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Into Eternity – Michael Madsen [2010]

6 giugno 2011

.14° Cinemambiente Film Festival

Non aprite quel deposito

Into Eternity

Lungometraggio che ha già fatto incetta di premi un po’ in tutto il mondo, ha avuto i suoi riconoscimenti anche alla 14a edizione del Cinemambiente Environmental Film Festival aggiudicandosi il premio Consulta Provinciale degli Studenti di Torino e la menzione speciale Green Cross Italia.

In Italia non è ancora prevista una data di uscita nelle sale anche se nel resto del mondo è già da più di un anno che viene proiettato nei cinema e in Giappone è addirittura diventato un vero e proprio caso dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Il tema centrale del film è lo stoccaggio delle scorie nucleari prodotto dalle centrali. E’ lo scarto che rimane dal processo della produzione di energia nucleare, ed è la parte altamente radioattiva che non può essere dispersa nell’ambiente.

Le scorie radioattive non possono essere eliminate definitivamente in alcun modo ed è per questo che si parla di stoccaggio e non di eliminazione di questi delicati rifiuti tossici.

Una soluzione che è stata avanzata nel corso degli anni per far fronte a questo problema prevedeva il lancio delle suddette scorie sulla superfice solare mediante un razzo, ma venne scartata prima d’essere attuata in quanto il pericolo di un’esplosione in fase di lancio dalla base aerospaziale avrebbe potuto causare un disastro nucleare senza precedenti.

Si pensò quindi di portarle in profondità negli oceani ma anche qui i rischi erano troppo elevati.

Come stoccare quindi questo materiale?

Il regista Michael Madsen impernia il proprio documentario ponendo in evidenza il deposito di Onkalo in Finlandia. Il progetto è semplice: scavare un tunnel nel sottosuolo fino alla profondità di 5 km per poi realizzare delle sottospecie di “loculi” ove verranno riposti i cilindri contenenti le scorie.

Quest’impresa faraonica ha i suoi lati positivi e una elevata dose di follia.

E’ una soluzione intelligente, non c’è dubbio, in quanto in Finlandia gli strati rocciosi sono immutati da centinaia di migliaia di anni. E’ un terreno stabile che isolerebbe alla perfezione il materiale senza [o quasi] rischi di terremoti o altre catastrofi naturali compromettenti quanto costruito. Inoltre essendo uno stoccaggio in ambiente naturale non richiederebbe alcun tipo di sorveglianza o di elettricità per poter funzionare.

Into Eternity

Ciò che inquieta in tutto ciò è la durata dei lavori per la costruzione che dovrebbero concludersi nel 2100, ma soprattutto la durata prevista per il funzionamento del sito di stoccaggio: 100.000 anni. Centomila anni. Gesù Cristo è nato “solo” duemila anni fa. Fate voi le proporzioni.

E in questo periodo immenso tutto dovrà rimanere esattamente come verrà lasciato nel 2100. La minima fuga radioattiva eliminerebbe qualsiasi traccia di vita in tutta la zona, e non è difficile immaginare se tutta l’area venisse scoperta.

Il rischio maggiore che potrebbe causare il fallimento dell’impresa, stando alle parole degli scienziati che hanno preso parte al progetto di costruzione, è l’intrusione umana.

E’ un rischio minimo, ma assolutamente da prendere in considerazione.

L’uomo contemporaneo non andrà ovviamente a scavare esattamente in quel punto al fine di fare uscire la radioattività presente nel sito, ma fra duemila anni? E fra ventimila o centomila?

Noi non possiamo avere alcuna certezza in relazione alle conoscenze scientifiche che potrà avere l’uomo del futuro, quindi non possiamo in alcun modo prevedere se e come potrà esserci un’intrusione umana. La società potrà essere estremamente avanzata e comprendere il pericolo radioattivo, ma potrà anche essere una società che noi oggi potremmo definire primitiva, che non ha la minima concezione di radioattività. Ma potrà anche capitare lì una società dal medio sviluppo scientifico, con conoscenze necessarie per scavare fino a quella profondità, ma senza le apparecchiature necessarie per misurare il livello di radioattività presente.

Tutto è possibile, ed è questa la pericolosità.

Into Eternity

Una volta terminata la costruzione del deposito, il tutto verrebbe ricoperto con terra e alberi ripristinando il paesaggio nella condizione il più possibile simile a quella originaria. Tutto sparirebbe agli occhi di chi non sa.

E’ un bene? Non tutti la pensano così. A chi auspica che il sito venga dimenticato nei secoli c’è chi affianca l’idea che sarebbe opportuno installare dei markers, dei segnali che evidenzino la presenza in quel luogo di un pericolo mortale per la specie.

Funzionerebbe? Probabilmente no. Nessun archeologo si è mai fermato dall’infrangere un tomba sotterrata o nel penetrare nelle camere più nascoste all’interno delle piramidi egiziane. Nel film è persino riportato l’esempio della rimozione di una pietra runica in Norvegia sulla quale campeggiava un’iscrizione che suggeriva a chiunque trovasse quel sigillo, di lasciarlo esattamente lì e di andarsene subito.

L’uomo si ciba di curiosità e non si ritrarrebbe mai di fronte alla possibilità di scoprire qualcosa in più su una società ormai scomparsa.

Detto ciò, non si pensi che Into Eternity sia un documentario anti Onkalo. Per stessa ammissione del produttore le intenzioni del regista sono filosofiche prima ancora che ambientaliste. Porre in evidenza alcuni grandi quesiti sul modo di agire e pensare dell’uomo è ciò che interessa a Michael Madsen.

Non c’è dubbio che ci sia riuscito.

Da lodare è anche la forma cinematografica di Into Eternity che travalica abbondantemente i confini del documentario finendo in una costruzione visiva d’estremo impatto sfociante in un’angoscia perpetua e costante grazie alle musiche elettroniche in alcuni frangenti “taglienti”, a dei bassi molto marcati e soprattutto a una fotografia estremamente valida.

La macchina da presa si muove lentamente per le strade finlandesi, a mezz’aria, eterea, che palesa una presenza priva di consistenza proprio come lo sono le radiazioni, mentre una voce fuori campo, molto bassa e profonda, parla a noi come fossimo un ipotetico ignaro pubblico del futuro. Le luci sono soffuse, a volte è solo un cerino a illuminare la scena, altre volte invece sono dei fari carpenteriani a illuminare la gallerie sotterranee.

Into Eternity è un documentario tetro come un film horror.

Into Eternity

Questo è dunque uno di quei film che andrebbero visti, soprattutto a una settimana di distanza dal referendum del 12 e 13 giugno, ma che purtroppo i distributori non paiono interessati a diffondere.

Amen. Tanto fra centomila anni noi non ci saremo più. E forse nemmeno le scorie.

9

Danilo Cardone

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9 commenti leave one →
  1. 8 giugno 2011 00:50

    che documentario intelligente… come la sua recensione! lo cercherò, magari sul Web si trova!

    • 8 giugno 2011 02:05

      Sul web si trova. in inglese ma si trova. Se non è un problema, allora è una fortuna.
      ^_-

  2. 8 giugno 2011 00:51

    …e poi beh… Madsen merita sempre, anche se non sapevo che fosse regista!

    • 8 giugno 2011 02:09

      [mi] correggo: Michael Madsen non è il grintoso attore visto in Le Iene, Donnie Brasco e Kill Bill, bensì un suo omonimo danese.

  3. 10 giugno 2011 04:57

    Su Youtube lo puoi trovare anche con i sottotitoli 🙂

    • 10 giugno 2011 13:44

      Straordinario! 🙂
      malgrado quei sottotitoli siano un tantino.. ingombranti.. =P

  4. 12 giugno 2011 01:37

    Fantastico. (:
    domani condivido assolutamente.
    meno male che esiste qualcuno che rattoppa le mie lacune cinematografiche (diciamo che più che lacune, sono voragini 😀 )

    • 12 giugno 2011 01:43

      Sei troppo gentile..
      Sono davvero felice che tutto ciò abbia suscitato interesse. Purtroppo se una cosa è interessante e stimola il pensiero, non la troveremo quasi sicuramente né in televisione né sui giornali.

      ^_-

Trackbacks

  1. INTO ETERNITY – the movie by Michael Madsen « IL SITO DELLA CULTURA CONDIVISA

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