indicativo] sopra il 6 è dato solamente dalla componente estetica, abbastanza originale e ben realizzata.😉

  2. 7 agosto 2012 15:16

    [Come sempre] d’accordissimo con la recensione, anche se do ragione a Jessica Ce8: troppo gentile! ti linko la mia, tanto come ogni volta abbiamo molti punti in comune

    http://nehovistecose.wordpress.com/2012/08/07/the-woman-in-black/

    Ciao!:)

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