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L’Uomo Senza Passato – Serge Bourguignon [1962]

19 giugno 2011

Il gallo e la dea del passato

L'Uomo Senza Passato

Primo d’una brevissima serie di lungometraggi diretti da Serge Bourguignon, L’Uomo Senza Passato appare oggi come un’opera di straordinario valore cinematografico. Sufficientemente ripudiato in Francia al momento dell’uscita nelle sale, venne altresì apprezzato oltreoceano dove vinse persino una statuetta Oscar come miglior film straniero.

La storia è quella di un reduce di guerra che in seguito a un incidente aereo ha totalmente perso la memoria e cerca ogni giorno disperatamente di recuperarla. Depresso ma non rassegnato, il protagonista instaura per puro caso un fortissimo rapporto con una bambina di 12 anni, tramite il quale ri-scoprirà sé stesso, il prossimo, il mondo.

E’ proprio il rapporto d’amore con la bambina che scandalizza tanto lo spettatore quanto i personaggi in scena. E’ amore puro? E’ pedofilia? Non è compito mio svelarvi quest’aspetto, mentre non posso esimermi dal rilevare la straordinaria bravura della piccola Patricia Gozzi che riesce a interpretare un difficile ruolo mantenendolo in costante bilico fra la malizia d’una piccola lolita e la purezza infantile che ogni bambino di quell’età porta dentro di sé.

L’analisi di questo legame non convenzionale è difficile e sarebbe pretenzioso cercare d’interpretare in maniera univoca ciò che lo stesso regista sfuma, purtuttavia la totale cecità di alcuni dei personaggi di contorno all’interno del film è estremamente significativa in quanto è la stessa mentalità basata sul vile pregiudizio dell’ignoranza, che contraddistingue tuttora la nostra società. Chi può giudicare? Chi può condannare? Nessuno dovrebbe, ma in realtà a tutti è permesso, soprattutto quando il soggetto in causa avanza una nuova possibilità d’intendere il rapporto umano. Purtroppo la mentalità comune porta a condannare sempre laddove potrebbe esserci anche solo una vaga velatura negativa in una situazione che tra l’altro non riguarda nemmeno la collettività, bensì l’intimo rapporto fra individui.

Ciò che stupisce è quindi veder l’amore travalicare la barriera dell’età o dell’estrazione sociale, divenendo immediatamente invidia nel non poterlo provare.

L'Uomo Senza Passato

L’Uomo Senza Passato è un film che non approfondisce dunque, la perdita di memoria del protagonista, bensì che basa su di essa tutta l’analisi sulla psicologia dei personaggi.

La traduzione italiana del titolo è, come troppo spesso accade, ingannevole e fraudolenta. Nel caso in questione tramite questo titolo tendente al noir si è cercato di portare nei cinema più persone possibili illudendole di proporre loro un poliziesco o, come lo definiremmo noi oggi, un thriller. Ma non è così, e infatti il titolo originale recitava più vagamente Les Dimanches de Ville d’Avray, che potremmo tradurre come Le Domeniche Di Ville d’Avray. Ecco quindi che lo spettatore prende coscienza già dal titolo che ciò che si sta apprestando a vedere potrebbe essere un “semplice” racconto di uno stralcio di vita di alcuni personaggi nel paese di Ville d’Avray. Bella differenza rispetto alla traduzione italiana.

Detto ciò non si pensi a un’opera realista. La narrazione dei fatti è dettagliata in alcuni punti, ma lacunosa in altri, accentuando il carattere astratto della mente dei due protagonisti.

Il loro è un mondo onirico, fatto di piccoli simboli per loro significativi, ma agli altri incomprensibili. E’ il loro modo di astrarsi dalla condizione di “non essenti” per la società. Se uno dei due non ricorda il suo passato, l’altra non vede l’ora di dimenticarlo a tal punto da celare tanto quanto le sue nudità, il proprio vero nome.

L’attenzione dello svolgersi dei fatti è totalmente rivolta al lato psicologico dei personaggi, minuto dopo minuto, scena dopo scena, addentrandosi sempre più nella mente dei protagonisti e nella loro volontaria, estrema, estraniazione dal mondo che li circonda.

L'Uomo Senza Passato

Oltre a questa meravigliosa storia fuori dal luogo e dal tempo, bisogna assolutamente riconoscere al regista tutti i meriti che gli sono dovuti.

Serge Bourguignon è stato in grado di dirigere gli attori in maniera esemplare. La piccola Patricia Gozzi è una bambina d’una tale naturalezza da poter essere paragonata senza alcuna difficoltà alla magistrale prova d’attore con la quale tre anni prima il giovane Jean-Pierre Léaud era stato in grado di entusiasmare gli spettatori del film iniziatore della nouvelle vague francese, i 400 Colpi di François Truffaut.

A lei si deve aggiungere un Hardy Krüger un po’ imbambolato ma efficace, e una Nicole Courcel in ottima forma.

Ma le meraviglie della regia non si fermano qui e Bourguignon riesce a immergere gli attori in un mondo “nuovo” straordinariamente reso dalla spontaneità con la quale gli avvenimenti si susseguono all’interno della scena e dalla capacità quasi ineguagliabile di giocare con l’immagine.

Un’immagine che si pone come innovativa, di estrema rottura con il cinema del passato del quale però non si fa beffa sovvertendone le regole come amava fare un Godard o un Rohmer, bensì creando forme e modi mai visti prima d’ora sul grande schermo. E la cosa interessante è che non sono assolutamente esercizi stilistici fini a sé stessi, ma sono estremamente funzionali alla definizione narrativa, emotiva e psicologica dei personaggi.

La fotografia è egualmente molto valida con il suo bianco e nero che a tratti diventa solo nero e in altri momenti diventa controluce, e per questo venne in parte disprezzata.

E al livello sonoro non si può proprio contestare nulla! Alle delicate musiche di Michael Jarre si aggiungono infatti moltissimi suoni dell’ambiente che vengono ripetuti all’interno della scena a tal punto da integrarli nella parte musicale della colonna sonora. Non è la prima né l’ultima volta che viene fatta un’operazione del genere, ma qui è davvero resa in maniera magistrale, tanto da richiamarci alla mente l’importanza ossessiva che rivestivano i suoni e i rumori per la Selma interpretata da Björk nel capolavoro Dancer In The Dark diretto nel 2000 da Lars Von Trier.

L'Uomo Senza Passato

Tutto è perfetto in quest’opera anomala e irripetibile che deve essere annoverata fra le perle del cinema contemporaneo dal dopoguerra a oggi.

Forse soltanto il ritmo penalizza leggermente questo film, soprattutto nella seconda parte. E forse vista l’attenzione riservata alla parte psicologica rispetto a quella dedicata ai [praticamente nulli] colpi di scena, potrebbe non essere un film per tutti. Ma d’altronde, nemmeno Bergman lo è…

9

Danilo Cardone

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4 commenti leave one →
  1. Federico permalink
    1 maggio 2012 12:14

    Visto ieri sera. Complimenti, bella recensione!

    • 1 maggio 2012 13:37

      Grazie Federico 🙂

      E’ bello sapere che questo film venga recuperato, visto, apprezzato…

  2. Carlo permalink
    16 giugno 2013 15:14

    Appena visto su YT.
    Recensione di altissimo livello.
    D’ora in avanti sarò un assiduo frequentatore di questo portale dedicato al cinema.
    Grazie!

    • 16 giugno 2013 17:50

      Grazie a te, Carlo!

      è sempre un piacere condividere la passione cinematografica.

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