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La Conversazione – Francis Ford Coppola [1974]

15 maggio 2011

Le converse azioniconsigliato

La Conversazione

Il film inizia con un piano sequenza in costante zoom che ci accompagna da un campo lungo su una piazza gremita di persone al dettaglio.

Folla, confusione, caos. E all’interno singoli individui che si muovono come pedine seguendo un loro ordine in divenire.

In questa prima sequenza è racchiuso tutto lo spirito di quest’importante opera di Francis Ford Coppola.

Il protagonista, interpretato da un insuperabile Gene Hackman, è un intercettatore privato professionista, al quale viene affidato il semplice compito di effettuare una registrazione di una conversazione fra due persone come tante.

Niente di impossibile da portare a termine per un esperto come lui, a meno che non inizi ad ascoltare le parole impresse su nastro e cerchi di scoprire cosa sta dietro a quella registrazione.

Ciò che rede questo thriller un vero capolavoro del genere e non una semplice storia ben narrata, è probabilmente il taglio psicologico che Coppola riesce a dare all’intera opera. Preciso, la trama è davvero interessante e coinvolgente e vale davvero la pena di seguirla con un occhio investigativo, così come la perfetta costruzione degli ambienti, segno distintivo di Coppola nei coevi Il Padrino parte 1 e parte 2, però è la psicologia del protagonista che prende il posto centrale sulla scena man mano che passano i minuti.

D’altronde è lo stesso regista ad ammettere che per la caratterizzazione del personaggio principale si sia ispirato al protagonista de Il Lupo Della Steppa di Hermann Hesse. Direi che le similitudini non sono poi così esasperate, però la più ostentata che reale disillusione nei confronti del mondo e la rappresentazione dell’eterna solitudine dell’individuo all’interno di una moltitudine di individui è analoga in entrambe le, ribadisco, distanti opere.

La Conversazione

Più che evidenti sono anche le analogie con un’altra opera, questa volta cinematografica, che ci aiutano a comprendere meglio il personaggio e soprattutto le intenzioni del regista. Mi riferisco a Blow-Up di Antonioni del ‘66.

L’indagine che scaturisce là da un dettaglio fotografico, qua da un dettaglio sonoro ha la stessa dinamica, così come la presenza del mimo iniziale ci rimanda direttamente ai, comunque ben più significativi, mimi definiti da Antonioni nella sua opera in questione.

Anzi, a ben vedere La Conversazione è davvero un film di importanza straordinaria se inserito all’interno di quella che potremmo definire una “trilogia del dettaglio” che inizia proprio con Blow-Up, prosegue con La Conversazione e si conclude nel 1981 con il capolavoro tecnico di Brian De Palma, Blow-Out.

In una recente intervista Francis Ford Coppola ha ribadito la sua concezione artistica dell’opera cinematografica, rivendicando l’importanza dell’idea e non della commercializzazione dell’idea. Prendendo come spunto proprio questa visione artistica che si collega direttamente ad una idea di Arte che nella seconda metà del ‘900 pare essere decaduta e, ahinoi, quasi scomparsa, diventa più semplice proporre qualche paragone d’immagine con la pittura. Ad esempio la ripresa dell’appartamento vuoto del protagonista con la luce proveniente dalla finestra sulla sinistra ben evidenziata, potrebbe essere relazionata ai dipinti che a cavallo fra XIX e XX secolo due pittori di straordinaria importanza, purtroppo non ancora riconosciuta a sufficienza, come Vilhelm Hammershøi e Peter Ilsted eseguono. E non è solo una somiglianza di superficie che potrebbe portaci a questo paragone, bensì analizzando le “vedute d’interni” dei due artisti danesi si può comprendere come la desolazione societaria, la non unione con ciò che circonda l’uomo quando è fuori da casa, venga inevitabilmente importata anche in ambito familiare all’interno delle mura domestiche. Pochi sono gli svaghi nei dipinti dei due in questione e sono principalmente libri per letture personali e strumenti musicali come il pianoforte. E, a mio avviso non a caso, la solitudine del protagonista de La Conversazione trova i suoi unici momenti di pace interiore suonando il sax, suonandolo solitariamente in casa, pur quando quest’ultima ha perso qualsiasi parvenza, perfino estetica, per poter essere ancora chiamata così.

E poi Edward Hopper, il pittore americano d’inizio ‘900 che impresse su tela tutta la sua estraniazione da una società cieca e sorda verso qualsiasi stimolo. Nel film di Coppola è proprio un Gene Hackman a tratti meravigliosamente apatico a darci l’idea di una serena solitudine, che mai potrà essere scambiata con una felice condivisione.

La Conversazione

E’ indubbio che questa sia una delle opere più riuscite del cineasta italoamericano che, oltre alla bontà dell’opera stessa ci fornisce un motivo in più di interesse: è uno dei soli cinque film a poter vantare la presenza nel cast dello sfortunato ma bravissimo John Cazale.

8,5

Danilo Cardone

11 commenti leave one →
  1. 19 ottobre 2011 21:56

    Mi piacerebbe leggere la sua analisi sul film “Le vite degli altri”.

    • 20 ottobre 2011 01:09

      La sua richiesta sarà seriamente presa in considerazione.

  2. 20 ottobre 2011 14:47

    Quel “seriamente” mi mette a disagio. Meglio un “irresponsabilmente” 🙂
    Nel frattempo, se ha tempo e voglia, sarei curiosa anche di un parere su “Ogni cosa è illuminata”.
    Seriamente grata. 🙂

    • 20 ottobre 2011 19:52

      Allora:
      1. sarò seriamente irresponsabile e irresponsabilmente serio. Così non sbaglio.
      2. non essere a disagio. ogni cosa è seria e scherzosa al contempo. ogni cosa è illuminata, per l’appunto.. ^_^
      3. Ogni Cosa E’ Illuminata è un bel film.
      4. ma ogni articolo su richeista ha [da adesso] un costo di soli 24,90€ !

      ihihi

  3. 20 ottobre 2011 20:20

    Allora:
    Punto 3. Ne ero certa. Raymond Carver avebbe apprezzato molto questa tua recensione.
    Punto 2. Il disagio sta a volte nella forma. Abbandonato il “Lei” non dovrebbe essercene più motivo. Illuminante, vero?
    Punto 4. Un vero affare! Bonifico o Paypal?
    Punto 1. E’ bello avere delle certezze !

    🙂

    • 21 ottobre 2011 00:20

      4. Contanti. piccolo taglio.

  4. 21 ottobre 2011 00:30

    monetine da 1 e 2 centesimi. In busta con le bolle,sigillata. Su quale panchina di quale piazza devo lasciarla?

    • 21 ottobre 2011 00:39

      “..sulle panchine in Piazza Grande..”

  5. 21 ottobre 2011 00:45

    ci metterò un po’. vengo da fuori.
    Comunque stiamo andando un po’ fuori tema. Vedrò di commentare altre recensioni.
    “A modo mio…”

  6. 10 gennaio 2015 19:00

    Bella recensione, molto interessante il parallelismo con Hammershoi, Ilsted e Hopper.

    • 11 gennaio 2015 16:41

      Grazie mille, Gianmarco!

      Troppe poche volte, a mio avviso, i registi contemporanei prendono spunto dalla pittura. Eppure è proprio la pittura che ha formato buona parte del gusto estetico che noi abbiamo ereditato. Trovo dunque interessante rilevare queste affinità nel cinema, e mi fa piacere che anche altri trovino spunto da ciò.

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