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Bottled Life: Nestlé’s Business With Water – Urs Schnell [2012]

5 giugno 2012

.15° Cinemambiente Environmental Film Festival

Contaminate intenzioni

Bottled Life

L’acqua sembra essere il tema centrale nella maggior parte dei film presentati quest’anno al 15° Cinemambiente Environmental Film Festival di Torino.

Uno dei più attesi era sicuramente Bottled Life: Nestle’s Business With Water dello svizzero Urs Schnell.

Effettivamente già il titolo lascia un po’ perplessi. Perché inserirvi il nome di una nota compagnia? Pubblicità non sembra, dunque perché?

Perplessi è anche come ci sentiamo già dopo pochi minuti dall’inizio del film.

Fare un ragionamento esteso che vada a minare le basi di un modo di agire diffuso e illecito è quanto di più interessante possa esserci in termini documentaristici, ma accanirsi solamente contro un’azienda non ci pare né corretto né di una qualche utilità.

Opporsi per progredire non credo sia la soluzione ai mali del mondo perché non fa che creare ulteriori contrasti, ulteriori fratture che non portano da nessuna parte. Un bel documentario propositivo di nuove vie per produrre e consumare acque minerali in bottiglia sarebbe stato ben più apprezzabile.

La regia è valida, pulita, nitida, senza sbavature, ma è nei contenuti che il film si perde. L’arroganza con la quale il regista pone l’argomento è troppo accusatoria senza che si lasci possibilità di replica all’azienda. Dunque perché sottolineare ogni cinque minuti che la Nestlé si sia rifiutata di collaborare con la stesura del film? Non ci pare per paura come vorrebbero far sembrare, bensì per non dare adito a espressioni così fortemente unilaterali.

Durante il film assistiamo a un accanimento senza pari nei confronti della sopracitata azienda, che non è altro che la più grande compagnia alimentare del mondo. Controlla dalle merendine all’olio, passando proprio e soprattutto attraverso il controllo delle acque minerali.

In ogni parte del mondo la Nestlé va alla ricerca di nuove falde acquifere sufficientemente generose per poterle sfruttare fino al prosciugamento per ricavarne acqua da vendere.

Questo è terribile. La natura ovviamente ne risente, ne soffre.

Ma se la popolazione mondiale, intesa come insieme di essere umani, ha necessità di bere acqua, dove risiede il problema? Siamo sette miliardi su questa terra, ed essendo composti per almeno il 70% di acqua dobbiamo costantemente rifornirci di quel prezioso liquido. Dunque perché additare la Nestlé di compiere scempi contro la natura e l’uomo? Noi abbiamo bisogno di quell’acqua.

Bottled Life

I cittadini di una cittadina come Shapleigh si sono opposti alla costruzione di uno stabilimento di pompaggio dell’acqua dal sottosuolo. Perfetto, si è preservata la natura. Apprezzabilissimo. Però ciò che mi chiedo è: perché alla fine del film bevono tutti con bicchieri marcati Pepsi Cola? La pepsi non si fa con l’acqua? E da dove viene estratta? Se non viene da Shapleigh si può consumare senza particolari problemi di coscienza?

È evidente di no. Come è evidente che il loro ragionamento che vorrebbe che ogni comunità bevesse l’acqua che a loro la natura fornisce, fatica a stare in piedi nel mondo per come lo abbiamo colonizzato al giorno d’oggi. Se in una fortunata cittadina del Maine sono ricchissimi di acqua e a New York non esistono falde acquifere, come pensano quei cittadini e i nostri cari registi pronti a infangare la Nestlé di dissetare i milioni di individui che a New York vivono ogni giorno? Non è un ragionamento molto etico, ma profondamente egoista, credo.

Eppure Schnell è convinto di poter affondare la Nestlé e si spinge oltre, andando fino in Nigeria a documentare come un litro di petrolio costi 50 centesimi e un litro di acqua imbottigliata dalla Nestlé ne costi 75 centesimi. Chissà, forse nel prossimo film si renderà conto che noi qui siamo ricchi di acqua ma completamente sprovvisti di petrolio, e qui il petrolio lo paghiamo con uno scarto ben maggiore di 25 centesimi al litro rispetto all’acqua…

Poi va altrove nel terzo mondo e scopre che la Nestlé, sprovvista di alcuno scrupolo, ha comprato un terreno ricco d’acqua da estrarre, imbottigliare e rivendere a cifre esorbitanti a persone che non hanno acqua nemmeno per sostentarsi. La Nestlé è davvero una pessima multinazionale, c’è poco da dire. Però l’azienda svizzera ha il possesso del 4% dell’acqua estraibili su quel territorio, dunque perché far passare totalmente inosservato come il 96% [novantasei per cento] dell’acqua gestita dallo stato che dovrebbe essere distribuita tra la popolazione, in realtà non arriverà mai a destinazione? Non lo sappiamo, però, come ormai avrete capito, il regista incolpa violentemente la Nestlé.

Ci vengono anche proposte le immagini di un quartiere che sorge su rifiuti vecchi di vent’anni, ormai marci e inguardabili. La Nestlé è sul quel territorio da sette anni, dunque perché incolparla?

Qui non si sta difendendo ovviamente una multinazionale che se ne infischia totalmente dei diritti umani, anteponendo a tutto il suo delittuoso fatturato millantando l’appoggio di progetti umanitari che non sostengono più da otto anni. Ma non importa in questo film.

Bottled Life

Bottled Life è un’opera apprezzabile nelle intenzioni ma deprecabile nei modi nei quali è stato realizzata, senza che fornisca una minima possibilità alla controparte, senza che fornisca dati o materiale per lasciare allo spettatore una soggettiva riflessione derivante da fatti oggettivi. Insomma, tanto lavoro per nulla.

4,5

Danilo Cardone

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3 commenti leave one →
  1. tiziana permalink
    19 luglio 2012 16:58

    Sarà che ne ho le palle piene del politicamento corretto,ma devo dire qualcosa.
    Il film non l’ho visto,mi baso solo sulla tua recensione e ti voglio fare una domanda. Chi ha stabilito quella legge ferrea che è purtroppo
    da un pò di tempo ormai in voga, per cui non si può mai dire semplicemente quello che si pensa e basta,ma bisogna fornire anche spunti in difesa della tesi contraria?
    Come se tutti quanti fossimo dei cretini incapaci di farci una idea nostra attingendo ad informazioni da fonti diverse!
    E’ una cosa che non sopporto.
    Mi fanno schifo i boli masticati da altri,sono sufficientemente adulta da saper masticare da me.
    Il film spara a zero sulla Nestlè? Ok. perchè ti turba tanto?
    Siamo sommersi dalle pubblicità delle Nestlè ,almeno 200 spot al giorno.
    Ma le Nestlè si è mai preoccupata insieme ai suoi spot di farci sapere le opinioni che molti hanno dei suoi prodotti e della sua politica commerciale mondiale?
    Te lo dico subito: nessuno sa un cavolo di niente e sarebbe ora che invece si cominciasse a sapere un pò di più,come su tante altre cose.

    • 19 luglio 2012 17:24

      A me non turba il fatto che il film spari a zero sulla Nestlé, ma il fatto che lo faccia su basi molto deboli, non supportate dai dati. D’altronde è evidente come il regista e i produttori di questo film siano costretti, come tutti noi, a bere acque imbottigliate non avendo a disposizione fonti d’acqua tascabili.

      Il problema per quanto riguarda questo discorso, a mio avviso, non dovrebbe essere tanto la Nestlé o qualsiasi altra multinazionale ma i governi degli stati che possiedono le risorse naturali e invece che distribuirle equamente alla popolazione, spesso già deficitaria di molte altre materie indispensabili per la soppravvivenza, le egemonizzino e poi le rivendano.

      Così, nel film viene demonizzata la pratica d’imbottigliamento dell’acqua [ma solo della Nestlé, chissà perché il discorso non è generalizzato ma ben mirato.. bah…] e vengono inseriti più volte “consigli” di “esperti” che invitano a non bere acqua durante la giornata e che bere acqua al giorno d’oggi è un fatto “fashion”, di tendenza, e dunque da limitare.
      Considerando la percentuale di acqua presente nel corpo umano a me pare questo il terrorismo del caso, e non quello della nestlé che [estremizzando il ragionamento] dà la possiblità di bere acqua in luoghi dove le falde acquifere non lo permetterebbero.

      Concordo con te quando scrivi che tutti dovrebbero essere più informati su molte più cose, ma la violenza con la quale questo film infierisce contro una sola azienda è di una intensità tale che non permette tanto facilmente di generare idee oggettive.

      D’altronde tu dici d’essere in grado di “masticare da te” le idee altrui, ma basta guardarsi intorno per comprendere come, al giorno d’oggi, sia pratica alquanto rara…

      In risposta all’ultima tua domanda mi sento di dire che la Nestlé fa i suoi interessi commerciali, ed è ovvio che non fornisca dati della controparte, mentre questo documentario dovrebbe essere libero, indipendente, mentre così non sembra.

      In ogni caso, come potrai ben vedere su questo sito, apprezzo incondizionatamente quando una problematica viene sollevata in maniera intelligente, che io la condivida o meno. Dunque non posso che suggerirti di guardare il film e di giudicare nuovamente in seguito.

  2. tiziana permalink
    20 luglio 2012 08:12

    Se riuscirò a trovare il film, me lo vedrò sicuramente.
    Concordo sul fatto che invitare la gente a non bere è una pura idiozia.
    Sul fatto che i governi nazionali abbiano oggi sufficiente potere per gestire scelte di politica economica liberamente, nutro parecchi dubbi,anche per quanto riguarda i paesi più avanzati. Basta guardare le difficoltà che sta incontrando Obama nella sua riforma sanitaria,seppur appoggiato dalla maggior parte dell’opinione popolare.
    Il problema dell’accaparramento delle risorse del pianeta da parte delle lobbies internazionali non è da poco e l’acqua sarà sicuramente il terreno su cui si avvieranno maggiormente gli scontri tra interessi più diversi in questo secolo.
    Questa ,d’altra parte è una frase che si sente ripetere spesso,anche se poi le questioni relative non vengono, chissà perchè ,mai approfondite pubblicamente e si rimane nel vago.
    Capisco che le multinazionali perseguino strenuamente il proprio interesse economico,ma secondo me,sarebbe ora che si ponessero vincoli più stretti di carattere etico,a livello mondiale : dall’acqua,alla appropriazione indebita di “brevetti genetici”,allo sfruttamento energetico delle varie fonti. Penso che senza regole ferree, il mercato possa solo creare sfacelo e morte. Occorre una supervisione che abbia una prospettiva più lunga nel tempo e
    che non si riduca al guadagno immediato, senza pensiero per le conseguenze . E’una questione che riguarda non solo i governi,la politica,le istituzioni,ma la consapevolezza di tutti gli abitanti del pianeta. Forse il film di cui parli è carente su molti punti,può darsi,ma già sollevare l’attenzione sul problema dell’acqua e porlo soprattutto all’attenzione pubblica,mi sembra una gran cosa. Che ci si cominci a pensare perlomeno……,da qualche parte bisogna pur iniziare……
    Comunque grazie di avermi risposto.
    Le altre recensioni le ho trovate interessanti e concordo pienamente con i tuoi giudizi.
    Tiziana

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