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Marnie – Alfred Hitchcock [1964]

29 luglio 2012

Rimozione forzata

Marnie

Una donna con degli evidenti traumi, è una ladra di professione. Un uomo, una delle sue vittime, capisce la situazione e comincia a indagare su di lei…

Quintultimo atto della filmografia di Alfred Hitchcock precede Il Sipario Strappato e segue Gli Uccelli, con il quale condivide l’attrice protagonista Tippi Hedren.

Se uno si trovasse a guardare il film senza sapere il nome del regista, con molte probabilità ne indovinerebbe sin da subito il nome. Tutto in questo film è perfettamente in linea con lo stile hitchcockiano, sin dalla prima immagine, così geometricamente prospettica, con la macchina da presa a seguire il dettaglio che pian piano si allontana.

A seguire ciò, un furto, episodio che già diede il la al [forse ultimo] grande capolavoro del regista, Psycho.

E poi, dettagli in primo piano, movimenti di macchina, prospettive strabilianti [si veda l’inarrivabile scena del furto alla cassaforte con la donna delle pulizie che lentamente avanza nell’altra metà dello schermo]. Tutto trasuda Hitchcock.

Ruolo della madre compreso, onnipresente nel 99,99% dei film del grande cineasta britannico. In questo caso è la madre di lei a generare traumi e sottomissioni che viziano in maniera sostanziale il normale fluire narrativo della pellicola. Madre austera e fortemente dominante che, come di consueto, regna incontrastata all’interno della casa, luogo placentare di formazione della protagonista dove periodicamente è costretta a tornare, nemmeno fosse ancora legata da un invisibile cordone ombelicale e nel quale trova protezione e disperazione.

A sostenere questo rapporto tutta una serie di rimandi alla psicologia freudiana che, purtroppo, viene indagata nei fatti ma non approfondita, lasciando delusione nello sbrigativo finale.

Il resto del film prevede una “bella” love story tra i due protagonisti, condita dai siparietti che Hitchcock è solo inserire anche se in questo caso sono spesso scene di cupa divergenza, di rifiuto per motivi non ancora svelati. Tutto straordinario, se non fosse che alla lunga il gioco diventa un po’ prolisso, soprattutto a fronte di una risoluzione così sbrigativa e prevedibile.

Con Alfred però 2 ore e 10 paiono 20 minuti, e dunque va bene così. L’occhio ha motivo per estasiarsi in quasi ogni scena e la sceneggiatura sempre acuta fa il resto.

Merito va anche riconosciuto ai protagonisti. La già citata Tippi Hedren convince persino più che nel precedente Gli Uccelli malgrado non possa mai nemmeno avvicinarsi alla classe di Grace Kelly piuttosto che al fascino di Ingrid Bergman, mentre Sean Connery fa più figura che altro ma la fa straordinariamente bene, lui sì con una classe e un aplomb unici.

Marnie

Marnie è un film tecnicamente strepitoso che delude un po’ per la storia, interessante ma senza stravolgenti colpi di scena e priva delle caratterizzazioni psicologiche che avrebbe meritato.

7,5

Danilo Cardone

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