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Verso Il Sole – Michael Cimino [1996]

4 giugno 2011

.14° Cinemambiente Film Festival

Falsata autoctonìa

Michael Cimino

E’ un Michael Cimino inaspettato quello che ci troviamo di fronte prima della proiezione del suo ultimo film Verso Il Sole [che risale ormai al lontano 1996] in occasione del 14° Cinemambiente Environmental Film Festival.

Cappello da cowboy in testa e un sorriso apparentemente sincero dispensato attraverso il suo volto molto cambiato nel corso degli anni.

Sono però le sue parole a stupirci maggiormente. Alla domanda: «Perché a Cinemambiente ha scelto di presentare proprio questo film?» la sua risposta è lunga e articolata, condita da metafore e molteplici divagazioni attraverso le quali racconta la condizione umana in una grande e controversa città come Los Angeles. Una condizione fatta di superfice da un lato e di violenza dall’altro, nella quale l’uomo non è mai libero di essere sé stesso.

« Il ricco dottore o l’avvocato o la star che possiede una casa da 20milioni di dollari a Malibu conosce la natura solo quando c’è la possibilità che uno tsunami gli distrugga la proprietà. Non sa altro a riguardo. Non entra mai in contatto con la Natura. […]

Con questo mio film ho cercato di raccontare il passaggio da una condizione interiore profana a una sacra. »

E’ proprio l’aspetto sacro a interessare maggiormente il settantaduenne regista americano. Quando parla della montagna sacra, utopica terra promessa per i protagonisti del lungometraggio in questione, lo fa con sentito rispetto e alla difficoltà dell’interprete nel ripetere il nome navajo lui si irrigidisce, e la invita a ripeterlo correttamente.

« C’è uno spirito in questa pietra, in quel filo d’erba, in quella montagna… l’uomo ha soltanto smarrito la capacità di riconoscerlo. »

E così inizia la proiezione.

Verso Il Sole

Verso Il Sole racconta la storia di un viaggio fisico e interiore che forzatamente intraprendono un [quasi] primario di oncologia all’apice della sua carriera e un sedicenne malato terminale appena fuggito dal carcere.

Conflitti e paure aiuteranno i due a instaurare un legame nuovo per entrambi, fatto di sentimenti e condivisione intima del sé.

Il termine del viaggio è fissato dal ragazzo, un mezzo Navajo che crede nei poteri di uno stregone e delle acque di un mistico lago situato sulla cima di una montagna dell’Arizona.

Il punto focale dell’intera opera è proprio la sacralità dello spirito delle cose. Il rispetto per ciò che esiste e che travalica qualsiasi status sociale o culturale.

Cimino tesse così una storia che se all’inizio può apparire come un po’ banalotta e già vista, s’addentra sempre di più nei personaggi man mano che passano i minuti portando lo spettatore in auto con loro nella fuga disperata dalla società. A metà del film nessuno pensa più alla città, alla famiglia, alla Porsche nuova che è stata distrutta poco prima. Conta solo più liberarsi dalla scomoda polverosa patina della quale l’uomo si ricopre inconsciamente nelle città, impedendosi così di entrare in diretto contatto con la Natura.

Un altro tema che affiora con forza dalla pellicola è quello della follia che abbraccia chi ha subito un forte trauma psicologico. Ne Il Cacciatore è forse il personaggio interpretato da Christopher Walken a risentire maggiormente di questa “patologia” in seguito alle torture osservate e subite in quel del Vietnam durante la guerra iniziata nel ’60 e conclusasi ben quindici anni dopo.

In Verso Il Sole è invece doppia la follia dei personaggi. Il ragazzo apprende per caso di avere solo più un mese di vita e per questo rapisce un dottore e lo costringe a seguirlo nella sua folle ricerca di qualcosa che probabilmente nemmeno esiste, mentre il dottore impiega molto più tempo a realizzare cosa stia avvenendo attorno e dentro di lui, ma quando ne prende coscienza non solo asseconda le intenzioni del ragazzo ma è lui stesso promotore di quella azione.

C’è un altro film che a mio avviso va citato in relazione a questa perdita dell’orientamento societario in conseguenza a shock di tale portata. Il riferimento è a Lupo Solitario di Sean Penn del ’91 dove il reduce del Vietnam è un allucinato Viggo Mortensen che fatica a liberarsi dell’impulso distruttivo inoculatogli durante la violenta permanenza in terra asiatica.

Tornando a focalizzare la nostra attenzione sull’analisi di Verso Il Sole purtroppo non possiamo astenerci dall’evidenziare come gli ultimi dieci minuti del film siano uno dei punti più bassi del cinema degli anni ’90. Sono l’esatto prototipo di quella che si potrebbe senza difficoltà definire una colossale “americanata”.

Michael Cimino

In fondo però non è così importante. Il messaggio che Cimino voleva trasmettere, è stato trasmesso e per la maggior parte del film è stato fatto con una buona tecnica cinematografica. La storia è stata raccontata e lo spettatore si è sentito coinvolto. Sorvoliamo anche sulle musiche epiche che poco c’entrano con le immagini a fronte di un Woody Harrelson in ottima forma e, malgrado i fasti de Il Cacciatore siano distanti, non possiamo non apprezzare un’opera di tale sensibilità.

7,5

Danilo Cardone

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