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8 Donne e un Mistero – François Ozon [2002]

10 febbraio 2012

Film rosso [chiaro]

8 Donne E Un Mistero

8 donne si ritrovano rinchiuse in una villa sperduta senza possibilità di fuggire o comunicare con l’esterno. Un uomo morto giace in una delle camere da letto. Chi è la colpevole?

Malgrado le premesse da superclassico del genere poliziesco che affonda pesantemente le basi nei modelli di Agatha Christie, fortunatamente il film sa svilupparsi in sentieri sottesi alla superfice.

Le radici d’investigazione domestica che richiamano fortemente Dieci Piccoli Indiani non sono minimamente celate, anzi, il regista le evidenzia a gran voce sin dalle primissime battute cosìcché ogni interpretazione meramente superficiale sia immediatamente scacciata e il senso di dejà vu si esaurisca in sé stesso, non andando ad intaccare un’opera che della metafora fa il suo asse portante.

D’altronde ci pensano già i titoli di testa con quei fiori così vividamente inquadrati a farci risuonar il campanellino d’avvertimento nel senso allegorico o, ancor meglio, per avvertirci che non è il solo piacere estetico a doverci interessare durante la visione dell’opera, né l’estrema facilità con la quale si potrebbero interpretare le ben narrate vicende.

La rivisitazione ironica e surreale che Ozon fa del tema è dunque un semplice espediente per parlarci di questioni ben più profonde e delicate. L’induzione societaria ad agire, ovvero quanto il sistema nel quale viviamo ci spinga a fare cose che nemmeno sappiamo di stare facendo emerge con forza e intelligenza eludendo magistralmente un’evoluzione dell’intreccio trita e ritrita.

E poi l’omosessualità, tema caro al regista, costante di buona parte del suo cinema, che s’insinua nei personaggi quasi come un ritorno atavico alla nostra vera natura, pervasa da istinti sopiti da una ragione che appare mai libera ma sempre troppo condizionata dall’ambiente societario nella quale si forma. François Ozon è bravissimo davvero a instillare nello spettatore quest’idea, sostituendola con estrema naturalezza a quella dell’apparente normalità, e al contempo dimostra tutta la sua estrema furbizia nel far passare il messaggio a favore dell’omosessualità attraverso il saffico amore femmineo e non attraverso il rude amor virile. Il perché di questa scelta non credo sia così semplice da individuare in quanto da un lato attira molti più spettatori la prima soluzione rispetto alla seconda, ma dall’altro lato apre lo spiraglio per infinite considerazioni riguardo al ruolo della donne nella società seconda la visione del regista.

La donna è, quindi, l’unico personaggio in grado di portare avanti l’evoluzione societaria [l’unico uomo in scena lo si vede sempre e solo di spalle] oppure la donna è la genesi e l’apocalisse d’ogni male sulla Terra? La vittima è l’uomo, troppo soggiogato dalla viperina mentalità calcolatrice della donna, oppure è la donna sempre esclusa dagli aspetti più importanti della vita quotidiana? Difficile giungere a una risposta definitiva.

Sicuramente il poliedrico Ozon, che a ogni film sceglie di affrontare un nuovo genere cinematografico, peraltro riuscendoci, vede nella donna un insieme così variegato di comportamenti e sentimenti umani da non aver la minima necessità d’includere la presenza maschile nella scena. È questa misandria? Oppure misoginia?

8 Donne E Un Mistero

Per comprenderlo, forse, potrebbe bastare soffermarsi un attimo a richiamare alla mente un capolavoro assoluto come l’intensissimo Sussurri E Grida di Ingmar Bergman, film del 1972 dove la ben più ristretta comunità domestica di donne era sufficiente a sviscerare i più reconditi problemi esistenziali. Bergman non odiava le donne. Forse un po’ l’uomo, ma nel senso di misantropia, dell’avversione al genere umano più che nel senso della misandria, ovvero dell’uomo in quanto essere maschio. Bergman vede nella donna un fascino e una sensibilità che nella maggior parte degli uomini è assente, quindi perché non mutuare quest’interpretazione anche per il giovane regista francese? D’altronde anche in altri suoi film le protagoniste tanto positive quanto negative sono donne, basti pensare all’intrigante Swimming Pool, dove una meravigliosa Charlotte Rampling meditava su [e in] sé stessa in una deliziosa villa della più ridente campagna francese.

Ma il rimando a Sussurri E Grida non si conclude qui, bensì, ed è forse ben più evidente, si dimostra un riferimento estetico costante, quasi maniacale nella costruzione espressionistica del proscenio. In 8 Donne [e un mistero, appendice aggiunta nella solita falsante traduzione in italiano] i colori hanno una rilevanza fondamentale e la fotografia limpidissima li mette costantemente in risalto, eppure è al rosso che spetta il ruolo del protagonista. Che sia un tendone, piuttosto che un vestito o un rossetto, i nodi cruciali, della vicenda e dei sentimenti, passano quasi sempre attraverso il colore rosso. Non c’è assolutamente alcun tipo di tensione bergmaniana, ma la soluzione formale è reinterpretata ma non troppo dissimile.

Ed è forse l’aspetto tecnico quello più riuscito, che maggiormente sa entusiasmarci.

La scenografia è puntigliosa ed estremamente curata, tanto da creare delle inquadrature davvero entusiasmanti a livello estetico. E non si accusi Ozon di essere semplicemente un maestro della superfice, perché così non è, ma anche ponendo il caso questo possa essere vero, ecco allora che non si può non riconoscere a questo regista di essere uno dei pochissimi registi contemporanei a porre una tale attenzione per il gusto estetico dell’immagine, troppo trascurata nel cinema contemporaneo in sfavore del Cinema come arte, ma a favore del cinema come prodotto di commercio.

A tutta la sua maestria può essere imputata una macchina da presa un po’ troppo statica e poco presente, ma che in realtà ha le sue ragione per essere tale. Il film infatti è tratto da una sceneggiatura per opera teatrale, e ne conserva tutta l’impostazione. Sin dalle prime scene è evidente come i personaggi seguano i ritmi e le battute come si fosse a teatro, con un tempismo davvero formidabile a discapito di una certa ripetitività [ma molto ben risolta] per gli spazi nei quali si svolge l’opera.

Purtroppo il montaggio non pare sempre all’altezza della situazione, mentre di pregevolissima fattura è il susseguirsi di primi piani che vengono proposti durante “l’interrogatorio” che una delle più giovani protagoniste fa alle altre presenti in scena.

Da buona opera teatrale non si fa mancare nemmeno la parte musicale e quindi ecco che s’inseriscono qua e là diversi inserti canori cantati dalle stesse attrici.

Attrici che necessitano d’essere menzionate per caratura e bravura. In scena si alternano Catherine Deneuve [che tornerà a lavorare con Ozon nel più recente Potiche], un’insolita Isabelle Huppert, un’ammaliante Fanny Ardant, le funzionali Danielle Derrieux [attrice anni ‘50], Emmanuelle Béart e Firmine Richard, nonché la valida Virginie Ledoyen e la costante del cinema ozoniano Ludivine Sagnier.

8 Donne E Un Mistero

8 Donne e un Mistero non è un film imperdibile, ma è senza ombra di dubbio un’opera intelligente e tutt’altro che scontata, che dietro la patina di ariosa superficialità cela l’animo acuto e sensibile del suo regista.

7,5

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. federica permalink
    10 febbraio 2012 22:10

    si si, rivoglio indietro il dvd….

    • 11 febbraio 2012 17:00

      Certamente!
      Fortunatamente sono riuscito a recuperarlo quasi tutto dal sacchetto dell’aspirapolvere ! 🙂

      Posso imbustartelo in un sacchettino di plastica?

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