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La Casa Del Diavolo – Rob Zombie [2005]

9 agosto 2011

Odi et amo. Et occido.

La Casa Del Diavolo

La Casa Del Diavolo è uno dei migliori film degli ultimi anni.

Se volete posso mentire e potrei scrivere che è il solito film horror che offre violenza gratuita dove i pazzi cattivi uccidono efferatamente gli innocentissimi buoni.

Ma così non è.

A due anni di distanza dal pretenzioso ma non totalmente riuscito La Casa Dei 1000 Corpi, il solitamente musicista Rob Zombie si cimenta per la seconda volta dietro la macchina da presa proprio realizzando il seguito del suo primo film.

E’ inutile fare inutili giri di parole: Rob Zombie dimostra di poter essere un ottimo regista.

La storia potrebbe a prima vista apparire come classica per il genere: uno sceriffo al quale è stato ucciso il fratello, cerca vendetta contro la famiglia di assassini responsabili dell’omicidio.

Nulla di così particolarmente innovativo. Se non per il “semplice” fatto che nulla è conforme al trend dei filmetti horror degli ultimi quindici anni. Ci sono i pazzi che uccidono la gente che si trova sulla loro strada? Si. C’è chi cerca di fermarli? Si. E’ un film classico? No.

La Casa Del Diavolo

Uno dei meriti principali da evidenziare è la straordinaria intelligenza nel non definire i personaggi in maniera univoca. I cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni. Ma i buoni sono anche cattivi e i cattivi sono anche buoni. La straordinaria bravura di Rob Zombie è evidente nel suo continuo zigzagare fra la storia degli assassini e quella dello sceriffo in cerca di vendetta [e di qualche altro personaggio che si intrometterà nelle vicende], portando lo spettatore nei momenti più confidenziali dei personaggi in scena. Lo spettatore è costretto a entrare in sintonia con tutti i protagonisti, è costretto a prendere parte al loro agire intimo e quotidiano, rimanendo disorientato al momento di una presa di posizione unica e inequivocabile a favore o contro uno o l’altro personaggio.

Viene quindi mostrata tanto la vena buona e simpatica dei “reietti del diavolo”, tanto quanto la vena cruda e crudele del personaggio buono per legge, lo sceriffo.

Chi è il buono e chi è il cattivo? Rob Zombie riesce magistralmente a spostare la nostra percezione da onnisciente soggettiva sempre dalla parte dei buoni come accade quasi in ogni film, a onnisciente soggettiva in continua dinamicità a seconda di ciò che stiamo osservando.

Questa disidentificazione di un sé univoco e categorizzabile per lo spettatore è qualcosa di spiazzante e non così comune tanto nella letteratura quanto soprattutto nella cinematografia. Iniziatore di questa rara tendenza nello sfumare le personalità dei personaggi nei film, è sicuramente Alfred Hitchcock che in opere come Blackmail, Ricatto del ‘29 e Rebecca, La Prima Moglie del ’40 propone personaggi illibati che per una ragione o l’altra si ritrovano a essere colpevolissimi assassini. Chi guarda il film come deve dunque comportarsi? Da che parte deve stare? Deve assolvere o condannare?

Ovviamente le infinite sfaccettature dell’essere umano e l’infinita possibilità di combinazione degli avvenimenti nell’arco di tutta una vita possono portare ad agire in maniera sconsiderata o obbligata anche contro quella che viene definita una buona morale. Quindi che senso ha prendere una posizione?

Eppure siamo al cinema e dare giudizi è uno degli svaghi preferiti dall’uomo.

La Casa Del Diavolo

Ecco dunque che potrebbe tornare utile citare un altro film, quello che probabilmente per primo è riuscito a portare sul grande schermo la doppia personalità dell’uomo sulla base di quanto teorizzato da Sigmund Freud a inizio novecento. Il Gabinetto Del Dottor Caligari diretto da Robert Wiene nel lontano 1920 è oggi considerato il più rappresentativo punto del cinema espressionista tedesco per le visionarie ambientazioni scenografiche. E a ragione, ma come tralasciare l’inquietante psicologia che affligge il protagonista?

Chissà, forse Rob Zombie che cita così tante volte svariate opere dei Fratelli Marx si è persino direttamente ispirato al capolavoro di Wiene. Sicuramente ne ha subito l’influenza dettata dal tempo.

A ciò il regista associa un ritmo incalzante, che esclude fermamente inutili sentimentalismi e tempi morti solitamente utilizzati come riempitivi. Lui sa benissimo cosa e come deve rappresentarlo. E nel farlo si ispira [e cerca di imitare] tutto quel cinema anni ’70 che spazia dal western al thriller dove c’è uno sceriffo che dà la caccia a qualche malvivente. E lo fa con quella violenza, a tratti più psicologica che visiva, che tanto era cara al bloody Sam Peckinpah che fu in grado di realizzare il fortissimo Cane Di Paglia, dove un ingenuo Dustin Hoffman prima ancora che essere ferito nel corpo lo è nella mente.

Il bello de La Casa Del Diavolo è che il citazionismo non solo non è fine a sé stesso come lo era invece nel suo predecessore, ma addirittura è talmente ben plasmato da non essere neppur visibile a uno sguardo superficiale. Non si rischia quindi di cadere nel già visto, malgrado storie simili ne siano già state girate molte.

La Casa Del Diavolo è un film violento. Da lì non si scappa. Ma la violenza non è inserita per sopperire a carenze registiche, cercando quindi di strizzare ruffianamente l’occhio all’amante dello splatter horror e al ragazzino in cerca di emozioni forti alla domenica pomeriggio.

La qualità della regia di Zombie è davvero innegabile. Girato quasi interamente con una più o meno traballante macchina a mano, questo film non ha nulla a che spartire con film alla The Blair Witch Project o Cloverfield che utilizzano l’instabilità dell’immagine per portare lo spettatore direttamente nella scena e dargli l’impressione di un realismo documentario che in realtà è finto ma che più finto non si può.

In questo film lo spettatore è testimone da dentro la scena di ciò che accade, senza per questo dover soffrire [almeno nelle intenzioni] le pene dell’inferno per cercare di uscire da claustrofobiche sensazioni dettate dall’impossibilità di fuggire da determinate situazioni. Anzi, a tratti lo spettatore si troverà a sorridere con gli assassini. E’ forse moralmente sbagliato? Amen, sono anche loro umani, e se ci vengono proposti anche i loro momenti più umani, perché rifiutarli?

La Casa Del Diavolo

A una fotografia quindi molto valida si aggiunge un montaggio di un’efficacia imparagonabile nel genere. Le scene “congelate” per qualche secondo qua e là durante il film sono di notevole impatto, ma il meglio è dato da quelle magnifiche sequenze di violenza attuata dai personaggi a ritmo di una musica a loro totalmente preclusa ma che accompagna la visione dello spettatore. La sequenza finale in un superbo crescendo a ritmo di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd è da antologia, senza se e senza ma.

D’altronde tutta la colonna sonora è memorabile, vantando fra le altre, oltre alla già citata Free Bird, Midnight Rider degli Allman Brothers, The James Gang e tre brani mozzafiato del mancato Led Zeppelin Terry Reid, al quale è destinato l’onore di chiudere il film sui titoli di coda.

Due parole devono obbligatoriamente essere spese per elogiare le prove recitative degli attori, tutti costantemente in stato di grazia. Bill Moseley ha un look da paura con quei capelli lunghi che spesso gli coprono il viso durante gli omicidi, lasciando soltanto intravedere un folle sguardo di ghiaccio, così come il terribile clown interpretato da Sid Haig. E’ la rivoluzione del ruolo classico del pagliaccio. Non è il diabolico visto in It, ma forse si avvicina maggiormente a un Krusty il Clown della serie animata i Simpson. Moralmente scorretto, odia più o meno ogni cosa gli si pari davanti. Ruba e uccide. Sid Haig sembra nato per interpretare questa parte. Esattamente come Sheri Moon Zombie, bionda mozzafiato nonché moglie del regista nella vita reale. La sua spensierata cattiveria sfocia spesso nella derisione delle sue vittime. Con quel volto d’angelo e quel corpo è l’esatta antitesi della vera natura del suo personaggio. Memorabile. E infine William Forsythe, lo sceriffo. Anche lui, straordinario nel caratterizzare il suo difficile personaggio.

Con tutto ciò e altro ancora che evidentemente ho tralasciato o non sono stato in grado di notare La Casa Del Diavolo è forse il thriller-horror più grintoso perlomeno nel panorama del contemporaneo. Il suo stile così anni ’70, le musiche e il montaggio conferiscono alla pellicola un’atmosfera d’impagabile intensità che, si spera ma non ci giurerei, potrebbe dare il via a una nuova scuola registica per quanto riguarda questo genere cinematografico.

La Casa Del Diavolo

Un ultimo appunto: il titolo del film in italiano è stato tradotto come La Casa Del Diavolo per cercare di spacciarcelo come un horroretto qualsiasi da quattro soldi e per sottolineare il legame con La Casa Dei 1000 Corpi. In realtà il titolo originale è The Devil’s Rejects, I Reietti Del Diavolo. Ben più provocatorio, ben più aggressivo. Memorabile, anch’esso.

9

Danilo Cardone

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