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Condition – Andrei Severny [2011]

30 novembre 2011

.29° Torino Film Festival

Bad condition

Condition

Ci sono film criptici, pieni di allegorie e significati nascosti che comprende solo il regista e qualche altro pazzo come lui.

Ci sono poi film evocativi, che fanno dell’esperienza visiva e sonora il loro punto di forza, senza per forza avere chissà quale significato alle spalle.

E poi c’è Condition, un film che non ha né significati reconditi, né potere evocativo.

E pensare che il regista, l’educato Andrei Severny che si presta al volantinaggio a fine proiezione, l’idea buona l’aveva avuta sul serio! In un futuro apocalittico imprecisato [tanto c’è solo natura] una dottoressa si prende cura di una ragazza con evidenti problemi a relazionarsi e un udito ultrasviluppato, e tenta di curarla tramite sedute sonore.

L’idea è fantastica, e apre lo spazio a innumerevoli possibilità. Difficile sarebbe stato fare un capolavoro, ma non impossibile un’opera buona, evocativa e misteriosa. Ma ancor più difficile è stato fare un film così irritantemente vuoto e tedioso!

C’è mare. Tanto mare. Ingiustificatamente tanto mare. E poi ci sono le due protagoniste. Due pessime attrici, credo le peggiori viste quest’anno al Torino Film Festival. Ebbene, di queste due, la più giovane a un certo punto fugge. E quindi? Mah, chi lo sa… fino a quel momento il rapporto tra le due sopravvissute non era mai stato indagato né approfondito, quindi, cosa importa allo spettatore se si ri-incontreranno o meno, dal momento in cui una delle due è volontariamente scappata? Assolutamente nulla. Però il regista crede sia interessante e ci costruisce su ben 70 minuti [che sembrano 6 ore e mezza] di nulla.

Immagini scontate e ripetitive che si fondono con suoni fastidiosi e monotoni. Che gran peccato viste le premesse sulle potenzialità intrinseche del suono!

A dir la verità l’unica cosa che si potrebbe salvare di questo film è la fotografia, con qualche buono spunto [ma altri pessimi] e qualche immagine astratta degna di nota. Peccato però l’esposizione luminosa totalmente sballata in alcune scene che penalizza quella minima parte di piacere estetico della quale avremmo potuto godere.

Presentato in anteprima mondiale alla 29a edizione del festival cinematografico torinese, non credo abbia gratificato molto il suo creatore, tristemente ignorato dal pubblico che stancamente accetta i foglietti che distribuisce malgrado il suo appello iniziale di porgergli qualsiasi domanda a film terminato. D’altronde non dev’esser stato un bel colpo nemmeno osservare come durante tutta la proiezione la gente usciva dal cinema a gruppi, svuotando anzitempo una gremitissima sala colma di buone aspettative.

Condition

Insomma, spiace sempre doversi confrontare con tali pochezze tecniche ma ancor di più, d’idee. Da quella interessante iniziale, nulla si sviluppa, nulla si muove, nulla ci tocca. Che amarezza.

2

Danilo Cardone

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