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50/50 – Jonathan Levine [2011]

2 dicembre 2011

.29° Torino Film Festival

Ridi che ti passa

50/50

Il 27enne Adam è un salutista che vive la sua vita felice con una bella ragazza, un lavoro e tanti amici. Un giorno, però, gli viene diagnosticata una rara forma di tumore alla colonna vertebrale, e la sua vita inizierà a cambiare.

Detto ciò, 50/50 è sicuramente uno dei film più divertenti visti a questa edizione, la 29a, del Torino Film Festival. No, non che sia una commediucola per ragazzini annoiati, però si ride.

Strano? Effettivamente si, ma questo è il più grande merito di questo film: offrire una visione della vita alquanto insolita per un malato allo stadio terminale. Una visione serena, non arrendevole, ma pacata e lucida.

Quando tutto attorno a te cambia è difficile rimanere sé stessi. Deleterio sarebbe però lasciarsi affossare da tutti questi inaspettati e non voluti cambiamenti. Ecco dunque l’ottimismo del protagonista e l’importanza dell’esorcizzazione della paura di quel male spesso incurabile.

Vivere la vita istante per istante, ecco qual’è il messaggio che sta alla base di questo film dal forte carattere incentivante per superare qualsiasi difficoltà apparentemente insormontabile della vita.

50/50. 50% sono le possibilità di sconfiggere il tumore del protagonista, così come 50% è il carattere ironico del film. L’altro 50% è dedicato al dramma.

Levine però è abituato a dirigere commedie e persino il dramma nelle sue mani sa non cadere nel banale e nel pesante. Il dramma del protagonista è il dramma dello spettatore che si muoverà emotivamente nella sua direzione, quella di un giovane qualunque che improvvisamente vede ogni sua aspettativa di vita futura, interrotta. Eppure la serenità del protagonista, un naturalissimo Joseph Gordon-Levitt, infonde calore allo spettatore che soffrirà con lui quando le speranze si ridurranno e gioirà con lui nei momenti felici.

Non è una visione realisticamente tragica e depressa, piuttosto una serena, malinconica presa d’atto di ciò che è.

Grande attenzione è posta alla fase dedicata al dover accettare una situazione simile, sia da parte dell’interessato, sia da parte di chi gli sta attorno. Malgrado la leggerezza dei momenti d’ilarità, è molto ben sviluppata l’analisi del doversi rapportare a questa nuova situazione, soprattutto da parte degli amici e dei parenti. In molti sono infatti coloro che abbandonano il povero malato, esattamente come descritto in un bellissimo libro di Norbert Elias intitolato La Solitudine Del Morente. Chi dovrebbe tenere su il morale del malato, del morente, nella maggior parte dei casi o si allontana per fuggire dalle proprie responsabilità, oppure si limita a ripetere frasi fatte e luoghi comuni per cercare di rincuorare il malato/morente. Ma il malato/morente non è stupido e tutta questa freddezza e questo continuo ripetere di meccanici auguri senza reale speranza non fanno che abbattere ancora di più chi li riceve. È una triste situazione davvero difficile da superare, ed è anche per questo che questo film riveste una certa importanza.

Certo, il problema di un lungometraggio come questo risiede tutto in una questione: dov’è il cinema in tutto ciò?

Bella la storia e il modo di raccontarla, discreti gli attori e la sceneggiatura, ma poi? Dov’è la forza dell’immagine e l’attenzione per la sua costruzione? Non lo sappiamo.

50/50

Sappiamo però che alla proiezione stampa di 50/50 hanno assistito anche Jerry Schatzberg e Valeria Golino, membri della giuria del TFF, essendo questo film candidato come miglior lungometraggio. Potremmo quasi scommettere questo sia uno dei film favoriti alla vittoria…

7,5

Danilo Cardone

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3 commenti leave one →
  1. 2 dicembre 2011 18:26

    dopo un resoconto così dettagliato del festival, attendo con trepidazione di conoscere il vincitore!

    • 2 dicembre 2011 18:51

      “..and the winner is: Cinefobie !”

      =P

      Domani si saprà tutto quanto! 😉

  2. 27 gennaio 2012 18:05

    Un bel film davvero. Chissà se lo vedremo arrivare in Italia

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