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Sadismo – Nicolas Roeg e Donald Cammell [1970]

27 agosto 2011

Sympathizing with the devil

Sadismo

Tradotto in italiano con un negativo “Sadismo”, nella versione inglese il film è rappresentato da un titolo dal carattere ben più artistico: Performance.

Non c’è dunque l’accezione perversa presente nella versione italiana bensì un richiamo a un’espressione artistica che nasce, matura e muore in un determinato momento generando in primis un’esperienza formativa per l’artista stesso. E’ chi compie la performance, prima ancora che lo spettatore, a voler [e dover] cercare nuovi stimoli e al contempo nuove risposte tramite l’azione della performance stessa. Si pensi a Marina Abramovic, la più importante performer contemporanea. E’ per sua stessa ammissione che ogni performance era pensata per spingere al limite la sua mente e il suo corpo, uscendone ogni volta accresciuta, quasi rinata.

Ecco quindi che il titolo originale di questa insolita pellicola prende significato.

La storia narra infatti di vicende più o meno avvincenti di gangster che passano il tempo a intimidirsi, estorcersi denaro e ammazzarsi. Superata questa trama di pretesto che serve più come definizione del protagonista che per altro, si giunge alle seconda metà del film dove tutto è esperienza, tutto è accrescimento personale, tutto è performance.

Chi è l’artista in questione? I performer sono due: un James Fox inizialmente molto rigido e severo, sadico, per l’appunto e un Mick Jagger che pur svestendo i panni da leader dei Rolling Stones non abbandona la sua impostazione trasgressiva e sensuale al contempo.

E’ tramite l’iniziazione che il diabolico Jagger opererà sull’inconsapevole Fox che si caratterizza la parte più interessante del film, nella quale forma e sostanza troveranno la loro più consona espressione.

Di sostanze ce ne sono molte, tra cui marijuana e ancor più funghi allucinogeni. Ma l’essenza del film, della ri-scoperta di un nuovo sé, passa attraverso una continua antitesi basata sul doppio. Un doppio assolutamente bergmaniano come in Persona, dove gli opposti si attraggono per ragioni ben più ancestrali di quanto la nostra mente possa afferrare e al contempo si respingono a causa della violenza che la nostra mente non può smettere di esercitare sulla nostra coscienza, costringendola a rifiutare egoisticamente qualsivoglia cambiamento intimo del sé.

Sadismo

A livello di forma non si può che complimentarsi con l’esordiente alla regia Nicolas Roeg che coadiuvato da Donald Cammell riesce a creare un film dalla doppia natura, tanto da film sperimentale, quasi esperienziale, quanto narrativo.

E se la parte narrativa, come già sottolineato, sarà motivo d’interesse per una manciata di spettatori, quella sperimentale potrebbe stuzzicare la curiosità di una schiera ben più folta di cinefili [e non solo] alla costante ricerca di nuove vie per la rappresentazione cinematografica.

In questo caso Roeg non sbaglia una scena, finendo spesso per ricostruire ambienti funzionali e ricchi di dettagli, restituiti allo spettatore tramite inquadrature spesso giocate sui riflessi degli specchi e su giochi d’ombra d’impatto.

Meritevole è anche Mick Jagger per la sua presenza al contempo diabolica e stralunata, il quale costituisce il vero e proprio fulcro dell’intero cast in gioco.

Da notare sono alcune scene con sovrapposizioni dei visi à la Bergman, nonché alcune similitudini anche d’atmosfera con The Inauguration Of The Pleasure Dome, ovvero un mediometraggio di 40 minuti circa diretto nel ‘54 dal satanista regista sperimentale Kenneth Anger.

L’esperire è comunque quasi totalmente affidato agli allucinogeni e al piacere carnale, e se per il secondo non ci pronunciamo [anche perché al giorno d’oggi si vede di molto peggio] per il primo un appunto lo si potrebbe fare.

Assumere droghe al fine di “allargare” la propria percezione del mondo che ci circonda, per permetterci una più agevole unione con sé stessi prima e con il resto dopo [sempre che il resto non sia  anche “noi stessi”, ma questo è un altro discorso…] non è un’idea innovativa, benché pienamente rappresentativa dell’epoca e della situazione culturale che proprio in quegli anni trovava il terreno fertile per creare rivoluzioni e ribellioni.

Sadismo

Carlos Castaneda. Ecco uno dei nomi chiave in questa direzione che abbraccia varie discipline dall’antropologia alla filosofia alla religione alla dialettica, ecc ecc…

Soltanto due anni primi l’antropologo laureando Carlos Castaneda aveva dato alle stampe The Teaching Of Don Juan: A Yaqui Way Of Knowledge [tradotto poi in italiano dapprima come A Scuola Dallo Stregone e in epoca più recente come Gli Insegnamenti Di Don Juan], ovvero uno dei maggiori libri cult che hanno favorito un cambiamento di coscienza in molti giovani [e non] dell’epoca e che poi è purtroppo stato abbandonato dalle masse perché troppo distante dal vivere quotidiano cittadino dell’uomo moderno. In ogni caso, fu proprio Castaneda tramite un’importante serie di libri iniziati con il sopracitato a portare le sue esperienze sotto forma di racconto. Esperienze che, neanche a dirlo, passano per i primi tre libri proprio attraverso il controllato [dallo stregone] uso di droghe come peyote e yerba del diablo. Insomma, non proprio cose leggere. Il buon Castaneda racconta dunque di come il saggio Don Juan fosse costretto a somministrargli queste sostanze altamente pericolose se gestite da mani inesperte, al fine di fargli espandere la percezione delle cose. Un’apertura mentale e di coscienza che permette all’individuo la visione e la possibilità [senza ritorno] d’intraprendere una nuova via prima d’allora ciecamente preclusa. Castaneda smetterà di assumere droghe quando sarà in grado da sé stesso di raggiungere un certo livello percettorio.

Ecco dunque che la performance d’iniziazione rappresentata in Sadismo si evidenzia come estremamente rappresentativa dei caratteri distintivi di quell’epoca costellata da stravaganze, e al contempo ci fornisce uno dei pochi esempi cinematografici in questa direzione poi ricalcata anni dopo e con tutt’altre finalità nel controverso Stati Di Allucinazione di Ken Russel del 1980 dove a una seconda parte tristemente in stile horror hollywoodiano se ne contrappone una prima fatta di ancestrali esperienze allucinatorie.

Sadismo

Il problema di Sadismo è che tutto ciò porta poco allo spettatore. L’interessante regia ci dà un’idea di ciò che i personaggi vivono e possiamo comprenderlo con la mente, ma latita il coinvolgimento emotivo che avrebbe potuto garantire un’esperienza davvero unica in fase di visione del film.

6,5

Danilo Cardone

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