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Potiche, La Bella Statuina – François Ozon [2010]

27 ottobre 2011

Potiche, la politique

Potiche, La Bella Statuina

E’ un François Ozon apparentemente lontano dalle riflessioni tanatologiche e sull’io, quello che si è presentato alla 67a edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Potiche è la storia di una donna, stanca d’essere un potiche, per l’appunto, un soprammobile senza alcun valore, che un po’ per caso un po’ per necessità afferra la propria vita a due mani per trasformarla in qualcosa di sensato.

E’ una favola ottimista quella che Ozon ambienta sul finire degli anni ’70. Più simile alla frivolezza di 8 Donne e Un Mistero del 2002 che agli intricati e per certi versi “difficili” Swimming Pool e Amanti Criminali, Potiche è un’opera interamente giocata sulla ricostruzione degli ambienti e sulla sceneggiatura, tant’è che l’idea di base è desunta proprio da una pièce teatrale.

I movimenti di macchina ridotti al minimo però, non declassano il pregevole lavoro che anche questa volta l’esperto regista mette in atto. I colpi di scena, malgrado siano relativi agli affari familiari, non mancano e non sono banalmente inscenati alla Beautiful o nello stile di qualsiasi altra soap opera o telenovela, bensì sono finemente distillati al fine di restituire una definizione del personaggio protagonista [ma non solo quello] che gradualmente prende corpo e contemporaneamente perde l’innocente e ingenua illibatezza che lo contraddistingueva fino a quel momento.

Attenzione, non ci troviamo di fronte a un personaggio moralmente sbagliato ma di fronte alla riproposizione di un modo d’essere apparentemente frivolo ma nella sostanza molto profondo e radicato nella condizione di vita quotidiana, direttamente proporzionale al ruolo che una persona gioca all’interno della società.

In altre parole si riporta la meravigliosa Catherine Deneuve, raggiante come non mai e in splendida forma, vicina al ruolo che già fu suo nel particolare Bella Di Giorno del ’67 dell’estemporaneo regista Luis Buñuel.

Potiche, La Bella Statuina

Tutto nasce dall’insofferenza societaria che attanaglia la donna forzatamente costretta al suo ruolo di madre e curatrice dell’ambiente domestico. Non è il suo pensiero che conta, né la sua felicità perché a quelle è il marito in carriera che ci pensa, non realmente occupandosi della moglie, ma imponendole uno stile di vita. Per Ozon la donna è nuovamente protagonista del disagio e delle turbe che contraddistinguono la maggior parte dei personaggi dei suoi film e malgrado in questo caso sia assente il feticismo che permeava l’opera di Buñuel e che conturbava spettatori e personaggi dell’opera, è la natura libera e autoritaria a garantire la trasgressione morale delle regole, in perfetto stile rivoluzionario post-sessantottino.

D’altronde il tema politico è alla base della trama del film, e l’aderenza del regista a quella che per gli italiani corrisponde alla sinistra politica è ben evidenziata. E’ comunque necessario rilevare come il dispotismo del marito/padrone della fabbrica di ombrelli centro nevralgico delle vicende, che è spesso paragonato a Hitler, non sia il solo ad essere condannato. Il socialista interpretato dall’appesantito Gérard Depardieu vorrebbe far sì nelle intenzioni gli interessi dei lavoratori, ma nella pratica non si dimostrerà molto coerente. Allo stesso modo i rappresentanti sindacali dei lavoratori scioperano sì per migliorare le condizioni e aumentare i propri diritti, ma sciopereranno con altrettanta foga quando corrotti.

Insomma, non è questo un Ozon politico inteso come “di parte”, ma un Ozon politico inteso come “polemico”. Potiche infatti più che una rievocazione fine a sé stessa di un’epoca che non c’è più pare un urlo nostalgico nei confronti di princìpi assenti allora come oggi dalla maggior parte della società. Non è dunque da escludere nemmeno l’interpretazione che vuole vedere in questo film un attacco alla politica francese. Non sono gli ideali comunisti o socialisti a mancare, ma l’idea di comunità, anzi, ancor meglio, di comunione degli individui. L’immancabile personaggio omosessuale non è una semplice figurina tanto cara alla natura del regista stesso, ma assume qui anche valenze di apertura mentale e morale di una società troppo chiusa nell’egoistica individualità del singolo. Si presti attenzione che il messaggio che emerge da quest’opera non è in favore di un’unione indiscriminata tra persone e classi sociali al fine di avere un’eterna parità ingiustificata, bensì ciò che interessa al regista sembrerebbe essere evidenziare l’importanza della presa di coscienza dell’individuo di essere parte di un unico individuo che è la comunità della quale facciamo parte. Non uniformarsi, ma distinguersi per dare il proprio contributo alla collettività nel migliore dei modi secondo le proprie possibilità.

Potiche, La Bella Statuina

Potiche, La Bella Statuina affronta dunque varie tematiche, non ultima quella di un femminismo prorompente e necessario per la trama che tenderei maggiormente a identificare come metafora di una indispensabile pacifica ribellione dell’oppresso nei confronti del suo padrone.

E’ questo un film in pieno spirito anni ’70, nello trama e nella forma, sin dai titoli di testa. Mancheranno i soliti disturbi ozoniani, ma non per questo ci sentiamo messi meno in discussione. Potiche è un film estremamente godibile diretto e interpretato a regola d’arte. Non si può chiedere altro.

8

Danilo Cardone

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One Comment leave one →
  1. 27 ottobre 2011 17:42

    deneuve strepitosa. comunque è un ozon deliziosamente e solo apparentemente frivolo. questo film, e ancora di più il bellissimo otto donne e un mistero, mi fa pensare a quella frase di non ricordo chi: la profondità va nascosta in superficie.

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