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Natural Born Killers – Oliver Stone [1994]

23 dicembre 2011

De grado

Natural Born Killers

Sceneggiato inizialmente da un quasi esordiente Quentin Tarantino, venne girato dal più esperto Oliver Stone il quale stravolse talmente tanto storia e significati da indurre Tarantino a non riconoscere più la paternità dell’opera.

Natural Born Killers è uno dei film più riusciti e registicamente interessanti di tutti gli anni ’90. È quindi quasi impossibile affrontare un’analisi formale esaustiva a fronte di una miriade di citazioni del cinema del passato e a molte soluzioni innovative che diventeranno ben presto dei cult del cinema contemporaneo.

La fotografia è probabilmente l’aspetto che più colpisce lo spettatore.

La macchina da presa è per la maggior parte del tempo storta, nitida testimone oggettiva dei fantasmi e delle inquietudini dei personaggi.

I colori giocano un ruolo più che fondamentale nell’opera. Si passa dall’ultra saturato al bianco e nero, al viraggio completo su un colore piuttosto che su un altro. Più che un viraggio sarebbe corretto parlare di illuminazione diversificata, che sfrutta il colore in maniera assolutamente espressionistica sottolineando e accentuando gli stati d’animo e di percezione dei protagonisti. Affonda le radici nelle intenzioni di Bergman e pone le basi per lo stile che contraddistinguerà una certa produzione di Guy Ritchie.

Rosso e verde sono i due colori che tornano più frequentemente. Il rosso della passione, del sangue, della violenza, dell’eros, della tentazione… e il verde, acido, della paura, della pungente inquietudine che è anche presagio di follia.

Natural Born Killers

Maestrìa estrema di Stone nel legare la parte puramente visiva alla sua funzionalità. Stili su stili si accavallano nell’orgia registica stoneiana in un continuo rincorrersi di generi e rivisitazioni di cliché.

Moltissime sono le macchine da presa e i formati utilizzati che vanno a creare un’accumulazione di strati visivi plasmati a seconda di situazioni e significati, inevitabilmente spiazzanti per uno spettatore non abituato a tali sperimentalismi.

Natural Born Killers è una storia violenta, di follia ingiustificata, di carneficine senza sosta e senza clemenza. Ma Natural Born Killers è anche un’avventura, un western moderno che intesse una caccia ai malviventi con tanto di sparatorie e rapine cruente. Mickey e Mallory Knox sono i due nuovi Bonny & Clyde [dei quali emulano anche l’appassionata storia d’amore], con in più l’inaudita follia [ma inarrivabile, per bocca di uno dei personaggi del film] di Charlie Manson.

In questo caso però, è un amore salvifico ma non moralmente giusto. È l’amore che sacrifica l’uomo a dio, che per Stone è sempre l’uomo. È l’amore del Dio veterotestamentario, cattivo con i cattivi e buono con i buoni. È il dio che pone sul piedistallo Abramo chiamato a sacrificare il figlio Isacco, ma che distoglie lo sguardo dalla vicenda nel momento in cui il coltello è appoggiato alla gola di Isacco, perché, in fondo, anche il giovane puro e casto ha le sue colpe che le sole preghiere non potranno mai risanare.

In tutto ciò, Stone, non sceglie la via della rappresentazione violenta diretta e realistica, piuttosto sceglie l’esagerazione, l’iperbolica via dell’estremo che da un lato rende perfettamente l’idea e dall’altro ne nega la possibilità reale.

Natural Born Killers

E’ qui uno degli aspetti più geniali del film: ogni istante della vita di un individuo non è altro che una finzione, un insieme di sfaccettature goffe e ridicole che contraddistinguono ogni nostra azione. Il regista gira scene palesemente ritoccate in postproduzione per evidenziarne la finzione, gira scene come se il passato dei due protagonisti fosse una fiction che tramite la propria violenza e il proprio cinismo intrattengono l’innocente uomo medio che si pone di fronte alla televisione, gira scene di un telegiornalismo senza scrupoli, aggiunge inserti a cartone animato dai tratti fortemente fumettistici così come sono fummetistici alcuni personaggi, primi su tutti il Tom Sizemore poliziotto senza scrupoli dall’enorme ciuffo a banana e il grandioso Tommy Lee Jones anch’esso dalla caricata pettinatura e dal fare esageratamente autoritario e da gradasso.

Ciò che emerge primariamente da questa fiction nella fiction della fiction [e così via] è il vero tema centrale del film: il rapporto tra la violenza e i media, mezzi di comunicazione di massa che istigano lo spettatore a indossare la maschera del perbenismo, integrandola giorno dopo giorno con un po’ più di sadismo, spostando inconsapevolmente sempre più il limite del buon gusto e della propria dignità.

Il giornalista interpretato da un perfetto Robert Downey Jr. è la metafora meglio riuscita per rappresentare questa malattia ormai insita in una società fraudolenta che teme il contatto reale con la propria coscienza. E la fine che gli spetterà, a lui, al selvaggio cronista temerario di fronte al pericolo ma codardo di fronte all’Uomo, è sintomatica del suo carattere spavaldo e apparentemente coraggioso ma che non è così soltanto perché finalizzato a uno spettacolo al quale è totalmente sottomesso e soggiogato. È lui la vera rappresentazione della prostituzione societaria. Ha capito tutto ma non ha compreso niente.

Natural Born Killers

Più intelligente di lui, il profondo uomo di superfice, è persino la telecamera, ultimo testimone della strage così come sarà nell’apocalittico Cloverfield del 2008. Freddo ma imparziale testimone del vertiginoso fluire delle vite umane.

Il montaggio emerge anch’esso in quest’opera di straordinario valore artistico e morale. Memore della lezione impartita da Ken Russell nelle scene più visionarie dell’ambivalente Stati Di Allucinazione del 1980, il montaggio non offre mai spiragli a possibili piani sequenza in favore di immagini rapide che spesso provocano un’asincronia spazio-temporale di straordinario impatto ed efficacia. Inoltre la rappresentazione del male, del demoniaco nell’uomo è effettuato tramite fulminei cambi d’immagine dai toni fortemente subliminali.

Eppure non si pensi che questo sia un elogio del diavolo e del suo operato!

È lo stesso protagonista a sottolineare come lui sia in grado di osservare e decidere in piena libertà, mentre la condizione dell’uomo moderno è di sola passività. Condivisibile in toto o meno, è rappresentativo di una visione ben più nichilista che di una satanista. A sostenere questa tesi vi è l’ultima scena che dimostra una volta in più come il dio rappresentato da Oliver Stone sia sì l’uomo, ma come insieme parimenti del bene del male, che inglobi tanto lo yin quanto lo yang che il protagonista ha tatuato sul braccio, non come Dio cattolico né come Lucifero in terra, bensì come l’Abraxas panteista.

Da porre bene in risalto, in fine, la prova attoriale di Juliette Lewis atipica Salomè che non fa distinzione tra i suoi condannati e l’immenso, davvero, Woody Harrelson nei panni dello schizzato mattatore di scena e persone.

Natural Born Killers

Natural Born Killers è un’opera di sconfinato valore a metà strada tra la follia esasperata di Un Giorno Di Ordinaria Follia del ’93 di Joel Schumacher e quella amichevolmente violenta de La Casa Del Diavolo di Rob Zombie del 2005. E’ un film pregno, forte, denso ma scorrevole che divide pubblico e critica. Da vedere.

9,5

Danilo Cardone

2 commenti leave one →
  1. Cristian permalink
    18 maggio 2012 16:14

    Deviante la visione di questo film, poi i continui rimandi alle immagini del drago dell’apocalisse sono dissacranti!….E pensare che Harrellson aveva un parente che era un reial killer da quanto ho capito!

    • 18 maggio 2012 22:01

      si si, il padre mi pare.. insomma, ce l’ha nel sangue la follia. grandioso.😀

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