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Vestito Per Uccidere – Brian De Palma [1980]

22 febbraio 2012

Vestito per dirigere

Vestito Per Uccidere

In seguito all’omicidio di una donna e all’agguato teso a una ragazza, non è soltanto la polizia a mettersi sulle tracce del misterioso assassino.

È un Brian De Palma parzialmente rinnovato quello che nel 1980 presenta questo thriller dall’alto contenuto erotico.

Dopo le ottime prove in film come Le Due Sorelle del ’73 e il ben più famoso Carrie, Lo Sguardo Di Satana del ’76 il buon De Palma rinnova più ancora che il soggetto, sempre in bilico tra ragione e follia, la tecnica assoggettandola ai parametri filmici hitchcockiani con una maestria probabilmente ineguagliata.

Zoom sui numeri dei tasti dei piani dell’ascensore come Hitchcock stringeva il campo sui numeri dell’apparecchio telefonico in Il Delitto Perfetto, delitti mostrati attraverso curvi specchietti di servizio così come Hitchcock mostrava l’omicidio riflesso su un paio d’occhiali in Delitto Per Delittto [o L’Altro Uomo]. Vestito Per Uccidere trasuda, più ancora che citazioni, intelligentissimi rimandi al cinema del cineasta britannico dimostrando non solo di prendere spunto da quel cinema là ma di essere perfettamente in grado di padroneggiare ogni mezzo tecnico per creare un’opera complessa ma al contempo assimilabile dal grande pubblico.

Il ritmo è proprio uno dei punti di forza di quest’opera ampiamente incentrata sulla creazione di episodi di una semplicità apparentemente quotidiana, che nulla parrebbero celare, ma che invece sono portatori d’un costante pericolo chiamato follia che grazie alla sapiente direzione del regista cresce in climax straordinariamente efficaci, capaci di lasciare il fiato sospeso allo spettatore anche quando la soluzione dell’enigma è parsa già più che evidente.

Vestito Per Uccidere

Questo è possibile grazie a una competenza registica davvero elevata che sa oltrepassare i meri dettami evidenziati dall’irraggiungibile maestro britannico, unendoli al suo strepitoso utilizzo della profondità di campo [soprattutto nelle scene di dialogo] tanto quanto ai suoi plongée perfettamente piombati sui protagonisti dimostrando così una capacità di ri-creare ambienti e spazi con una perizia ineguagliabile.

Nulla è lasciato al caso perché è il dettaglio che fa la differenza, e sebbene qualche blooper sia individuabile qua e là, soprattutto nei trucchi, è l’eccezionale acume del regista a garantire la vera fase di thrilling all’interno del film, in netto contrasto con il cinema degli ultimi dieci anni che per creare tensione deve ricorrere a infimi inganni come l’introduzione improvvisa sulla scena di suoni e rumori a livelli acustici esagerati, che ben poco hanno a che fare con la narrazione. Esemplare è la scena del corteggiamento tra protagonista e un perfetto sconosciuto, che si trasforma ben presto in inseguimento all’interno di un museo d’arte contemporanea. Giochi di sguardi, correlazioni evidenti tra personaggi e opere esposte e una gestualità che diventa il primo mezzo di comunicazione tra chi è sulla scena. È questo un meraviglioso momento di cinema muto contemporaneo che sfocia nell’inseguimento più psicologico che materiale che cresce e cresce e cresce con un ritmo quasi musicale, che sembrerebbe passare da un largo ad un adagio ad un andante a un moderato e così via fino all’apice, un angoscioso presto che sostiene lo spaesamento all’interno delle sale/labirinto tanto quanto quello della repressa protagonista, che manifesta qui una delle prime dualità dicotomiche che caratterizzeranno tutta la parte più psicologica dell’intero lungometraggio.

Vestito Per Uccidere

Ed effettivamente anche la parte musicale gioca un suo ruolo ben determinante [come d’altronde già era per Hitchcock] in quest’opera per la quale è stato ingaggiato un ispiratissimo Pino Donaggio che non perde un battito e crea un suono ricco di sonorità perfettamente adattate al ritmo narrativo del fillm.

Vestito Per Uccidere non è propriamente un film dalla trama eccezionalmente innovativa e dai risvolti inaspettati, ma la bravura del regista è tale che le sfumature freudiane passino in secondo piano e creino il perfetto background per la sua opera successiva, ovvero quell’altro capolavoro di tecnica che sarà Blow-Out nell’anno successivo.

Le due opere non sono infatti così distanti, tanto che persino la maggior parte del cast è lo stesso e già qui De Palma giochicchia con le registrazioni ambientali che proprio in Blow-Out richiameranno tanto da vicino film come Blow-Up di Antonioni [già citato nel titolo, come è facile evincere] e La Conversazione di Francis Ford Coppola.

Da segnalare le buone prove attoriali della cinquantenne [controfigurata nelle scene più spinte] Angie Dickinson, della deliziosa prostituta Nancy Allen e del detective italo-americano interpretato da Dennis Franz, mentre il colosso Michael Caine appare qui un po’ più opaco che nelle sue consuete grandi interpretazioni, ma questo ha poca importanza quando si ha una faccia come la sua, che già di per sé significa Cinema.

Vestito Per Uccidere

Vestito Per Uccidere è un film bello, cinematograficamente appagante con un ottimo ritmo e una storia che ha del déjà-vu malgrado sia ben sviluppata.

8

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. 22 febbraio 2012 19:04

    Mhmm… questo film me lo ricordo vagamente… ma sono sicura di averlo visto!
    Ma che vuoi, qui gli anni avanzano velocemente e gli anni ’80 si allontanano sempre più!!! 🙂
    Quanti film dovrei rivedere…
    E’ da tempo che non passavo a trovarti.
    Trovo sempre interessanti le tue recensioni.
    Un saluto, Pau

    • 22 febbraio 2012 19:08

      Trovo sempre interessanti i tuoi commenti, Paula 😉

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