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Midnight In Paris – Woody Allen [2011]

29 novembre 2011

.29° Torino Film Festival

L’âge d’or de Paris

Midnight In Paris

Interamente ambientato in una “magica” Parigi, Midnight In Paris segna il ritorno nei cinema del migliore Woody Allen, quello che ci aveva abbandonato sul finire degli anni ’80 in favore di commediucole ben realizzate ma mai così acute.

Con questo suo nuovo lungometraggio il sempre più esperto Woody fissa tramite l’obiettivo della macchina da presa un altro pezzettino d’una grande e sfaccettata autobiografia che è data dall’insieme di tutti i suoi film. Anche se lui non è sulla scena, infatti, la sua personalità cosparsa di fobie e intellettualismo è ovunque, in ogni singolo fotogramma.

La storia narra le vicissitudini del promesso sposo interpretato da Owen Wilson, in quel di Parigi. Scrittore valutato esclusivamente per il suo valore commerciale, riscopre tutto il suo amore per lo scapigliato stile di vita bohémien di fine ‘800/inizio ‘900 che ha caratterizzato la belle époque parigina. Tra incomprensioni e litigate con la fidanzata, ecco che la romantica magia di una Parigi non solo contenitore di persone, ma entità dotata di personalità propria, regala al protagonista attimi di pura felicità…

L’amore per le città ha sempre contraddistinto le opere di Allen. All’inizio fu New York, Manhattan nello specifico, poi fu la volta di Londra, Barcellona e ora Parigi, con la sua discrezione e la sua pittoresca nostalgia dei bei tempi andati che emana ancor’oggi negli angoli più caratteristici della città. Assolutamente perfetta, in questo senso, è l’introduzione del film con quei quasi quattro minuti di successione d’immagini, di fotografie di scorci d’una città che trasuda il proverbiale romantisme parisien, quasi Allen fosse un nuovo Eugène Atget a caccia di quei vicoletti così unici e suggestivi, che persino i parigini stessi paiono aver un po’ dimenticato.

Inoltre, a livello tecnico, come non ricollegare questo splendido avvio di pellicola, con quello storico, magistrale che apriva le danze nel capolavoro Manhattan del ’79? Là fu il bianco e nero a caratterizzare il caldo grigiore del cuore pulsante della grande mela mentre qui è proprio il colore che colma di vita i luoghi, e anche se manca la voce fuori campo di Allen a commentare la frenetica vita newyorkese, una splendida colonna sonora la sostituisce alla grande donando allo spettatore tutti gli stimoli necessari per immergersi nella sognante atmosfera parigina.

Midnight In Paris

E’ un Allen con meno fobìe del solito, quello che ci immortala la capitale francese. E’ un Allen quasi sereno, sicuramente nostalgico, che in questa stessa malinconica assenza non reclama a ogni occasione ma sa immergere il protagonista pienamente in ciò che gli accade, senza troppi timori e remore. Non che il Wilson alleniano sia uno spavaldo, ma nemmeno si tira indietro dall’esperire nella calda e confortevole Parigi dei tempi andati.

Ritrovandovisi immischiato per chissà quale surreale motivo, ecco che nella notturna pittoresca vita parigina il protagonista entra senza mezze misure nei suoi sogni e li vive appieno, interagendo con ogni elemento in scena. E’ un sogno reale quello che vive, con un procedimento che ci riporta alla mente [ma con altri fini] gli incontri ultraterreni dei protagonisti di Scoop del 2006.

Il sogno per Allen, dunque, come momento di reale esperire, come parte integrante e fondamentale della vita umana, seguendo quanto teorizzato da artisti alla Dalì e alla Buñuel. E non è un caso. Tant’è che il protagonista s’imbatterà incredulo nella conoscenza di tutte le più importanti personalità culturali delle epoche nelle quali si ritroverà: i già citati Buñuel e Dalì, ma anche Ernst Hemingway, Henry Matisse, Henri de Toulous-Lautrec, Paul Gauguin, Edgar Degas, Man Ray, Scott Fitzgerald, Cole Porter e Pablo Picasso, con annessa una delle sue muse Adriana della quale finirà per innamorarsi, come nella migliore tradizione degli amori impossibili della letteratura.

Ma gli agganci con la cultura dell’epoca non sono solo di facciata e allora ecco che una delle prime scene è una citazione assolutamente letterale di uno dei dipinti più famosi di Claude Monet. Al contempo Allen rincara la dose, ancor più di quanto già accennato negli ultimi suoi lavori, contro il finto intellettualismo d’apparenza di uno dei personaggi in scena. Allen dimostra di non digerire l’arroganza e la saccenza con la quale i nuovi finti intellettuali [americani, perlopiù] inscenano i loro inutilissimi show per allietare l’ignoranza altrui.

Allen, per contro, mette in scena una commedia intellettuale come pochi [forse nessuno] sono stati in grado di fare in questi ultimi anni, e lo fa attraverso una tecnica registica magistrale, che si avvale di una fotografia meravigliosa, che già da sola sa definire epoche e atmosfere, nonché sogni e speranze dei protagonisti.

E poi la macchina da presa, con il suo sguardo mai banale, che si muove alla perfezione negli spazi, regalandoci scene di cinema perfetto come il piano sequenza nei giardini di Versailles, meraviglioso spaccato d’un cinema della naturalezza che i nuovi registi sembrano aver perso la volontà di rischiare e i nuovi attori paiono aver smarrito la capacità d’interpretare.

Midnight In Paris

Midnight In Paris è un film per sognatori e nostalgici che hanno ancora la speranza che i sogni possano avverarsi e che esista un mondo dove il bello estetico e l’intelligenza delle persone regnino sovrane. La nuova Cenerentola, da oggi, vive a Parigi e frequenta fumosi locali in legno bevendo calvados al fianco di letterati e artisti. Grazie Woody.

9

Danilo Cardone

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5 commenti leave one →
  1. 29 novembre 2011 16:03

    Già ero intenzionata ad andarlo a vedere, ma ora… corro in sala! 😀

  2. 29 novembre 2011 18:03

    Correte in sala: finalmente un film degno di Woody Allen!

  3. 8 dicembre 2011 16:48

    Mi è piaciuto. Leggero ma di quella leggerezza intelligente che sa farti godere dei riferimenti colti senza essere saccente, un film innamorato di ciò che la vita sa regalarci se sappiamo cogliere questa generosità con il dovuto stupore. C’è una cosa però che mi ha lasciato un po’ di amaro: c’è una svolta rapidissima, quasi didascalica che costringe i protagonisti (Wilson e la Cotillard) a spiegarsi, a spiegare. Da lì la storia scivola troppo velocemente verso la chiusura, quasi che Allen avesse avuto paura di “sforare” i suoi consueti 90 minuti. In questo film ritrovo più certe atmosfere de “La Rosa purpurea del Cairo” che riferimenti a “Manhattan” (che è davvero un capolavoro). “Midnight in Paris” ne è ben lontano.

    • 8 dicembre 2011 18:33

      Si, il finale è banale e rovina un po’ l’opera.. non è una chiusura alla Amore E Guerra, colma di citazioni letterarie, artistiche e cinematografiche.. però glielo si può perdonare. L’intelligenza e la sensibilità profusa fino a quel momento è d’estrema godibilita.

      Le atmosfere, come evidenzi tu, non sono quelle di Manhattan. Il mio riferimento a questo film era registico, dovuto alla sequenza quasi documentaristica di scorci cittadini.

  4. Francesco permalink
    23 ottobre 2012 23:01

    L’ho rivisto questa sera, semplicemente bello.

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