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Twixt – Francis Ford Coppola [2011]

2 dicembre 2011

.29° Torino Film Festival

Nevermore

Twixt

L’attesissimo ritorno del cineasta Francis Ford Coppola passa a 19 anni dal suo Dracula di Bram Stoker attraverso cupe atmosfere gotiche.

Presentato in anteprima mondiale [dopo la prima al Toronto International Film Festival] alla 29a edizione del Torino Film Festival, Twixt ha scatenato sin da subito una frenetica caccia ai biglietti, segno di quanto il regista italoamericano sia amato dal grande pubblico.

Purtroppo [ebbene si, purtroppo] Twixt è sicuramente una delle opere meno riuscite di un regista che negli anni ’70 ha saputo mettere in scena le prime due parti di una delle saghe più apprezzate e riuscite della storia del cinema: Il Padrino.

In questo caso ci troviamo di fronte a un’opera assolutamente autoreferenziale, che tenta la via [riuscita, peraltro] della sperimentazione visiva, vagheggiando autobiograficamente su come una storia debba essere scritta.

La trama è incentrata su uno scrittore di serie b di romanzi horror con tema principale le streghe che si ritrova immischiato in una storia di omicidi vecchia di decine d’anni.

Non sembra molto originale, e infatti non lo è, malgrado all’interno del film si dichiari:

«Ci vuole una bella storia, non cazzate di stile!»

sintomo di come il buon vecchio Francis veda perfettamente l’obiettivo finale ma ne abbia smarrito la via per raggiungerlo. Questo nuovo film è infatti pieno di “cazzate di stile” mentre la tanto agognata “bella storia” è soltanto un miraggio lontano, fantasia notturna del regista.

Eppure che gran regia Coppola è riuscito ancora una volta a creare!

Dalla bella [ma perché interrotta così presto?] carrellata iniziale per le vie del disabitato paesino con il campanile a sette orologi, allo split screen che contraddistingue telefonate e videochiamate tra i personaggi, tutto è diretto a regola d’arte, senza sbavature e con intelligenza.

Perché, viene dunque da chiedersi, a fronte di tale acume si debba sprecare il tutto tramite una storia banale del genere? Ancora più disarmante è però notare la pretenziosità di questo progetto. Lo scrittore interpretato da un appesantito Val Kilmer pare spiegare passo passo cosa stia accadendo nella costruzione della trama, evidenziando così una inutile messinscena onanistica con tanto di autocompiacimento finale. Finale che arriva inaspettato a fronte del confuso nulla che lo ha preceduto.

Twixt

Tutti i punti a favore di questo lungometraggio sono da ricercare nella messinscena.

Su tutti spicca l’utilizzo che Coppola fa del colore, tornando a riporre in questo parametro un’importanza come non la si vedeva al cinema da anni e anni.

Il mondo reale è rappresentato con colori reali e una fotografia mimetica ed efficace, ma è quando il protagonista entra nel mondo dei defunti che tutto cambia. Il colore svanisce [quasi] del tutto grazie a una desaturazione atta a conferire ancora maggior tetraggine ad ambienti già di per loro decadenti e inospitali.

Sono soltanto pochi dettagli per ogni scena a meritare la piena brillante colorazione. Ora sono dei giallissimi limoni, ora è il candido bianco del vestito della vampira interpretata da Elle Fanning [sorella della più famosa Dakota] o ancora dei tendoni e dei tappeti di un rosso sangue che richiamano direttamente i sanguigni drappi che facevano da quinta a opere pittoriche come La Morte Della Vergine e Giuditta E Oloferne del Caravaggio.

Il bianco e nero torna a essere il [non] colore che identifica l’altro mondo, in una netta separazione visiva come già la si era vista ne Il Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders del 1987 e in Pleasantville di Gary Ross del ’98, in perfetta opposizione a quanto veniva fatto negli sperimentalismi d’inizio ‘900, quando nel neonato cinematografo la realtà era rappresentata in bianco e nero mentre per gli immaginifici mondi di fantasia si abbondava con le stupefacenti colorazioni [elemento che persisterà nel cinema perlomeno fino a Il Mago Di Oz di Victor Fleming del ‘39].

Accanto a ciò Coppola affianca le nuovissime tecnologie, tanto negli effetti speciali e in qualche insolito movimento di camera, quanto nell’introduzione del 3D.

Che sia quantomeno insolito che un regista come lui “ceda” e si conceda alle tre dimensioni, direi di si. Ciò che lo salva e ne giustifica l’introduzione è il modo in cui questa tecnica viene utilizzata. Soltanto in due brevissime scene lo spettatore viene esortato tramite un’animazione sullo schermo a indossare gli occhialini per godere dello spettacolo in 3D. Ecco il Coppola che ragiona sul Cinema e su come va fatto. Tramite questo espediente il regista si dimostra aggiornato alle novità, al passo con i tempi, ma al contempo rivendica la totale superiorità del cinema bidimensionale al quale viene affidato il compito d’intrattenere lo spettatore per il 99% del film. Il 3D è destinato alla sola fruizione visiva di scene ad alto impatto estetico che nascono e muoiono per un puro intrattenimento di superfice. Il cinema, ci dice Coppola, potrà anche evolversi tecnologicamente, ma rimarrà sempre costituito alla sua base dall’idea e dalla capacità di rappresentarla, che lo si faccia in due o in tre dimensioni.

Malgrado ciò le atmosfere tetre e cupe che caratterizzano questo romanzo gotico risultano evanescenti, esteticamente valide ma prive di sostanza. E a nulla serve inserire la figura di Edgar Allan Poe per condurre il personaggio protagonista attraverso il regno dei morti proprio come Virgilio mostrava a Dante i gironi dell’Inferno.

La non ordinaria bellezza della forma è l’esatto opposto della non ordinaria vacuità della sostanza.

Twixt

Twixt uscirà nelle sale cinematografiche nel 2012 quando, speriamo, Francis Ford Coppola sarà già al lavoro per qualcosa di un po’ più interessante.

4

Danilo Cardone

6 commenti leave one →
  1. 3 dicembre 2011 21:55

    Mamma mia che brutto film!
    Si salva solo la battuta dello sceriffo in ferramenta…

    • 4 dicembre 2011 14:00

      Film che non porta proprio da nessuna parte. la fine è arrivata quando io pensavo stesse finendo il prologo.. !

  2. Francesco permalink
    4 dicembre 2011 13:34

    Purtroppo non posso che essere d’accordo. Come dici tu sicuramente dal punto di vista visivo ci sono cose notevoli, ma a me è parso un esercizio di stile fino a se stesso, non senza una certa presunzione, con la quale Coppola sembra quasi dire: “guarda quanto sono bravo, sono talmente bravo che posso fare un bel film con una sceneggiatura scritta in dieci minuti”. Beh, stavolta ha toppato. Diciamo che è anche un oggetto affascinante, ma purtroppo privo di sostanza. Poi anche il cambio cromatico tra mondo reale e mondo dei sogni è roba tutt’altro che di primo pelo. Poi l’utilizzo del 3d onestamente non l’ho capito. Perchè limitarlo solamente a due singole sequenze? La cosa migliore rimangono i titoli di coda, molto zen e rilassanti😀

    • 4 dicembre 2011 13:58

      Sembra quasi la prova stilistica di un “vecchio” che cerca senza riuscirci di apparire giovane e innovativo.
      Si, i titoli di coda carini, però anche lì niente di mai visto prima..

      Dai Francis, dai, torna a occuparti di mafia che ti riesce meglio! eheh

  3. Francesco permalink
    4 dicembre 2011 15:22

    Già, le cose nuove lasciamole fare ai nuovi! Tra l’altro il film a pensarci sembra veramente una bozza, un cut non definitivo! E gli occhialini in sovrimpressione video? Che pacchianata, ahahah. Chissà se avranno il coraggio di far pagare il 3d a prezzo pieno. Secondo me si

    • 4 dicembre 2011 15:27

      ahah che poi il pubblico non è istruito sin dall’inizio della proiezione su cosa farne degli occhialini, e in molti li hanno indossati sin dal primo minuto!

      Forse un cortometraggio sarebbe stato più efficace, come un racconto di E.A.Poe, perché come scrive Stephen King “leggere un racconto breve è come dare un intenso bacio, e a volte è molto più soddisfacente di una lunga relazione con un romanzo.”

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