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Lenny – Bob Fosse [1974]

16 agosto 2011

Lenny don’t be hasty

« Io non faccio del male a nessuno! »

Lenny

Lenny Bruce venne accusato e perseguitato legalmente nella prima metà degli anni ’60 perché nei suoi spettacoli utilizzava alcune parole allora considerate sconce, sconvenienti e contro la morale.

Lenny Bruce era un comico.

Inscenava pezzi teatrali satirici sugli argomenti più disparati: dalla politica alla religione, dalla filosofia alla morale. Nei night clubs divenne estremamente famoso e riuscì persino ad approdare brevemente in televisione. Il pubblico apprezzava quel suo parlare schietto e sincero, fuori dagli schemi e dalle restrizioni politiche e pubblicitarie.

Lenny Bruce venne trovato morto il 3 agosto 1966 nel bagno della sua casa di Hollywood.

E’ toccato a Bob Fosse, due anni prima regista di Cabaret con Liza Minnelli, il difficile compito di portare sul grande schermo la drammatica storia del commediante statunitense. Ma Fosse non dimostra alcuna riserva o timidezza, anzi. Dietro la macchina da presa sa lasciarsi guidare dal suo istinto, rinunciando a funambolismi tecnici in favore di uno stile più asciutto, diretto, non crudo, ma funzionale.

Di straordinaria fattura sono le interviste a mo’ di documentario che costellano il lungometraggio. Qua e là parlano di fronte alla macchina da presa la madre di Lenny, la moglie e il suo manager. Sono attori che interpretano i personaggi realmente esistiti, ma se nel caso del manager la figura appare un po’ troppo caricaturale, il canuto volto della madre pare bucare lo schermo con i suoi sguardi in macchina mentre le interviste riservate alla [finta] moglie di Lenny sono da antologia. La semplicità e l’autenticità con la quale Valerie Perrine si muove durante il film non sono passate inosservate, tanto da essere insignita di un premio Oscar.

Lenny

E nel ruolo di Lenny Bruce, Dustin Hoffman. Un Hoffman al suo meglio. Come in Cane Di Paglia o Kramer Contro Kramer. Senza esitazioni, nella parte fino al profondo, straordinario.

Ed è grazie a lui se ancora noi oggi possiamo origliare attraverso le fessure della censura accanitasi contro Lenny.

Nessuna rivelazione e nessuna invenzione nei suoi monologhi, ma la semplice evidenza esposta con un linguaggio popolare, e per questo ben compreso da molte persone.

Poliziotti e poliziotti schierati nei locali per arrestare l’indipendente artista del pensiero, così come accadrà qualche anno dopo con le follie da palcoscenico esibite da un altro ribelle scagliatosi contro le gabbie societarie imposteci ogni giorno, istante dopo istante, da chi crede di poter pensare al posto nostro: Jim Morrison.

Lenny Bruce scagliava la propria satira tagliente contro il linguaggio e contro la repressione, arrivando a stabilire un rapporto diretto proprio fra le restrizioni che ci vengono insegnate come necessarie del linguaggio, e la violenza che ne deriva. Creare dei tabù linguistici ha la conseguenza di scatenare reazioni violente nel momento in cui quelle determinate parole vengono utilizzate. Crea una separazione che se il perbenismo societario non avesse creato per colpa delle sue limitazioni pseudo-morali, non sarebbero esistite.

Lenny

Più volte nel film torna il termine hippie per definire lo spirito di Lenny. Siamo nel ’74, definirlo hippie strizza l’occhio alle masse, ma non è sbagliato chiamarlo così, lui, così anticipatore sui tempi. Le parole da lui pronunciate e censurate all’epoca, oggi sono di comune utilizzo: chi non ha saputo interpretare il proprio tempo? Lo spirito rivoluzionario è totalmente hippie, per l’appunto. Ma è un figlio dei fiori ante litteram, brucia le tappe e lo sa e soffre perché chi gli sta attorno non è in grado di vedere così come lui vede.

Ciò che per noi oggi è vietato, non lo era per le società del passato e magari non lo sarà per quelle del futuro. Perché, dunque, ostinarsi nel voler controllare il prossimo secondo un soggettivo concetto di verità assoluta?

E’ lui stesso a portare la dimostrazione di come una frase oscena detta nella propria lingua, scandalizzi, mentre se pronunciata in latino, non produca alcun effetto di ribrezzo. Ha dunque più importanza il significante o il significato? L’icona o l’iconografia?

D’impatto è una delle prime dissertazioni che vengono proposte nel film, dove un Dustin Hoffman/Lenny alle prime armi sul palcoscenico dimostra la bontà del messaggio trasmesso da un film pornografico e al contempo evidenzia l’innegabile deprecabilità d’un film d’azione violento. Oppure quando si scaglia contro la chiesa e contro le divisioni razziali dei negri e egli ebrei nelle quali siamo tutti coinvolti, ma delle quali, a ben pensarci, manca il significato di base di diversità razziale.

Lenny

Nel film è esplicitamente citata la satira greca e latina di gente come Aristofane, ma come non notare il medesimo ottimismo di fondo celato di un’apparente cortina pessimistica che contraddistingueva già le parole del sapiente Qohèlet in un libro sufficientemente famoso come la Bibbia? Tutto è vanità. Tutti nasciamo dalla polvere e nella polvere ritorneremo. Nessuna differenza razziale, né di classe sociale. Nessuna vanità. Nessun pensiero vacuo, nessuna necessità di dover dominare il prossimo per mostrarsi agli altri individui della medesima società.

E in tutto ciò, a livello cinematografico, trova spazio anche lo spirito jazz dell’improvvisazione.

Se la musica jazz fa il sottofondo alle vicende ed è anche la musica suonata nei locali dove Lenny si esibisce, è lo stesso Lenny Bruce a essere jazz nel suo modo di porsi. Molti dei suoi spettacoli sono infatti improvvisati, dettati dalla necessità di comunicare qualcosa con altre persone, il pubblico in sala, di entrare in contatto con loro e non soltanto di proporre un pezzo ridanciano preconfezionato. Ma è jazz anche la colonna sonora, che pur essendo più assortita, nei titoli di coda finali reca il solo nome di un altro mago dell’improvvisazione: Miles Davis.

Lenny

Lenny è un film epocale, nel senso che ha fatto e continua a fare epoca, in quanto l’abbattimento delle costrizioni mentali continuerà a essere tema attuale sino a quando non verrà abbattuta anche l’ultima di queste. Una buona regia, attori strepitosi per una importante storia vera. Imperdibile.

9

Danilo Cardone

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