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Gun Hill Road – Rashaad Ernesto Green [2011]

30 aprile 2011

.Torino GLBT Film Festival

.

Cosa fai con quelle mani?

Gun Hill Road

In concorso alla 26a edizione del Torino GLBT Film Festival “Da Sodoma a Hollywood”, Gun Hill Road propone uno spaccato di vita di una famiglia latinoamericana residente nel Bronx, composta da un sedicenne omosessuale, da suo padre appena rientrato a casa dopo tre anni di detenzione e dalla madre che nel frattempo aveva avviato una relazione amorosa con un altro uomo.

Il regista Rashaad Ernesto Green si dimostra attento alla tematica della crescita personale consapevole o inconsapevole che sia.

Se per il ragazzo il cambiamento in atto è evidente, il percorso di maturazione del padre è molto più sotteso ma non per questo assente. La sua formazione avvenuta per le strade del Bronx non lascia spazio all’accettazione di un figlio diverso, che rifiuta il baseball preferendo trucchi e parrucche. E a mio avviso è proprio l’ottusità del padre a stabilire la maggior ragione di attenzione per questo discreto film.

Il giovane Harmony Santana è un naturalissimo timido ragazzo che scopre che il suo vero essere non collima esattamente con il suo aspetto fisico. Per questo si traveste e affronta le sue prime esperienze d’amore e di sesso con altri ragazzi.

Quando il padre scopre la verità inizia a vessarlo arrivando persino a costringerlo ad andare con una prostituta, pur di cercare di redimerlo dal suo sentirsi donna.

Due sono le scene a mio avviso più riuscite del film, e sono due scene fra loro collegate. La prima è quella del travestimento del giovane ragazzo, che con amorevoli occhi si guarda mentre compie il suo processo di mutamento estetico. La seconda scena ci capita davanti agli occhi pochi momenti dopo, ovvero quando il padre inizia a intuire la verità e decide di tagliargli forzatamente la folta chioma di capelli. E’ il processo inverso a quello del travestimento di poco prima, a dimostrazione dell’impossibilità effettiva di cambiare le cose tramite la sola apparenza e, ancora più, che la sola immagine esteriore è la classica maschera d’interfaccia per la società alla quale, forse, non bisognerebbe mai dare troppa importanza.

Altro carattere interessante del film è affrontato in relazione alla repressione e alle sue conseguenze. Il ragazzo represso scappa di casa, la moglie repressa si trova l’amante e il padre represso si sfoga sul figlio e su membri di altre gang del Bronx, salvo poi tornare a casa dopo gli eccessi violenti di machismo a quali si ha appena assistito, e non riuscire a farsi nemmeno il nodo alla cravatta.

Gun Hill Road

Gun Hill Road è un film che non fa male a nessuno, ma nemmeno che fa bene. Usciti dalla sala si ha l’impressione che la pellicola sia scivolata via senza fatica ma senza alcun tipo di attrito su di noi.

La fotografia è buona, come lo è l’interpretazione degli attori, ma la sceneggiatura latita [la poesia recitata dal ragazzo verso la fine del film è sconcertantemente banale] e quel senso di déjà vu ci attanaglia per tutto il film.

Quanti lungometraggi sono stati girati nel Bronx? E quanti ne sono stati girati per indagare la presa di coscienza adolescenziale in riferimento alla propria dirompente omosessualità?

Il dramma psicologico è accennato da qualche viso imbronciato a da qualche diverbio, ma la delicata tematica omosessuale non basta a fare di una pellicola un film né profondo né tremendamente sensibile. Peccato.

6-

Danilo Cardone

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