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La Storia Di Glenn Miller – Anthony Mann [1954]

14 ottobre 2011

In the mood for a moonlight serenade

La Storia Di Glenn Miller

In questo film è narrata, come facilmente evincibile dal titolo, la vera storia del musicista statunitense Glenn Miller.

Dopo anni di gavetta in piccole orchestre, il nostro riesce a trovare il giusto spazio per poter proporre le sue composizioni in chiave jazz, e raggiungere così la fama mondiale a cavallo fra gli anni ’30 e ’40 del Novecento.

Il lungometraggio di Anthony Mann racconta molto bene queste vicende, con particolare attenzione al lato amoroso della vita del jazzista, senza mai cadere nel noioso. Anzi, il ritmo è costante e ben presente mantenendo così lo spettatore sempre attento al succedersi dei fatti.

Di per sé il film è una commedia. Tutto è strutturato e romanzato come tale e, complice un James Stewart in splendida forma [come la maggior parte delle volte, tra l’altro…], non sarà difficile per lo spettatore più attento notare le molte somiglianze con le classiche commedie di Frank Capra.

Qui però ogni avvenimento è funzionale alla storia del musicista, a raccontare ogni passo fondamentale della sua vita e, per fortuna, grandissima parte del film è dedicata alle meravigliose musiche del geniale Miller.

E’ la musica, dunque, la vera protagonista al pari del suo creatore. Tutte le attenzioni sono su di lui e sulle sue composizioni. La carenza d’un’indagine psicologica è motivata quindi dal fine: questo film si pone come un omaggio, una celebrazione al genio Miller e alla sua musica. Tutta la storia sembra quasi una favola, nulla va storto e nemmeno i drammi che s’inseriscono di quando in quando nella trama sono sottolineati, anzi, lo spirito morale, stoico, patriottico e cristiano [malgrado la religione non sia mai menzionata nel film] del protagonista sono un’iniezione di fiducia per lo speranzoso spettatore del periodo post-bellico, oltre che essere il miglior modo possibile per ricordare lo stesso Glenn Miller.

La Storia Di Glenn Miller

Il jazz è dunque ben presente sulla scena e lo è in varie forme.

Dagli inizi nel quale Miller e le sue orchestre lo suonavano in locali più o meno rinomati, si passa nella seconda parte della storia al successo internazionale, fatto di fama e denaro.

Non siamo qui in presenza di un jazz bohemienne come in Paris Blues, nel quale Paul Newman e Sidney Poitier incarnavano il duplice spirito geniale e ribelle che è proprio anche dell’improvvisazione, fondamento del jazz. Ne La Storia Di Glenn Miller ci troviamo di fronte al jazz ragionato, viscerale ma mediato dalla mente di un grande compositore che più che a pensare a sé stesso dedica il suo tempo a crear musica per un sereno intrattenimento altrui.

Nel primo periodo, dunque, quello meno “elegante”, il regista ci regala un jazz più ruvido, meno imbrigliato, e per fare ciò chiama a esibirsi di fronte alla macchina da presa star del genere come Ben Pollack prima e Louis Armstrong e lo scatenato batterista Gene Krupa poi, che insieme ad altri veri musicisti [e con l’inserimento di Stewart/Miller] danno vita a una selvaggia esibizione puramente jazz nella forma e nello spirito.

Bravissima e affascinante è invece la cantante-attrice Frances Langford che verso la fine del film apparirà come una star per cantare Chattanooga Choo Choo sulle musiche arrangiate proprio da Glenn Miller.

La regia di Mann non è assente, anzi, a una puntigliosa costruzione degli ambienti affianca una buona fotografia e un montaggio tutt’altro che deludente che trova il suo apice nella straordinaria scena dei bombardamenti nella quale viene ossimoricamente posta una delle maggiori hit di Miller.

La Storia Di Glenn Miller

La Storia Di Glenn Miller è un film divertente e, purtroppo, commovente con un James Stewart perfettamente calato nella parte e una June Allyson che pare davvero completare la figura un po’ estemporanea del protagonista.

Per piacevolezza della storia e bellezza delle musiche, oltre che per informazione, questo film è davvero consigliato a chi ha un po’ nostalgia di tempi passati, dove persino la violenza non era gratuita nemmeno nel linguaggio. In onore di un grande musicista.

8

Danilo Cardone

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