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Ultimatum Alla Terra – Scott Derrickson [2008]

12 luglio 2012

Ultimatum al Cinema

Ultimatum Alla Terra

Remake dell’omonimo film cult del ’51 diretto da Robert Wise, questo nuovo Ultimatum Alla Terra mantiene la stessa storia di base, aggiornandola con quanto di più ignobile possa esistere nella pratica cinematografica contemporanea.

Ahinoi, che tristezza profonda nel trovarsi di fronte a certi prodotti commerciali…

Tutto in questo film è stato “finemente” pensato per ingannare lo spettatore, per raggirarlo, per cercare di sensibilizzare la sua superficie dilaniandone la coscienza a tradimento.

La storia è quella di un “essere” che giunge sulla Terra e prende le sembianze di un uomo di mezza età. Il suo compito è distruggere l’umanità tramite un invulnerabile umanoide gigante.

La storia di per sé non è priva di senso, anzi, la sensibilizzazione a fraternizzare nuovamente tra esseri umani riscoprendo la propria identica natura che non è differente da quella del pianeta che abitiamo, non è affatto stupida. Però quella è la storia sulla quale si era già basato Wise. In questo caso il regista Scott Derrickson utilizza mendacemente quel plot per architettare un generatore di biglietti da cinema e di scontrini di dvd.

Tutto quanto in questo film è all’apogeo rispetto al Cinema, dove “apogeo” non deve essere inteso come “culmine di” ma come “massima distanza da”. Ogni regola dell’arte cinematografica è stracciata a due mani in nome del prodotto vendibile a masse di spettatori che gli stessi produttori reputano coscientissimamente profondamente ignoranti non solo cinematograficamente, che non sarebbe affatto un male, ma persino a livello mentale. Loro sanno di creare un prodotto fallace, che sotto lo sbrilluccichio degli effetti speciali nasconde l’annientamento della ragione umana e l’esaltazione della serializzazione capitalistica del pensiero.

Sin dalle prime battute si assiste a una presa in giro epocale.

Ultimatum Alla Terra

È ridicolo l’impiego di forze che viene utilizzato per prelevare la protagonista da casa, tanto per cercare di sottomettere lo spettatore alla “grandiosità” di ciò che si sta inscenando di fronte ai suoi velati occhi. È ridicola la segretezza nella quale viene tenuta la protagonista per cercare di creare interesse nello spettatore. È irritante, insopportabile, perché siamo di fronte a un trucchetto da baracconi che cela la non volontà di creare un opera d’arte in favore d’un nulla creativo. Ed è ridicola la sceneggiatura per come per tutto il resto del film cerca di distillare le informazioni cruciali allo spettatore. Non c’è nulla da scoprire, nulla da indagare. Ogni tot qualche personaggio in scena ci svela magicamente qualcosa omettendo tutto il resto. È ridicola la definizione dei personaggi, così stereotipati e prevedibili. È ridicolo il montaggio. È ridicola la coerenza dei personaggi e il loro prendere decisioni. È ridicola la parvenza di “protesta” che si cerca di dare al modo di gestire politicamente la questione da parte del governo americano, salvo poi fare atterrare la navicella, guarda a caso, nel bel mezzo di Central Park. Così, tanto per alimentare l’egocentrismo statunitense in nome dell’aderenza al film originale. Ridicolo è anche l’impianto sonoro, drammaticamente accentuato in occasione di rumori improvvisi così da far trasalire lo spettatore illudendolo, sempre nelle intenzioni di produttori e regista, di aver provato forti emozioni durante la visione del film.

Più che ridicolo è sensatissimo e al contempo disgustosamente deplorevole l’inserimento nella scena a ogni occasione possibile del maggior numero di marche di prodotti e di aziende multinazionali immediatamente riconoscibili da ogni spettatore. C’è davvero di tutto, dai cellulari, ai computer, ai fast food, alle automobili, fino ai sistemi operativi… non manca davvero nulla nel bazar delle pubblicità occulte.

Ultimatum Alla Terra

Altra nota fastidiosissimamente ripugnante è il ruolo affidato al bambino Jaden Smith. Innanzitutto è il solito raccomandato essendo il figlio di Will Smith e Jada Pinkett Smith ma, tolto questo che potrebbe non costituire un ostacolo alla sua potenziale bravura, è odioso nella parte. E’ insopportabile. Lui e ciò che deve dire e fare all’interno del film. E, forse sopratutto, è uno dei sintomi dell’abominevole sottomissione al sistema moralistico-pubblicitario che ha contorniato l’elezione del presidente Barack Obama. Ben vengano gli attori di colore, come da sempre, in tutti i film possibili e immaginabili, ma qui la forzatura è estrema essendo il suo personaggio figlio del compagno della protagonista, morto in un tempo extra-filmico antecedente ai fatti inscenati. Dunque come motivare la scelta? Ovviamente con quel perbenismo che negli States al giorno d’oggi tira un sacco di soldi, che corrisponde allo sfruttare il nome noto del giovane virgulto che, a una lettura più macroscopica, rappresenta l’integrazione razziale che [essendo lui il giovane della situazione] porterà avanti gli United States of America contro qualsivoglia minaccia, finanche extraterrestre.

Cosa c’è di buono in questo film? Sicuramente non l’altrove bravissima Kathy Bates qui ridotta a un automa senza la benché minima traccia di recitazione.

Il buono del film è Keanu Reeves. Matrix, Constantine, L’Avvocato Del Diavolo, Reazione A Catena, Johnny Mnemonic. Dove c’è azione e fantascienza Keanu Reeves è sinonimo di garanzia. Il suo volto è scolpito, definito, delineato in maniera inusuale e lui sa benissimo come essere distaccato, assente, determinato, e in fondo pure buono.

Buoni sono anche gli effetti speciali e soprattutto la figura del Gort, il gigante costituito da un lega impossibile da forare persino con la punta di diamante. Il Gort, il freddo esecutore dell’annientamento umano che nel suo [o]scuro lindore e con il suo occhio laser surclassa di gran lunga il suo seppur simile precursore cinematografico.

Ultimatum Alla Terra

Ultimatum Alla Terra è un film guardabile se scolleghiamo totalmente la nostra mente, se abbiamo solamente voglia di vedere un film di fantascienza americano e ci sta bene farci prendere in giro dal sistema produttivo cinematografico. In ogni altro caso vi invito a rileggere nuovamente quanto scritto finora, così da assumervi la totale responsabilità per la visione del film.

3

Danilo Cardone

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