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Le Vendeur – Sébastien Pilote [2011]

28 novembre 2011

.29° Torino Film Festival

Le sauveur

Le Vendeur

Film in concorso per il premio come miglior lungometraggio alla 29a edizione del Torino Film Festival, Le Vendeur sa portare in sala la domenica pomeriggio centinaia di spettatori, un pubblico variegato che alla fine apprezza e premia il presente attore protagonista Gilbert Sicotte con un fragoroso applauso.

A dir la verità tutto questo ci sorprende un poco.

Le Vendeur non è un brutto film, tutt’altro! Però… è lento! È un film molto lento che non può distinguersi né per particolari intrecci della trama, né per inaspettati colpi di scena.

L’esordio dietro alla macchina da presa del regista Sébastien Pilote punta subito in alto, con un’opera statica, troppo statica che a delicati momenti alterna assenti momenti. Istanti di nulla non di contemplazione, ma di vera mancanza d’un punto focale.

Non essendo in un cinema esperienziale e non puntando il massimo sul solo potere dell’immagine, tutto ciò che di buono c’è in Le Vendeur viene diluito e perde la propria efficacia.

Malgrado ciò, però, la sobria eleganza dei personaggi colpisce lo spettatore e la bontà d’animo del protagonista non può non farsi amare.

Il protagonista è un venditore di automobili. Anzi, è il miglior venditore di automobili del Canada. Nessuno è bravo come lui nel fare acquistare un’autovettura, nemmeno quando la crisi porta alla chiusura della fabbrica che dà lavoro all’intero paese nel quale sorge.

Tutto qui. Lui ha una figlia e un nipote. Non c’è altro.

La noia arriverà, inesorabile e stanca come solo lei sa fare, perché seguire le minimali vicende del protagonista è gradevole ma un po’ superfluo. Persino la rarefazione d’un paese totalmente coperto di neve si nota ma non è preponderante. Si, tutto è innevato e il clima è palesemente ghiacciato, però non c’è un’integrazione con esso.

La stasi dell’animo [ed ecco il vero punto di forza dell’opera] segue il suo percorso, laddove i soli stimoli in grado di smuoverla sono l’amore per la famiglia e per il lavoro. Lavoro che viene visto non come condanna ma come momento di piacere e d’interazione con il prossimo.

Ciò che caratterizza il miglior venditore del Canada è infatti la sua calda cordialità. I clienti non sono polli da spennare ma amici che devono trovare la loro meritata soddisfazione.

Ma non tutto va come deve andare, e la vecchiaia incalzante del protagonista corrisponde con la vecchiaia del paese, con la terza età di quel luogo dove persino il benzinaio interrompe la sua attività.

Le Vendeur è un film sulla mancanza, sull’assenza del prossimo, del lavoro, del denaro. Di ogni cosa. È la vera crisi dell’uomo immerso nell’infinita distesa ghiacciata dei rapporti umani. L’unica fonte per riscaldarsi è l’amore nei confronti del prossimo, ed è di questo che l’anziano venditore, vive.

Molto molto bravo Gilbert Sicotte, centro nevralgico dei non avvenimenti narrati.

Regia accorta ma quasi mai rilevabile, se non in un paio di occasioni.

Le Vendeur

E’ vero, non basta inserire una grande nevicata per fare di un film lento, un film poetico, però tutto scorre e va come deve andare. E se la vita del venditore di automobili è lenta e poco emozionante, non gliene si può fare una colpa. C’è chi vive una vita al massimo e chi al massimo vive una vita. Sébastien Pilote sa come ricordarci che anche se tutto è inutile, amare non può che fare bene al nostro spirito.

7

Danilo Cardone

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