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Kramer Contro Kramer – Robert Benton [1979]

8 maggio 2011

Hoffman contro Hoffman

Kramer Contro Kramer

Ted Kramer è un pubblicitario che ha appena raggiunto il penultimo gradino della sua scalata al successo professionale, ma quando torna a casa invece che trovare una moglie con la quale condividere il suo successo inseguito per mesi, trova una moglie con la valigia in mano.

Inizia così la parabola perbenista diretta da un Robert Benton in stato di grazia e interpretata nel migliore dei modi da Meryl Streep e dal miglior Dustin Hoffman auspicabile.

Il centro nevralgico dell’intera trama è il piccolo Billy Kramer, un bambino di sei anni figlio della coppia appena scioltasi che si troverà a dover vivere con un padre che, a tempo pieno, tale non lo è mai stato.

Difficoltà pratiche e psicologiche di convivenza non tardano a palesarsi a fronte dell’avventata fuga della madre, ma l’amore a Hollywood vince sempre, e non ci sarebbe motivo di cambiar lo svolgimento dei fatti.

Kramer Contro Kramer

Ciò che di buono c’è in questo film è la rilevanza cinematografica che viene data al delicato, soprattutto nel ’79 ma ancora attuale oggi, argomento dell’affidamento legale del minorenne. E’ sempre il padre a farne le spese, questo è il punto di partenza sul quale si fondano i processi in questo campo, anche quando i fatti dimostrano con evidenza situazioni sulla carta totalmente a favore del padre.

Questo oggi può sembrarci un argomento un po’ trito e ritrito, ma non purtroppo non è per questo risolto. E ancor più, nel 1979 questo film doveva apparire agli occhi dei sempre più numerosi padri ai quali veniva negato il figlio, come un ancora di speranza per poter ottenere più ed equi diritti. Non che un film possa cambiare la storia, ma perlomeno che possa sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il ruolo della donna è in questa pellicola un po’ demonizzato, eppure non si deve interpretare l’intera opera come avente uno sfondo maschilista. Diciamo che è un perbenismo inverso. Dove nel 99% dei casi è la donna a essere santificata in quanto donna, povera, debole e indifesa, questa volta il regista controbilancia questa tendenza rendendo in parte giustizia, non all’uomo, ma all’individuo che nella questione risulta non tutelato rispetto ai propri diretti nei confronti di una legge, ecco, qui si, sessista.

Non c’è da scandalizzarsi, intendiamoci, non siamo di fronte a un cinema di rottura né con il passato cinematografico, né con quello dei casi portati in tribunale nella vita reale. E’ una buona occasione di promozione di una campagna “progresso” in un senso che non era ancora stato così approfonditamente trattato a livello cinematografico.

D’altronde il film è molto ben fatto.

Robert Benton dimostra fin dalle prime battute di saper mimetizzare il suo sapiente e intelligente lavoro di regia in modo da renderlo visibile solamente a chi ne va alla ricerca.

Uno dei punti di forza del suo lavoro, ad esempio, è la costruzione degli spazi attorno ai personaggi. Molte sono le scene nelle quali i protagonisti sono inquadrati in altre stanze rispetto a quella dove è piazzata la macchina da presa [e quindi il punto di vista dello spettatore], “schiacciando” così a livello visivo i personaggi fra un muro e un altro. E’ una costruzione godardiana [ma non solo] come già la si era vista ne Il Disprezzo del ’63 ma, attenzione, non è una copiatura spudorata dell’intuizione formale, bensì un saggio riutilizzo, per di più reiterato ma non banale.

Lodevole è anche la fotografia, più ancora che per l’impianto luministico per la direzione registica che Benton ne fa nel momento di decidere come inquadrare i personaggi. Vari sono i punti di vista che ci vengono proposti anche all’interno della stessa scena per sottolineare una particolare battuta o un determinato aspetto psicologico. Niente di radicalmente innovativo, ma è tutto fatto così bene e in maniera così funzionale che non si può fare a meno di menzionarlo.

Kramer Contro Kramer

Kramer Contro Kramer è quindi un bel film americano della fine degli anni ’70, che ha saputo e sa ancora fornire buoni spunti di riflessione aldilà della patina perbenista che ne caratterizza la storia.

7,5

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. 26 maggio 2011 01:08

    Ricordo… ricordo di aver visto questo film che avevo poco più di dieci anni.
    Mi ha impressionata e lo trovo ancora attuale.
    Pau

    • 26 maggio 2011 01:13

      Per certi versi è ancora [purtroppo] attuale.
      Però, concordo con te, è davvero un bel film.
      Poi a me Hoffman non è mai piaciuto così tanto come in questa interpretazione..

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