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Amadeus – Miloš Forman [1984]

24 agosto 2011

L’invidia fa morire lo sciocco [Gbe 5,2]

Amadeus

A nove anni di distanza dal bellissimo Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo con Jack Nicholson, Miloš Forman porta in scena la pièce teatrale del drammaturgo inglese Peter Shaffer scritta nel 1979, dedicata alla rivalità un po’ sordida e inconfessata tra il compositore di corte dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, Antonio Salieri e il giovane genio Wolgang Amadeus Mozart.

La storia è alquanto romanzata e le teorie cospirazionistiche che incolpano Salieri risultano infondate, ma la fedeltà storica non è ciò che il film vuole raccontare.

Ciò che viene proposto allo spettatore è un meraviglioso, quasi impareggiabile, affresco di come l’invidia possa nascere dentro a una persona e maturare in tale folle maniera. Lo sfondo è una Praga quasi mai rappresentata a cielo aperto, ma che con i suoi palazzi garantisce un’estasi per gli occhi.

E’ un Salieri vecchio e malato, ricoverato per giunta in un ospedale psichiatrico, il vero protagonista della storia, ed è anche colui che la racconta e ci permette tramite lunghi flashback di poter assaporare le vicende.

Amadeus

A contrapporsi al Salieri che valse un Oscar a F. Murray Abraham, c’è un Tom Hulce/Mozart che sa come caratterizzare e dare vita a un personaggio che nell’immaginario collettivo non è niente più che un musicista classico del passato, uno di quelli che per sorridere non sollevano nemmeno le labbra. E invece no, Hulce ride sguaiato e siede scomposto e offre allo spettatore un personaggio difficile da dimenticare a livello cinematografico.

Fra costumi e ambienti anch’essi da Oscar [il film in tutto ne vinse ben otto!], ecco la musica…

Se l’invidia è la protagonista della trama, la musica è la vera dominatrice della scena nella sfera della pura percezione per lo spettatore. Mozart, Mozart e ancora Mozart! Per tutte le tre ore di film, ad allietare le nostre orecchie minuto dopo minuto. Un florilegio delle sue opere più conosciute e significative accompagna l’osservatore che estasiato dalle delizie visive proposte, imparerà a lasciarsi trasportare da una melodia piuttosto che da un’altra, senza nemmeno accorgersi d’essere rapito dalla musica classica!

La musica classica, ahinoi, questa sconosciuta!

Amadeus

Lo spettatore medio non è abituato a tornare a casa dal lavoro, stanco dopo una lunga giornata e accendere l’impianto hi-fi per ascoltare un concerto di Bach, piuttosto che un notturno di Chopin o una sinfonia di Šostakovič. E’ normale, per carità, però è straordinariamente interessante notare come lo stesso individuo posto di fronte a un’opera cinematografica che si fonda totalmente sulla musica classica, ma quella classica per antonomasia, di Mozart, non opponga alcuna resistenza, anzi!

E’ significativo. E’ indice a mio avviso della nostra incapacità nel decifrare il linguaggio musicale. La parola, non pienamente ma in buona misura, siamo in grado di comprenderla. La mimica del corpo, meno che la parola, ma possiamo interpretarne i significati non discostandoci troppo dalle intenzioni del comunicante. Ma la musica? O la pittura?

Chi è al giorno d’oggi, aldilà dei musicisti stessi, in grado di comprendere appieno il linguaggio musicale? Chi saprebbe interpretare correttamente un discorso musicale? Pochi, molto pochi.

Però se quest’importantissimi messaggi vengono diluiti dal ben più popolare mezzo espressivo visivo cinematografico, ecco che le porte della musica si spalancano a noi! L’immagine come chiave per decifrare il suono. Straordinario!

E chi se ne frega se i puristi dell’una o dell’altra arte rizzeranno i capelli! Siamo in una società incapace di comunicare. Ecco quindi un espressione ibrida che sa stimolare il fruitore su più piani contemporaneamente, abbassandone le difese dettate dai pregiudizi.

Amadeus

Tornando strettamente a parlare del film, ogni parola potrebbe risultare superflua. Mi limito dunque a segnalare qualche appunto, come ad esempio la vena troppo da commedia che si avverte nei primi minuti, oppure l’impianto luministico un po’ troppo distante la diegesi kubrickiana di Barry Lyndon o ancor prima di Bergman in Sussurri e Grida.

Poco importa, le scene memorabili di questo film sono tantissime, una fra tutte la stesura a quattro mani fra Salieri e Mozart dell’ultimo requiem del musicista tedesco. Da antologia. Mostra nuda e cruda la discrepanza di percezione e restituzione della stessa, che intercorre tra il genio, colui che ha il lume per vedere dove altri non vedono, e la mediocrità di un Salieri troppo imbrigliato nei limiti convenzionali del tecnicismo. E’ un conflitto duale che vive costantemente in ogni momento della nostra vita. E, purtroppo come nel film, molte volte porta alla prolificazione dell’invidia da parte del mediocre che vede a fianco a se l’apice espressivo ma che non riesce a raggiungere da sé.

Amadeus

Amadeus è un film che deve assolutamente essere visto.

9,5

Danilo Cardone

8 commenti leave one →
  1. 24 agosto 2011 15:41

    Concordo su quanto hai scritto, tutto.
    Quando uscì, apprezzai tantissimo il film “Amadues”, nonostante la giovane età (15 anni).
    Mi cibavo di musica, soprattutto classica, ritenendola un linguaggio potentissimo e misterioso al tempo stesso.
    La versione romanzata nel film della storia di Amadeus, a mio avviso, non fa altro che lasciare spazio e trasportare ancor più in alto il genio di questo compositore insieme alle sue opere.
    Melodie, voci e strumenti riescono a fondersi, come non mai, in un tutt’uno con la recitazione e le immagini impresse nella pellicola, pur rincorrendossi vertiginosamente a tratti, tipico di Wolgang Amadeus Mozart, principale esponente del “Classicismo” settecentesco caratterizzato dall’armonia, l’eleganza, la calma imperturbabile e l’olimpica serenità.

    «Vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio, elegante o selvaggio, corretto o contorto. Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio; oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso» scrisse W.A. Amadeus a Bäsle.

    • 24 agosto 2011 15:50

      Bellissima la citazione che trascrivi, rimarcando bene l’estemporanea genialità dell’artista.

      Personalmente a un Mozart ho sempre preferito uno Schubert, ma dopo questo film sono stato costretto a rivalutarlo alla grande! 🙂

      • 24 agosto 2011 17:46

        Trovo Schubert rispetto a Mozart molto più… “pacato”, quasi da meditazione 🙂
        Peccato che i due non si siano potuti conoscere: forse così Schubert avrebbe potuto avere come maestro Mozart invece di Salieri!!!
        E chissà cosa altro avrebbe composto…

      • 24 agosto 2011 18:13

        ahaha vero!
        Si, effettivamente io prediligo maggiormente una musica più intima, ed è per questo che Mozart mi pareva troppo “felice” ! Non riuscivo bene a coglierne la vena estremamente personale..

  2. 4 settembre 2011 12:36

    La mia prof. di musica ce lo fece vedere alle medie e a tutta la classe – me compresa – sembrò un pappone incredibile…
    Recentemente ne ho risentito parlare, mi hanno consigliato di vederlo e quindi misà che lo farò. Appena lo vedo, torno a lasciarti un commento 😉

    • 4 settembre 2011 13:12

      Vabbè, ma a scuola cos’è che non sembra una palla tremenda? 😄

      =P

      • 24 settembre 2011 10:08

        In effetti… 😄

  3. neni permalink
    8 marzo 2014 15:20

    un commento personale su cosa vi ha suscitato il film , commenti personali ,serve a mia figlia per compito in classe di 2 media. grazie

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