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Amabili Resti – Peter Jackson [2009]

13 agosto 2011

Passabili gesti

Amabili Resti

Tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold, Amabili Resti costituisce un caso particolare nella filmografia contemporanea.

Non è un unicum assoluto, ma rappresenta un modo sufficientemente singolare per la rappresentazione di una storia che, altrove, si sarebbe potuta inscenare in maniera decisamente più lineare.

La storia è quella di una ragazzina quattordicenne che viene sequestrata e uccisa da un pazzo psicopatico. Tutta la storia è raccontata dalla stessa adolescente, in prima persona, essendo la sua anima in una sorta di purgatorio pre-paradisiaco a causa dei suoi ancora troppo forti legami terreni.

Ciò che affossa tremendamente questo film è la banalità data dalla stereotipizzazione dei personaggi e dalle azioni vaghe e fuori fuoco che compiono.

Manca qualsivoglia carattere dei personaggi e l’attenzione psicologico-emotiva è sbandierata ma mai rappresentata.

Ciò che, per contro, salva questo film, è il carattere dichiaratamente fiabesco dell’intera opera. L’onirismo è efficacemente rappresentato tramite l’ausilio di notevoli effetti speciali che trovano nella loro infantilità il motivo di esistere.

In costante bilico fra autentica sincerità e ruffiana banalità, Amabili Resti è in grado di suscitare qualche altra osservazione.

Sin dalle prime battute infatti ci troviamo di fronte ad analogie con altri film anch’essi particolari, realizzati negli ultimi vent’anni.

Amabili Resti

Un paragone possibile è quello con il successivo The Tree Of Life di Terrence Malick. L’ambientazione simile, una narrazione sincopata in perpetuo rimbalzo tra due tempi e due spazi differenti, e una rappresentazione del “regno dei morti” con più di un punto in comune permettono l’accostamento tra le due opere. Esiste la possibilità che Malik sia rimasto così folgorato da Amabili Resti, tanto da ricalcarne parte dello stile? Effettivamente può essere che qualche influenza possa sussistere. Sicuramente Malick si è lasciato maggiormente influenzare dalla parte di banalità del film. Quella di una ricerca dell’altrove tramite la messinscena di comunissimi stereotipi che possono entusiasmare soltanto un’adolescente. E’ comunque da notare che Amabili Resti offre una narrazione ben più solida e si guarda bene dal cercare di fornire allo spettatore delle emozioni viscerali tramite normalissime immagini della natura.

Un altro film per molti aspetti associabile a quello di Peter Jackson è Al Di Là Dei Sogni di Vincent Ward del ’98, dove un affascinato Robin Williams viaggia alla scoperta dei segreti della vita e dell’oltre-vita. Principalmente è la visionarietà data dagli effetti speciali a ricordarci le somiglianze fra le due opere, e malgrado quelli di Peter Jackson siano tecnicamente più validi, il film di Ward sa offrirci più spunti di riflessione, già solo per le molte citazioni dalla letteratura e dalla pittura.

Infine c’è Creature Dal Cielo, film del ’94 basato su un’agghiacciante storia vera e diretto dallo stesso Peter Jackson, prima che s’immischiasse nell’infinite vicende tolkeniane. Anche qui è la parte onirico-fiabesca a costituire l’elemento di contatto fra i due film che, altrimenti, registicamente lasciano alquanto a desiderare.

In Amabili Resti latita comunque quell’attenzione sulla percezione distorta della realtà da parte di alcuni personaggi, come invece è possibile osservare in Creature Dal Cielo. L’unico personaggio interessante dell’ultima fatica del regista neozelandese è il maniaco psicopatico interpretato da Stanley Tucci, finalmente distante anni luce dai tempi del rivoltante Il Diavolo Veste Prada, parossismo perbenista di un buonismo assolutamente ingiustificato e, anzi, dannoso e deprecabile. Tucci sa come rivelare la sua parte insana dietro alla patina di normalità sorretta quotidianamente dall’abitudinaria monotonìa dell’azione. Ciò che passa inosservato non per questo è meno pericoloso. Ciò di cui ci fidiamo non per questo è meno infido.

Amabili Resti

Amabili Resti è dunque un film sul lutto e sulla sua elaborazione, ma è troppo inconsistente per avvicinarsi anche solo lontanamente a come sapevano trattare l’argomento un Bergman piuttosto che un più recente Ozon. Amen, il film di Jackson si fa comunque seguire per il thriller e perché una messinscena a tratti molto particolare stimola la nostra curiosità.

5,5

Danilo Cardone

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