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La Morte e La Fanciulla – Roman Polanski [1994]

30 maggio 2011

II. Angoscia: andante con moto

La Morte e La Fanciulla

La Morte e La Fanciulla è un film di Polanski. Non c’è alcun dubbio.

La storia narrata è quella di una donna che per puro caso s’imbatte a distanza di anni nell’uomo che, a suo dire, in gioventù aveva abusato di lei. Ma questa volta è la donna a impugnare una pistola.

Tutto il film è racchiuso qui: nei tre personaggi che si trovano a dover condividere un’unica stanza.

E’ un thriller psicologico oppressivo, che toglie l’aria senza essere claustrofobico, che vive sull’ambiguità del riconoscimento della vittima e del carnefice.

Il ruolo dello spettatore è quello rappresentato dal terzo personaggio, il marito di lei, preso in mezzo in una situazione che affonda le radici molti anni prima e della quale può essere partecipe soltanto tramite i racconti degli altri due. Gli altri due, invece, giocano una battaglia sullo sfinimento dell’altro, accusandosi e negando ciò che per l’altro è evidenza.

Come di consueto nei film del cineasta polacco è difficile distinguere la vera natura dei personaggi in scena, tanto per lo spettatore quanto per i personaggi stessi, continuamente rimbalzati fra il ruolo di accusatore e accusato, di ricattatore e ricattato.

In questo caso tutto è girato in una sola stanza, escludendo ogni via d’uscita dalla schiacciante situazione e permettendo allo spettatore di seguire i dialoghi, le espressioni del volto e le movenze, come stessimo assistendo a una pièce teatrale [dalla quale è infatti tratto il soggetto] o a un film d’inizio ‘900. Non esiste infatti la maliziosa complicità nel conoscere in anticipo l’identità del colpevole come avviene nel cinema hitchkockiano e in particolare nel suo “monocamera” Nodo Alla Gola, bensì viviamo la pellicola come personaggi interni all’ambiente ma estranei ai fatti, come fossimo nella giuria di un tribunale, e non a caso il marito di lei è proprio un avvocato e parte della trama simula lo svolgimento di un processo.

Ciò che viene posto davanti ai nostri occhi è una serie di violenze e soprusi tanto psicologici quanto fisici al fine di ottenere una personale giustizia che svii al lacunoso sistema legale tradizionale. Nel fare questo però lo spettatore è ignaro della verità e non può fare altro che affidarsi al racconto folle e violento di lei, oppure al continuo proclamarsi innocente dell’accusato.

La Morte e La Fanciulla

Questo sistema di violenza fatto di piccole torture e reclusione di uno o più personaggi richiama molto da vicino quanto lo stesso Polanski seppe inscenare nel 1966 in Cul De Sac, altra opera angusta e asfissiante. Là fu un castello isolato, qui una villa nel mezzo del nulla, ma poco cambia. L’evento esterno al nucleo familiare è la variabile in grado di turbare profondamente [irrimediabilmente] gli equilibri dei personaggi in causa.

E anche la repressione annosa della protagonista è qualcosa di già visto in Polanski in Repulsion del ’65. Da una memorabile Catherine Deneuve si passa a una grintosa Sigourney Weaver, l’istinto omicida è molto diluito e meno adolescenziale, ma la donna come veicolo d’una attraente morte è simile.

Oltretutto sarebbe opportuno notare come il Roman Polanski accusato nella vita reale di stupro riproponga ancora una volta nei suoi film proprio il tema dello stupro e della sadica violenza sulla tanto ammirata donna. In Repulsion è la donna stessa a porsi come roccaforte sulla quale ogni uomo tenta di raggiungere la cima della torre più alta per prendere così in dono il suo corpo, mentre in Per Favore, Non Mordermi Sul Collo l’ossessivo impulso sessuale fa parte un po’ di tutti i personaggi, culminando nei reiterati tentativi del padre di possedere carnalmente la figlia e nel vero e proprio rapimento della giovane Sharon Tate per mano [e bocca] del vampiro di turno. In Rosemary’s Baby il misterioso bambino parrebbe essere addirittura prodotto della violenza perpetrata dal diavolo in persona, mentre in Chinatown è l’amore incestuoso padre-figlia a rievocare il tema dello stupro.

Non voglio assolutamente pronunciarmi in merito alla vita privata del regista, però qualcosa che lo attrae in tutto ciò, credo esista. Un istinto animalesco di possesso. Altrimenti sarebbe come dire che Bunuel e Tarantino non sono feticisti, perlomeno nelle intenzioni.

D’altronde è proprio l’assuefazione al potere a emergere prepotentemente ne La Morte e La Fanciulla in entrambi i personaggi in causa.

Al fianco della già citata Sigourney Weaver recitano Stuart Wilson e Ben Kingsley, perfetto nella parte.

Ciò che intacca leggermente il film è una sceneggiatura non preponderante, anche se scorrevole, a tratti forte per uno spettatore molto sensibile, e una fotografia sufficiente ma niente più.

La Morte e La Fanciulla

La Morte e La Fanciulla è un film che autocelebra il cinema polanskiano indagando ancora una volta sugli aspetti più repressi nell’essere umano. Peccato la narrazione porti a esiti un po’ troppo scontati…

7,5

Danilo Cardone

7 commenti leave one →
  1. 23 ottobre 2011 02:57

    Una piccola precisazione: non è abuso. E’ tortura. Siamo in Cile, dopo la fine della dittatura.

    • 23 ottobre 2011 11:21

      Eh, si, però lo si scopre guardando il film.. è un dubbio che rimane costante. non potevo svelarlo subito! ^_^

  2. 23 ottobre 2011 23:25

    Va bene. Ma cosa sono quelle teste di gatto che metti sempre alla fine dei commenti?

    • 24 ottobre 2011 01:00

      Teste di gatto? non saprei. Io metto solo delle faccine per imbonire i miei lettori.

  3. 24 ottobre 2011 01:12

    grazie, non lo sapevo. comunque hanno le orecchie di gatto.

    • 24 ottobre 2011 01:16

      Mi pare ormai evidente che il tuo Pooka sia un gatto.

  4. 24 ottobre 2011 01:18

    non ho ancora trovato il mio pooka. Potrebbe essere un gatto gigante, però.

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