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The City Dark – Ian Cheney [2011]

3 giugno 2012

.The City Dark

E quindi uscimmo a riveder le stelle

The City Dark

Chi di voi abita in una grande città comprenderà bene ciò che sto per dire: provate una sera qualsiasi, magari già adesso mentre state leggendo questo articolo, ad aprire la finestra e a guardare fuori, verso il cielo. Cosa vedete? Un cielo buio, scuro. Scuro sì, ma non abbastanza.

Quante stelle riuscite a contare?

Il regista appassionato astronomo Ian Cheney si è fatto la stessa domanda quando si è trasferito da ragazzo in quel di New York.

Di stelle, impossibile individuarne più di una manciata.

Eppure le stelle hanno una loro ben precisa importanza in molti aspetti del naturale fluire di ciò che di naturale è rimasto sul nostro pianeta. Pensate a tutti quegli animali notturni che si orientano con la luce. Ora pensate a cosa possa significare per loro avere come riferimento notturno migliaia di luci “false”, che non portano a nulla. Preferite prendere ad esempio le tartarughe che appena nate seguendo la luce si ritrovano sotto un lampione invece che su un più consono bagnasciuga, oppure alle migliaia di uccelli che ingannati dalle luci degli appartamenti finiscono per sbattere violentemente contro muri e vetrate?

La lista degli esempi, ahinoi, sarebbe ben lunga.

Ma non è necessario andare nel mondo animale per osservare l’importanza delle stelle. L’uomo stesso si è sempre orientato osservando il cielo e le sue costellazioni, per mare ma non solo. Ed è sempre l’uomo, in ogni civiltà della quale ha fatto parte, che ha creato miti e leggende sulla notte e la sua oscurità. E qual è stata quella cultura che ha escluso il tentativo d’interpretare le stelle, affibbiandogli spesso e volentieri significati mistico-religiosi?

È evidente: il buio notturno è sempre stato parte dell’uomo e del naturale vivere.

Purtroppo l’essere umano non è così intelligente come troppo spesso crede di essere, e dunque ecco che con l’invenzione dell’energia elettrica non si è limitato a utilizzare l’illuminazione soltanto laddove necessaria ma è sfociato in un assurdo rincorrersi di esperienze notturne luminose che tutto fanno tranne che preservare l’oscurità.

Come il regista sottolinea nel film, tutti o quasi si sentono più sicuri alla luce che al buio, ma ciò non toglie la naturale importanza del rimanere nell’oscurità per alcune ore durante la nostra giornata. È interessante, anche se non troppo approfondito, il discorso che verso la fine viene proposto in relazione alla produzione della melatonina durante le ore notturne, aiutando così la prevenzione dei tumori.

Insomma, l’oscurità non solo è necessaria ma indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo. D’altronde uno degli scienziati intervistati per il documentario evidenzia come questa indispensabilità non sia soltanto fisica ma anche etico-morale, affermando che «guardare il cielo è come resettare il proprio ego» perché solo così si può avvertire tutta la propria piccolezza, la propria nullità rispetto all’immensità dell’universo.

Dopo un’introduzione un po’ troppo accademica ma consona sulla storia dell’illuminazione, il film prende un’interessante piega investigativa dell’importanza del ritorno al buio. D’altronde se per poter trovare un luogo sufficientemente adatto per poter ammirare le stelle bisogna spostarsi di circa 30km da una grande città, il problema dell’inquinamento luminoso non deve assolutamente essere sottovalutato, ma affrontato e risolto tramite una cosciente gestione dei consumi propri e dei consumi collettivi.

Le soluzioni potrebbero essere molteplici, ma dal film emergono due vie principali. In primis si parla della riduzione dei consumi, intesa sia come utilizzo di fonti di energia a basso impatto ambientale sia come cambiamento delle innaturali abitudini notturne che contraddistinguono la nostra società. In seconda battuta viene proposta la non dispersione della fonte luminosa, ad esempio utilizzando lampioni che riflettano la luce verso il basso, non disperdendo la luce verso cielo e al contempo sfruttando l’amplificazione della sorgente dovuta al fenomeno della riflessione. Quest’ultima possibilità e molto importante in quanto la maggior parte della luce non tende ad andare verso il basso ma a a dispersi nel cielo, dove verrà riflessa e diffusa nel microparticolato che crea una specie di cappa sopra le nostre teste nelle città in cui viviamo.

The City Dark

Presentato al 15° Cinemambiente Environmental Film Festival, The City Dark, come molti altri documentari, non eccelle nella tecnica cinematografica [malgrado animazioni e musica siano perfettamente integrati e integranti] eppure ha dalla sua la tematica originale e d’estremo interesse per ognuno di noi.

7,5

Danilo Cardone

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