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Chasing Ice – Jeff Orlowski [2012]

1 giugno 2012

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Sentieri interrotti

Chasing Ice

Film presentato alla serata d’inaugurazione del 15° Cinemambiente Environmental Film Festival di Torino.

James Balog è un fotografo. Uno dei più grandi. Collabora ormai da anni con la rivista National Geographic e dopo anni d’innovazione nel campo della fotografia naturalistica si è guadagnato l’appellativo di “nuovo Ansel Adams” per i progressi da lui compiuti in campo tecnico e concettuale.

James Balog è una persona molto interessante, geniale a suo modo, però ha un grave difetto: fatica a vedere i limiti in ciò che fa.

Quando nel 2005 cominciò a interessarsi a livello fotografico dei ghiacciai, non sapeva dove sarebbe arrivato con le sue ricerche. Con una troupe di esperti dei luoghi e di ghiacciai si recò in Islanda, in Alaska e in Groenlandia per effettuare i suoi artistici reportage.

Le terre desolatamente vive che si aprirono di fronte ai suoi occhi e ai suoi obiettivi erano straordinarie. Parete immense di ghiaccio si stagliavano verso il cielo in ogni direzione e lui vi s’immergeva nel mezzo per poter scattare una fotografia sempre migliore della precedente, sempre più estrema e sempre più “attraente” come lui stesso teorizza.

«Le persone hanno bisogno di prove fotografiche che tolgano il fiato, non di statistiche.»

È da questo principio estetico che Balog comprende l’importanza comunicativa della sua arte. Non solo divulgazione documentaristica, non solo arte estetizzante, bensì fotografia come mezzo per informare, sensibilizzare e al contempo commuovere lo spettatore.

Chasing Ice

La dinamicità di ciò che pare statico, come nel caso dei ghiacciai, lo aveva affascinato. Molto. Troppo forse, tanto che decise di tornare in quegli stessi luoghi visitati e fotografati nel suo primo viaggio. Con cartine e foto alla mano raggiunse le coordinate prestabilite, ma lì qualcosa non c’era più. Non solo Balog ma tutta la troupe non poteva credere che quegli stessi luoghi dove loro ora si trovavano fossero gli stessi medesimi visitati un anno prima. Il ghiaccio, le immense montagne di ghiaccio che contraddistinguevano quel paesaggio così estremo e inconsueto, erano totalmente spariti dall’orizzonte.

All’incredulo stupore susseguì quasi un’indignazione, una tristezza che obbligò coscientemente Balog a concentrare tutte le sue ricerche per cercare di capire cosa fosse accaduto.

Detto fatto. In condizioni a dir poco pericolose ai limiti della follia lui e gli altri con lui piazzarono delle fotocamera e delle videocamere in più punti di vari ghiacciai della calotta polare. Senza entrare nei dettagli dell’avventura, i risultati furono ancora più sorprendenti delle aspettative.

Video e foto effettuate dalle apparecchiature abbandonate in mezzo ai ghiacci avevano documentato l’incredibile scioglimento dei ghiacci. Centinaia di metri di ghiacciai caduti come zucchero. Chilometri di ghiaccio frantumati come polvere. Ma ciò non basta, ed è stato documentato ancora di più: l’incredibile distacco di un ghiacciaio che per estensione può essere paragonato all’intera isola di Manhattan a New York. Tre volte più spessa. Questo immenso ammasso di ghiaccio si è disfatto in soli settanta minuti. Di fronte all’occhio gelido delle videocamere precedentemente piazzate.

Questi straordinari risultati non hanno soltanto una valenza filmica e documentaristica. Queste prove tangibili sono diventate le più attendibili prove del surriscaldamento della terra e dello scioglimento tragico e inevitabile degli ultimi ghiacciai del pianeta. In barba ai più illuminati scienziati che da decenni cercano di dimostrare tramite complesse formule matematiche la presenza reale o l’assenza del fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai, Balog ha portate le prove definitive di questa dilaniante richiesta d’aiuto da parte della Terra.

Chasing Ice

A Balog non interessa davvero entrare nel merito scientifico per dimostrare la tesi. Lui ha le prove che ciò sta avvenendo, dimostrando senza mezze misure che a volte mettere da parte manuali e vetusta scienza può non essere un danno se l’uomo ricomincia a fare ciò che è per lui, teoricamente, più semplice: osservare. Guardare con gli occhi, scrutare ciò che avviene attorno a lui senza pregiudizi ma con lo stupore autentico di un bambino che impara osservando fenomeni che non ha mai avuto l’opportunità di osservare.

Purtroppo la caparbia, l’astuzia e il coraggio di Balog vengono filmicamente mal gestiti dal regista Jeff Orlowski, alla sua prima opera cinematografica. In lui c’è da apprezzare lo sforzo e la buona volontà, ma il taglio un po’ catastrofista e un po’ perbenista che ci porta addirittura dalla famiglia di Balog [ma cosa c’entra mai con il surriscaldamento del pianeta?], affossano un’opera che con una riduzione ai minimi termini della parola in favore di un’immagine pienamente comunicativa avrebbe potuto essere perfetta.

È però il tema a suscitare il nostro interesse, ed è la figura di Balog a condurci attraverso le mille peripezie, così come sono le sue fotografie a deliziarci.

E poi c’è la Natura, la quale non ha bisogno di presentazioni ma, va sottolineato, nei punti gestiti visivamente da Balog emerge con una forza e una bellezza da mozzare il fiato. Nel bene, quando rimaniamo estasiati da una limpidissima acqua che scorre come un fiume tra immense pareti ghiacciate bianche splendenti, e nel male quando ci vengono proposte le scene irrimediabilmente devastanti dei massicci distaccamenti dei ghiacciai.

Per fortuna che James Balog sostiene che «gli iceberg sono per me come i volti per Irving Penn.»

Il suo amore per la Natura, per l’uomo e per la fotografia garantiscono un livello visivo a tratti appagante che va in parte a compensare le evidenti lacune di Orlowski.

A fine proiezione tutta la gremitissima sala del Cinema Massimo fa scaturire un fragoroso applauso al quale si associa un’unanime standing ovation, evidente sintomo di quanto questo film e questo tema abbiano toccato nel profondo gli spettatori.

Chasing Ice

Certo, Chasing Ice non sarà ricordato per la regia, ma certe immagini della Natura difficilmente le dimenticheremo.

8

Danilo Cardone

One Comment leave one →
  1. 1 agosto 2012 19:41

    L’articolo citato sul sito ufficiale del film: http://www.chasingice.com/news/cinefobie-on-chasing-ice/

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