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Watchmen – Zack Snyder [2009]

20 novembre 2011

I guardiani della notte

Watchmen

Cinque anni dopo il crud[issim]o L’Alba Dei Morti Viventi e tre dopo il visionario [ma un po’ banale] 300, Zack Snyder torna dietro la macchina da presa per cercare di affermarsi sempre più nel gotha dei registi più importanti del XXIsec.

Questa volta il soggetto è Watchmen, pluripremiata e apprezzata serie cult a fumetti di metà anni ’80, ideata dall’autoproclamatosi sciamano Alan Moore [il quale rifiuta fermamente qualsivoglia legame con il film, come già fece per V Per Vendetta] e disegnata da Dave Gibbons e John Higgins.

Film della durata di ben 162 minuti nella versione cinematografica, e addirittura di 3 ore abbondanti nella director’s cut, evidenzia ancora una volta pregi e limiti di un regista dalle grandi potenzialità commerciali.

Tutto il talento di Snyder è da ricercare nei movimenti di macchina, non propriamente innovativi ma di estremo impatto visivo, così come nelle eccelse commistioni che realizza tra immagini e suoni, in particolare nei titoli di testa, trasformati in qualcosa di vagamente poetico grazie al Bob Dylan di The Times They Are A-Changing, e non da meno nelle scene commentate a livello sonoro da Jimi Hendrix piuttosto che da Simon & Garfunkel.

Anche l’azione gioca a favore del regista, ben realizzata come è nelle sue caratteristiche.

Watchmen

Purtroppo ciò che manca è un’unitarietà dell’opera che avrebbe potuto garantire uno spettacolo completo per lo spettatore e non, come invece avviene, un susseguirsi di mini-scenette evidentemente preconfezionate che nascono e si concludono nel loro limitato tempo filmico.

La trama è complessa. Intrecciata, con colpi di scena e risvolti continui, ma nel film tutto pare finalizzato a una conclusione prevedibile sin dalle prime battute, e che anche se non ci apparirà come inspiegabile la rapporteremo a un cliché ormai classico nel cinema di questo genere.

Invece, purtroppo per Snyder, per fortuna per il lettore, nella serie fumettistica originale era presente un’assoluta innovazione per quanto riguarda il ruolo stesso di super-eroe, non più super-uomo dai superpoteri caratterizzanti, bensì un uomo che si sente super per dovere etico e morale in salvaguardia della specie e che convive essendone al contempo cosa ben diversa, con il personaggio del Dr. Manhattan, lui si, super-uomo, ex umano trasformato in non onniscente semi-dio.

Nel film questo carattere distopico della condizione umana è ridotto al minimo, aspetto assolutamente secondario che annienta ogni risvolto psicologico, in verità estremamente preponderante nei fatti non raccontati. Tutto è funzionale a una storia d’amore del quale nulla c’importa e a una brama di potere, che sarebbe spunto per riflessioni, ma che nel film non è altro che il capriccio d’un uomo super intelligente.

Watchmen

Il ritmo, uno dei punti di forza di 300, è qui assente. E’ evidente come le scene di azione s’inframezzino alla narrazione con il solo scopo di non annoiare uno spettatore che avendo pagato un biglietto per la proiezione cinematografica dovrà tenere vigile l’attenzione per tutta la lunga durata del film. Ma sono scene spesso esterne alla trama, che trovano ragione d’esistere soltanto in un ottica di vendibilità dell’opera stessa.

Snyder è dunque un buon regista? Si, ma per un cinema adolescenziale. Il suo problema sono le sue ambizioni smisurate che lo portano a far durare un film 3 ore. E’ assurdo. Forse pensa di essere Kubrick, eppure veste i suoi personaggi come Batman e Robin…

Gli attori se la cavicchiano, ma ho il fondato dubbio che le facce di Patrick Wilson e Matthew Goode vivano ancora del ricordo sempre vigile delle loro interpretazioni rispettivamente nel sorprendente Hard Candy di David Slade e nel sempre apprezzato Match Point di Woody Allen, entrambi del 2005.

La sceneggiatura merita un discorso a parte in quanto deve confrontarsi con quella originale del fumetto che venne riconosciuta dal Time come uno dei cento migliori romanzi nell’arco di tempo che va dal 1923 ai giorni nostri. Se da un lato questo appare come un confronto difficile da sostenere, dall’altro lato agevola il compito dello sceneggiatore che si ritroverà con delle solide basi sulle quali fondare i dialoghi per il film. Il risultato è però deludente, molto lontano dai fasti dell’altra creazione di Moore V Per Vendetta, rimane imperniato sulla linea delle classiche battute del cinema hollywoodiano contemporaneo, tanto per non rischiare di fare qualcosa di intelligente e, chissà, magari perdere qualche spettatore.

Watchmen

In definitiva Watchmen è un film che si lascia guardare, con qualche interessante spunto registico e una storia di fondo che traspare e mai emerge. Peccato.

6

Danilo Cardone

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