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La Fabbrica E’ Piena – Irene Dionisio [2012]

3 aprile 2012

Il club degli emarginati

La Fabbrica E' Piena

Nella periferia di Torino sorge[va] una fabbrica, la Grandi Motori della FIAT.

Edificata dal 1899, il complesso industriale ha garantito la produzione di motori per grandi macchine [navi e treni] per più di mezzo secolo. Dal 2010 però, è iniziata la sua demolizione.

E’ in questi spazi che la giovane regista torinese Irene Dionisio con la più che fondamentale collaborazione del brasiliano Luiz Antonio Pinho Junior e della [bravissima] direttrice della fotografia Francesca Cirilli, ha sviluppato un progetto filmico teso a evidenziare cosa significò all’epoca della sua attività la fabbrica e soprattutto cosa significhi oggi quello spazio abbandonato.

Partendo da una sceneggiatura scritta, i tre coraggiosi si sono avventurati in quegli spazi scoprendo la drammatica realtà che, quotidiana, opprime sempre più le vite dei perlopiù romeni che la occupano.

È davvero di straordinaria sensibilità il tocco con il quale l’autrice sceglie di rappresentare questa situazione.

I fatiscenti spazi abbandonati sono ben rappresentati ma non con occhi prettamente documentaristici. Questo è un bene perché garantisce un taglio personale all’opera, trasformando la cruda materia in disgregazione, in teatro artificialmente naturale del susseguirsi delle vicende di chi lì ha trovato un riparo e dei compagni.

Ne risulta così una Torino degradata ma romantica, fredda e quasi metafisica, ma al contempo appassionata e piena d’una speranza illusoria ma non per questo superflua.

I protagonisti, i tre sui quali si sofferma l’attenzione, hanno proprio la speranza come unico loro appiglio a un mondo che li ha rifiutati negandogli ogni possibilità.

Questo coinvolto sentimentalismo che emerge dall’opera è frutto di una selezione mirata di 55 minuti di materiale dai 480 che sono stati girati. È evidente che questa “visione edulcorata”, come la stessa Dionisio la definisce, sia una scelta ben precisa, così come è vidente come questa sia un’opera d’estremo realismo. Non c’è fantasia, ma volontà di sensibilizzazione.

Sono gli stessi protagonisti ad ammettere che prima o poi capita a tutti di fare “qualcosa che non andrebbe fatto”, “qualcosa di merdoso”. Nessuna santità dunque per queste persone che però sono lungi dall’essere demonizzati, come invece la consuetudine societaria imporrebbe.

La Fabbrica E' Piena

Ciò che colpisce in quest’opera a un’attenta visione, è il silenzio. Il silenzio che riempie gli spazi, e ancor più le persone.

Tante parole potrebbero fluire, vaneggiare, essere sprecate in nome di chissà cosa. E invece in quest’opera emerge il silenzio, quello dell’anima dei protagonisti che oltre ogni parola pronunciata in un incerto italiano o nella loro lingua, domina l’intima coscienza di ognuno.

Le parole sono un gioco, così come per alcuni lo sono state le riprese del film. Le parole vanno e vengono, ma la condizione di questi uomini non cambia. Dunque ecco che il silenzio si proclama padrone di spazi altri, che nei freddi muri della Grandi Motori non trova altro che pareti atte ad amplificare la sua eco.

«E’ un mondo di iene. Ci dobbiamo mangiare gli uni con gli altri, ma io non ho cuore per questo.»

La rassegnazione affianca la speranza, ma nella sua costante disattesa non genera che follia.

Questo senso di straniamento è ottimamente reso dalla direttrice della fotografia Francesca Cirilli che con puntualità ci regala delle immagini ricercate, limitate in alcuni casi solamente dall’attrezzatura, una comunque egregia macchina da presa semiprofessionale Sony X5, già difficile da proteggere in un ambiente che aldilà dei protagonisti coinvolti, si è dimostrato spesso ostile nei confronti di Irene, Luiz e Francesca, visti più come scomodi intrusi che come amplificatori d’una voce che non ha mai trovato eco fuori da quelle mura.

L’ottimo lavoro svolto non si è limitato alle riprese sul campo e, a fianco di un buona colonna sonora, vengono proposte alcune immagini d’epoca della medesima fabbrica, palesando così un lungo lavoro d’archivio svolto parallelamente alla stesura e alla realizzazione delle riprese.

La Fabbrica E’ Piena si è così meritatamente aggiudicato il premio Maurizio Collino [a ex aequo] come miglior documentario al Piemonte Movie gLocal Film Festival 2012.

8

Danilo Cardone

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