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Á Annan Veg, Either Way – Hafsteinn Gunnar Sigurðsson [2011]

1 dicembre 2011

.29° Torino Film Festival

Balla con le pecore

Á Annan Veg

Film in concorso come miglior lungometraggio al 29° Torino Film Festival, Á Annan Veg segna l’esordio “particolare” [citando Gianni Amelio, direttore del TFF] del regista islandese Hafsteinn Gunnar Sigurðsson.

La grezza ma sottile ironia dell’opera in pieno stile nordico con echi di Kaurismäki [ma bisognerà aspettare altre opere per poterlo confermare], pervade le solitarie vicende di due lavoratori addetti a ridipingere le linee gialle sulle strade, in uno dei posti più remoti e desolati dell’intera Islanda. Il caso vuole che i due siano anche imparentati tra di loro e che il loro modo di vedere il mondo sia sufficientemente opposto da creare ripetuti contrasti.

I protagonisti sono loro due, soltanto loro due, con l’aggiunta del paesaggio, ovviamente, da sempre parte integrante della vita di chi abita quelle zone del pianeta.

Lo sguardo di Sigurðsson è molto incentrato sui paesaggi stessi, quei meravigliosi landscape islandesi con un cielo infinito e distese lunari ai limiti dell’abilità per l’essere umano.

In queste condizioni per certi versi estremi, ecco che i due protagonisti hanno occasione di combattere e condividere tra loro molto più di quanto avevano preventivato, riscoprendo l’importanza dello stare insieme a un altro individuo.

A questo proposito, al termine della proiezione, viene posta al regista una domanda al fine di approfondire il suo rapporto con le donne, grandi nominate ma escluse dall’opera. Gunnar [come ama farsi chiamare per semplicità] sostiene di amare le donne ma anche che due uomini isolati per mesi in uno sperduto luogo dimenticato non potrebbero mai limitarsi a formulare soltanto gentili pensieri riguardo alle donne.

È sempre il simpatico Gunnar a spiegarci che l’idea di ambientare il film negli anni ’80 è frutto di una scelta mirata all’isolamento totale dei protagonisti, escludendo così la possibilità di fornirli di un cellulare, interrompendo così poesie e malintesi che si vanno a creare con personaggi relazionabili ai protagonisti ma che vivono in grandi città.

Alle bellissime immagini che il regista sa selezionare si aggiungono movimenti di macchina molto lenti ma non banali che dimostrano la formazione accademica di Sigurðsson.

Á Annan Veg

Á Annan Veg non è propriamente un film imperdibile né un capolavoro del cinema, però offre un’attenta analisi sulla società e sui rapporti umani, inscenata tramite una suadente tecnica cinematografica. Perché, dunque, privarsene?

7

Danilo Cardone

4 commenti leave one →
  1. 1 dicembre 2011 15:12

    a proposito di donne, lo chiedo anche a te, che noi ieri non siamo giunti a nessuna conclusione. La donna che ad un certo punto scende dal tir per poi salirci nel finale, è reale? è onirica? e se è reale, dov’è stata da quando è scesa dal camion a quando ci è risalita?

    P.S. spero tu ti sia perso “a little closer”.

    • 1 dicembre 2011 21:02

      Ma cacchio, ma magari ci siamo pure incontrati e nemmeno lo sappiamo ! eheh

      Quella donna non l’ho mica capita io. Credo fosse irreale come il camionista e la sua bevanda “riscaldante”. ma non ne sono sicuro..

      ps: si, me lo sono proprio perso! ^_^

      • 2 dicembre 2011 10:16

        niente di più facile… 😉
        ieri mi sono presa un giorno di “riposo”, ma oggi torno, così recupero 388 arletta avenue, poi
        50/50 e the descendants…

  2. enrico permalink
    10 febbraio 2012 20:32

    ciao a tutti

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