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Perimetro Di Paura – Eric Red [2008]

17 giugno 2011

Natural horror killer

Perimetro Di Paura

Marnie ha ucciso suo marito e per questo è condannata a rimanere in casa sua per un anno. Nulla di preoccupante se non fosse che lo spirito del marito la stava aspettando per vendicarsi…

Su questa base si sviluppa uno dei thriller/horror più biechi che si siano visti negli ultimi vent’anni.

Tutto è finalizzato a sorprendere […] lo spettatore tramite [poco] astuti trucchi registici.

I personaggi, perlopiù la protagonista perché gli altri attori sono mere comparse, agiscono come se parlassero direttamente allo spettatore non come se interagissero fra di loro o se stessero effettuando qualche azione nella loro solitudine. Commentini pseudo-sarcarstici della protagonista sono sparsi un po’ qua e un po’ là per sottolineare allo spettatore quella che era già tremendamente palesato dall’immagine.

E così anche le trovate più “terrificanti”. Il fantasma del marito che ogni tanto appare dal nulla ha una cadenza regolare nel manifestarsi e prima che ciò accada tutte le condizioni ambientali erano state ben preparate per avvertirci dell’imminente avvenimento: elettricità che va via da un momento all’altro, candele che si spengono, passi che si sentono al piano di sopra… insomma, le solite cose che non spaventano più nemmeno un bambino.

Eppure il regista gioca tutta la pellicola sua questi ristagnanti espedienti intercalati a entrate in scena paradossali dei personaggi di contorno.

Persino le scelte effettuate durante le vicende dalla protagonista, piuttosto che dal poliziotto o dal vicino di casa cadono in un ridicolo imbarazzante per lo spettatore stesso che non potrà non domandarsi con quale criterio uno sceneggiatore che si siede alla sua scrivania per inventare una storia, non riesca ad accorgersi della sua inettitudine all’atto della creazione.

Se una storia è già stata scritta, inscenata e prodotta otto milioni di volte, con che supremo atto d’intelligenza se ne scrive un’altra identica alle precedenti, la si inscena come tutte le precedenti e infine la si produce?

Nemmeno la fotografia che spesso riesce a salvarsi in questo tipo di opere risulta comprensibile. Tutte le luci della casa sono spente, le finestre sbarrate, fuori c’è il temporale… eppure sulla protagonista continua a risplendere una luce diurna che ci permette di vedere ogni dettaglio della stanza.

E come sempre, purtroppo, accade in questo tipo di produzioni di bassissimo livello è all’impianto sonoro che si affidano i momenti di “paura”, tramite urla e porte che sbattono improvvisamente. Si cerca di far trasalire lo spettatore con diecimila decibel perché con l’immagine proprio non c’è la possibilità di farlo.

Ecco quindi che la forza dell’immagine, quella per la quale è nato il cinematografo, svanisce come il fantasma ectoplasmatico del film. Tutto ciò che vediamo è una protagonista con l’acconciatura sempre perfetta e la spallina costantemente scoperta, che si muove in un ambiente ripetitivo e monotono dove un mobile trema da solo [uh, che paura.] e un fantasma fa capolino qua e là. Ah, alla fine brucia tutto, tanto per essere originali…

Perimetro Di Paura

Che tristezza osservare una tale vaghezza cinematografica…

3

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. 28 giugno 2011 08:40

    Non amo gli horror… e, sopratutto, quando leggo una recensione del genere mi dico: “Per fortuna…!”
    Anche se ammetto che vi sono dei capolavori in questo genere di film.
    🙂

    • 29 giugno 2011 13:55

      Tranquilla, questo non è uno di quelli! =P

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