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Accordi e Disaccordi – Woody Allen [1999]

21 agosto 2011

La leggenda del chitarrista d’oltreoceano

Accordi e Disaccordi

Emmet Ray è un chitarrista jazz, anzi, è il miglior chitarrista jazz al mondo! Ovviamente dopo il grande Django Reinhardt. E ovviamente a Emmet Ray questo non va proprio giù…

Accordi e Disaccordi è un film intelligente che penalizza la classica comicità alleniana in favore di riflessioni sull’essere intimo dell’artista e del suo rapportarsi con il mondo che lo circonda. Per l’artista il mondo è soltanto fonte d’ispirazioni, ma interagire con esso è estremamente difficile, quasi un peso del quale è impossibile liberarsi.

E l’artista è ogniuno di noi. Siamo tutti artisti nel momento in cui creiamo qualcosa, anche un singolo pensiero.

E’ per questo motivo che questo film pur non spiccando mai il volo della risata, riesce a coinvolgerci in un certo qual modo, quello dell’incomprensione e della genialità.

Woody Allen non nega di sentirsi lui stesso un Emmet Ray e malgrado il protagonista del film non sia lui, non si fa mancare un ruolo all’interno della storia, anzi, si riserva proprio la prima e l’ultima scena! quasi a creare un prologo e un epilogo, quasi a firmare sia sulla copertina sia in calce.

D’altronde Accordi e Disaccordi è un film pienamente nello stile del regista newyorkese con tanto d’ironia sparsa un po’ ovunque, d’insofferenza per la società contemporanea e un buona dose di dolce misoginìa.

Accordi e Disaccordi

Strutturato come un documentario sulla vita del grande Emmet Ray, è in realtà un falso documentario creato ad hoc su un personaggio mai esistito nella realtà e per l’occasione interpretato da un [di nuovo!] magnifico Sean Penn, sempre diverso nelle sue parti, sempre credibile e al contempo godibile. L’estemporaneo Ray pare proprio un ruolo tagliato su misura per lui che non sbaglia una scena.

Al suo fianco una Uma Thurman un po’ maitresse, un po’ psicologa e una Samantha Morton in ottima forma nel suo ruolo da muta che va a citare espressamente quello che fu di Giulietta Masina ne La Strada di Federico Fellini del ’54.

Ed è proprio a livello citazionistico che credo valga la pena soffermarsi un attimo a riflettere, relazionando alcune immagini ad alcune opere pittoriche.

Woody Allen è un amante dell’arte e della pittura in particolar modo, questo è risaputo e infatti in molti suoi film si trovano musei e dipinti appesi o anche soltanto nominati un po’ ovunque. In realtà qui le citazioni non sono esattamente fatte alla lettera, però sembrano abbastanza evidenti.

Il riferimento che sto ponendo in rilievo è ad alcuni dipinti del pittore americano Edward Hopper.

Una scena verso la fine del film è girata in un benzinaio. Malgrado il punto di vista sia opposto a quanto dipinto dal pittore le analogie compositive sono molte con il quadro del 1940 intitolato Gas. Manca tutto l’intimismo hopperiano, ma persino la marca della benzina è la medesima, la Mobilgas, e tanto l’insegna quanto le pompe di benzina sono identiche in entrambi i casi.

Accordi e Disaccordi

Ancora più evidente è però forse l’analogia fra il personaggio interpretato dalla già citata Samantha Morton e alcune delle solitarie donne ritratte da Hopper. Se nella mimica e nella timidezza ricorda la Masina, il look con tanto di cappellino a scodella abbassato fin sulle orecchie e assolutamente paragonabile a quello che il pittore americano fa indossare a tutte le donne presenti in Chop Suey del ’29 e ricorda ancora molto da vicino quello che copre il capo della malinconica ragazza, secondo alcune interpretazioni impudica, rappresentata in Automat del ’27. La somiglianza fra gli abiti può essere dettata da pure scelte stilistiche di ricostruzione della moda dell’epoca, eppure la vena di disillusione che caratterizza le donne dei dipinti e la stessa che caratterizza il dolce personaggio nel film di Allen.

Coincidenze, dunque, o una volontà di omaggiare un’artista, che proprio come Allen, ha saputo ritrarre la società a lui contemporanea con ironia e malinconia, prendendo allo stesso tempo le distanze da essa? Sono forse le stesse ragioni d’impossibilità di condivisione intima del sé fissate su tela da Hopper a ispirare per certi aspetti Allen? E quel modo di ammirazione incondizionata e al contempo di rifiuto della donna, non è similare in tutti e due gli artisti?

Sicuramente Allen vuole omaggiare la musica jazz, e lo fa con una selezione di brani ricercata e raffinata, non banale, proprio come il suo film. E, a differenza di altri film a sfondo jazz, questo film propone quasi costantemente musiche sia in sottofondo che protagoniste della scena parallelamente ai primi piani dell’espressivo Penn.

Accordi e Disaccordi

Accordi e Disaccordi è un film che non farà piegare lo spettatore dalle risate, ma che sa coinvolgere per vari motivi e, a uno sguardo non troppo superficiale, sa anche suggerire spunti di riflessione più che validi sulla condizione dell’uomo nella società.

7,5

Danilo Cardone

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