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Çürük, The Pink Report – Ulriche Böhnisch [2010]

3 maggio 2011

.GLBT

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Turchia, gerarchia, fobia

Curuk

Pellicola in concorso nella categoria documentari al 26° Torino GLBT Film Festival “Da Sodoma a Hollywood”.

Çürük in turco è un termine dispregiativo dai molti significati, tra cui corrotto, disabile, esonerato, marcio…

Çürük in Turchia però, è anche il riformato dal servizio militare. La formazione bellica è considerata di grande prestigio all’interno della società, ancor più che per le possibilità lavorative che potrebbe garantire, per la parvenza di estrema virilità che garantisce a chiunque ne prenda parte. L’uomo fa il servizio militare per essere considerato uomo a tutti gli effetti.

Chi non lo fa perde automaticamente prestigio agli occhi degli altri.

E’ così anche per gli omosessuali che, considerati malati e incompatibili con le basilari regole della presunta normalità degli eterosessuali, vengono riformati come Çürük.

Il documentario di Ulriche Böhnisch, giovane regista tedesca che ben conosce la realtà turca, denuncia proprio il rapporto assurdo che vige fra l’omosessualità e il servizio militare.

La pellicola propone interviste a turchi omosex sul tema militare. Ciò che balza subito all’occhio è la fobia, la paura con la quale il tema viene trattato.

Non ho problemi ad ammettere di essere gay, ma essere gay e parlare del servizio militare davanti alle telecamere potrebbe scaturire azioni legali nei miei confronti.” dice uno degli intervistati, con il volto rigorosamente fuori campo.

Tutti gli intervistati, tranne uno ovvero l’unico emigrato [in Germania], non vogliono mostrare il volto pur essendo già dichiaratamente gay. La regista sceglie così di mostrare le loro mani, le movenze del loro corpo, come svolgono alcune azioni quotidiane come lo è preparare un minestrone di verdure, per accentuare il significato delle parole.

D’estremo impatto sono i sorrisi abbozzati e impauriti di alcuni di loro mentre parlano del servizio militare che dovranno affrontare e della morte che sperano di raggiungere piuttosto che passare mesi di vessazioni a causa della loro natura. Fingono ironia ma c’è paura. Forse depressione…

Altri intervistati invece hanno eluso la chiamata dichiarandosi gay. La procedura per essere riconosciuti Çürük è lunga, con conseguenze per loro nella società [non possono rivestire cariche statali, per esempio] e costellata da un iter irrispettoso per l’essere umano tanto che negli ultimi anni è stato riconosciuto come violante i diritti umani. Questo ha portato a sostituire l’obbligo di presentare fotografie dell’individuo in questione in equivocabili atti sessuali con altri uomini, con una imbarazzante e lontana da qualsivoglia forma di privacy visita medica delle parti intime, atta a certificare la presenza di segni che permetterebbero di constatare avvenuti rapporti fisici omosessuali.

I 75 minuti della pellicola sono tutti così, a tratti molto forti come quando qualcuno degli intervistati racconta di violenze subite da eterosessuali perché “solo chi è passivo è considerato omosessuale”, ma sono solo così.

L’alternanza realizzata in fase di montaggio fra le scene d’intervista e quelle di panorama sulle città ricordano da vicino il parallelismo di significati introdotto nello sperimentale 2 o 3 Cose Che So Di Lei di Godard del ’66, ma c’è da chiedersi se ciò sia voluto o se sia una via di mezzo fra significato e didascalia, vista la frequenza cadenzata con la quale viene riproposta.

Çürük – The Pink Report è un buon documentario nel senso classico del termine. E forse per questo annoia un po’.

6,5

Danilo Cardone

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