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L’Uomo Che Sapeva Troppo – Alfred Hitchcock [1956]

9 novembre 2011

Il regista che ne sapeva troppe

L'Uomo Che Sapeva Troppo

Anno 1956, Alfred Hitchcock dirige un altro dei suoi thriller mozzafiato.

Protagonista, ancora una volta dopo Nodo Alla Gola, La Finestra Sul Cortile e un solo anno prima di La Donna Che Visse Due Volte, è James Stewart. Tocca a lui l’arduo compito d’interpretare un personaggio comune immischiato per caso in una spirale vorticosa che lo trascinerà assieme alla sua famiglia in un tunnel senza apparente via d’uscita. Calma, astuzia e ingegno sono le sole armi che avrà a disposizione per sconfiggere il Male organizzato che pare non lasciare scampo alcuno.

Come accadrà tre anni più tardi nel bellissimo Intrigo Internazionale con uno smagliante Cary Grant, non ci troviamo di fronte a un’opera monocamera come già assaporato nei capolavori Nodo Alla Gola e Il Delitto Perfetto, bensì saremo costretti ad immergerci in un avventura itinerante, che è mutevole e dinamica negli ambienti perché la ricerca della verità coincide anche con la ricerca di qualcosa che i malfattori sottraggono [più o meno] accuratamente ai nostri eroi.

Interessante è notare come gli “eroi”, i protagonisti per i quali lo spettatore tiferà, sono più d’uno, ben differentemente dalla pratica usuale nel cinema contemporaneo dove l’integerrimo eroe è uno e uno soltanto e tutti gli altri sono personaggi di contorno. Il geniale Hitchcock invece intuisce l’importanza narrativa di suddividere temporalmente e spazialmente il ruolo di protagonista, in questo caso tra il marito e la moglie, una Doris Day mai così nella parte. Per il regista britannico questa non è l’unica volta che utilizza questa scelta, ma sicuramente è una delle occasioni in cui riesce meglio a bipartire l’attenzione dello spettatore.

L'Uomo Che Sapeva Troppo

Malgrado ciò non si può non contestare a quest’opera d’essere un po’ sotto ritmo rispetto allo standard al quale il buon Alfred ha saputo abituarci. Tutta la prima metà è straordinariamente inscenata, con tanto di mercato e ristorante marocchino e nulla manca, se non un po’ di ritmo, per l’appunto. Tutta questa sezione è basata sugli elegantemente deliziosi ironici siparietti che si creeranno tra moglie e marito e tra l’approccio culturale occidentale con quello esotico marocchino. È tutto meravigliosamente godibile, ma al contempo un po’ troppo vago e prolisso. Certo è che non sempre si può chiedere a un regista di film thriller di tenere un ritmo esageratamente elevato, e infatti questa prima parte è soltanto il prologo per la vera azione che si troverà dalla metà in avanti.

Molto sono, come di consueto per un film di Hitchcock, le scene memorabili che andrebbero viste e riviste decine di volte tanto nelle sale quanto nelle scuole di cinema per imparare davvero a dirigere coscienziosamente una pellicola evitando di cascare in banali errori come troppo spesso accade di rilevare nei commercialissimi thriller degli ultimi anni.

Sopra tutte, sicuramente merita un’attenzione particolare la scena dell’omicidio nella Royal Albert Hall londinese. In uno scenario d’incanto, con una sala stracolma di persone autorità comprese, soltanto i protagonisti, paladini del bene e beniamini dello spettatore, sono a conoscenza dell’omicidio che sta per essere perpetrato. Riusciranno ad impedire che ciò avvenga? Come faranno? Non sarò io di certo a svelarvi ciò, ma dall’inquadratura di base che propone una geometricamente perfetta sala con tanto di orchestra sul palco bene intenta a suonare vigorose sinfonie, un rapido montaggio ci mostra la bionda Doris Day, il nascosto assassino, il bersaglio bene in vista e infine un affrettato James Stewart.

L'Uomo Che Sapeva Troppo

Tutto questo alternarsi di istanti che vanno a comporre i palpitanti attimi prima del drammatico episodio, riescono a creare una suspense senza pari nel cinema contemporaneo che soltanto lo stesso maestro Hitchcock è riuscito ad eguagliare in scene come il tentato assassinio della Grace Kelly de Il Delitto Perfetto oppure nel parallelismo, anch’esso alternato, tra il giocatore di tennis e il pazzo che cerca di recuperare una chiave da un tombino che si era visto nel film dal doppio titolo Delitto Per Delitto o L’Altro Uomo del ’51.

Le altre due scene davvero memorabili de L’Uomo Che Sapeva Troppo prevedono un assassinio nel bel mezzo del mercato di Marrakech e ancora più, lo straordinario montaggio che dal campo largo va a stringere sul dettaglio quando un fischio lontano richiama l’attenzione dei protagonisti durante un ricevimento.

Insomma, scene memorabili, così come le musiche le quali non sono soltanto di corredo all’immagine, anzi, sono in più occasione protagoniste.

La musica classica che scandisce meravigliosamente i titoli di testa sarà ripresa nella già citata scena della Royal Albert Hall, mentre la canzone da oscar Que Serà, Serà (Whatever Will Bee, Will Be) non rappresenta soltanto un incantevole inserto familiare che salda il legame tra madre e figlio, ma si dimostrerà ricorrente in altre occasioni all’interno della pellicola.

L'Uomo Che Sapeva Troppo

L’Uomo Che Sapeva Troppo è dunque l’ennesimo capolavoro di Alfred Hitchcock, ovvero un film che diventerà ben presto archetipo per il cinema futuro. E malgrado il film impieghi un po’ di tempo a carburare, non si può fare altro che adorare un cinema di così elevata fattura.

L'Uomo Che Sapeva Troppo

Danilo Cardone

2 commenti leave one →
  1. 15 novembre 2011 15:13

    Uno dei pochi film del Maestro che non ho ancora visto. Purtroppo, una vita è davvero troppo poca per riuscire a vedere tutto quel che si vorrebbe ç__ç

    • 15 novembre 2011 15:57

      Impossibile contraddirti.
      Per fortuna, però, abbiamo sufficiente tempo per poter assaporare una parte di ciò del quale è possibile fruire.
      ..e Hitchcock, in tutto ciò, ha priorità assoluta.
      😉

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