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Brazil – Terry Gilliam [1985]

4 aprile 2012

Saludos amigos

Brazil

In un tempo e in un luogo non ben precisati, vi è una società che vive comandata dall’arroganza di pochi potenti che utilizzano la burocrazia come primaria arma di repressione.

È in questo scenario fortemente distopico che il regista Terry Gilliam ambienta il suo fanta-thriller che tenta di stravolgere ogni regola cinematografica.

Attraverso un procedimento narrativo che ricorda da vicino quello apparentemente sconclusionato del capolavoro 8 e ½ di Federico Fellini del ’63, Gilliam può dare sfogo alla sua folle fantasia per creare situazioni paradossali, ironiche con fortissime sfumature amare, dove tutto perfino la materia può smettere di essere tale.

Il perché è da ricercare nel tema fondamentale del film: il sogno.

Il protagonista sogna sempre, senza mai ammetterlo o evidenziarlo, eppure è proprio in seguito a una visione onirica che si mette, contro tutto il restrittivo sistema che cerca costantemente di reprimerlo, alla ricerca di una ragazza. Ed è sempre nel sogno che lui muove i suoi passi in questa direzione.

La città rappresentata è degradata, grigia e possiede una rigidità formale paragonabile solamente al Metropolis di Lang o agli spazi metafisici di 1984 di Orwell, ed è proprio in questa situazione di repressione fisica e mentale [si veda la bellissima scena dell’ufficio, ripresa angustamente con plongée a piombo] che scaturisce la fantasia, quella più repressa e inaspettata, dell’uomo.

Così, ecco che il protagonista vive in bilico tra il mondo reale e quello onirico, in costante fuga da un sistema che non vuole abbandonarlo [straordinario l’ominide di pietra che cerca di trattenerlo per le gambe mentre lui spicca il volo] e da un sogno che non riesce a realizzarsi nemmeno nel mondo onirico e che si trasforma così in incubo, finendo per creare una deleteria fusione percettiva di entrambi i mondi.

Brazil

Gilliam, visionario d’abitudine, non lo era mai stato così tanto come in quest’occasione nella quale inserisce molti attacchi alla società contemporanea con velature più o meno marcate, come quando un gruppo di suore s’informa sulle potenzialità di un potentissimo mitra o come quando la madre del protagonista si fa tirar la pelle così tanto dal chirurgo estetico fino a farsi deformare, compiaciuta, tutti i lineamenti del volto.

Apparenza e burocrazia sono questi i due mali principali del nostro tempo secondo l’ispirato Gilliam, che condanna senza mezze misure anche la mondanità che affligge chi deve dimostrare di essere per guadagnarsi un posto in prima fila nella società dell’effimera ipocrisia.

Moltissime sono le citazioni che il regista inserisce in questo film, compresa quella a La Corazzata Potemkin di Ėjzenštejn del 1925, ma sarebbe da mettere davvero in risalto quella mascherata ma non troppo nei confronti di Alfred Hitchcock e il rapporto che i suoi personaggi avevano con le madri. In Brazil infatti è la madre del protagonista a rappresentare il male del tempo, a incarnare ogni difetto morale della società, a rappresentare una follia inestirpabile da una massa che finge di apprezzare nel prossimo quella stessa follia della quale ogni individuo si fa primo portatore.

È però a livello visivo che questo film riesce a stravolgere lo spettatore, con una fotografia di rara pregevolezza e un impianto di effetti speciali davvero all’avanguardia per i tempi.

Notevolissima è la colonna sonora curata da Michael Kamen che varia sul tema di Aquarela Do Brasil [scritta nel 1939 da Ary Barroso], rielaborando l’originale in diversi chiavi, quasi sempre su base classica. La malinconica spensieratezza che è alla base delle versioni di Kamen costituisce un perfetto sostegno ai fatti narrati dalle immagini.

Brazil

Brazil è dunque un film dalle smisurate potenzialità che, infatti, lo hanno reso un0 dei cult del cinema anni ’80. Purtroppo non si può non notare come ciò che viene inscenato sia troppo confusionale per poterci appassionare, ma troppo appassionato per poterci permettere di osservare il caotico fluire con dovuto distacco.

7,5

Danilo Cardone

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