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Audrey Rose – Robert Wise [1977]

17 luglio 2012

Il nome della Rose

Audrey Rose

Un signore di mezza età sostiene che la sua piccola figlia morta all’età di cinque anni si sia reincarnata in una bambina finora serenamente vissuta con i propri genitori.

L’esperto regista Robert Wise, già creatore di film cult come Ultimatum Alla Terra [1951], West Side Story [1961], Tutti Insieme Appassionatamente [1965] e Star Trek [1979], dirige in quest’occasione un film noioso, ripetitivo, stantìo, che si pone come diretto epigono del ben più famoso L’Esorcista di William Friedkin del ’73 condito da velatissimi e superficiali ragionamenti vagamente mistico-religiosi in ordine all’ondata filo-indiana che ha caratterizzato buona parte degli anni ’70 e che al cinema ha trovato una migliore rappresentazione nel coevo L’Ultima Onda di Peter Weir [là erano gli aborigeni australiani, ma il ragionamento che sta alla base è lo stesso].

Tutto il film è, ahinoi, incentrato su scene prevedibili, spesso logicamente scorrette, e costantemente finalizzate a cercare di convincere lo spettatore della veridicità delle apparentemente assurde mistiche tesi sostenute dal personaggio interpretato da un giovane ma efficace Anthony Hopkins. Nulla di male, dunque, se queste argomentazioni fossero un minimo interessanti, approfondite, intriganti. E invece allo spettatore non interessa davvero nulla sapere di come il presunto padre abbia passato anni in India e abbia scoperto che “la fine non è la fine” e vada avanti a ripetere questa cosa all’infinito.

I momenti potenzialmente inquietanti sono sporadici ma non del tutto assenti, anticipando in parte tutta una serie di cliché che spesso nel cinema horror contemporaneo sono stati riutilizzati e dei quali si è giunti persino all’abuso. In ogni caso nulla di così strepitoso, visto che anche laddove la bambina si palesi con sufficiente aria da indemoniata il tutto si riduce sempre a forti urla condite dal gesticolare sconclusionato della supposta posseduta/reincarnata.

La fotografia è in linea con il film: i buoni spunti sono costantemente banalizzati dall’illogicità della scena o dalla loro reiterazione anche laddove non ce ne sia la necessità.

Altro punto a sfavore del film è caratterizzato dalla sua lunghezza. Due ore scarse per un film che deve convincere uno spettatore con ragionamenti superficiali e ripetuti alla nausea, si sarebbe dovuto concludere con almeno trenta minuti d’anticipo.

Audrey Rose

Audrey Rose è un film che non lascia il segno.

5

Danilo Cardone

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